venerdì 21 luglio 2017

La strada (2006) [REPOST]

USA | Cormac McCarthy

Post di Michele Ricci.

Conoscevo Cormac McCarthy solo di fama (al momento della prima pubblicazione di questo post, mentre ho già trattato un altro romanzo dell'autore su Barbagamer Micro), non avendo avuto mai l'occasione di leggere un suo romanzo. In un pomeriggio noioso, presso un noioso centro commerciale della mia noiosissima zona sono incappato, così per caso, in questo romanzo. Attratto per un qualche arcano motivo dalla copertina minimalista e desolante, ho lasciato cadere il libricino (leggermente esiguo in quanto a numero di pagine) tra un mezzo chilo di porco ed una tanica di olio di semi.

Tornato presso la fredda dimora, il destino del racconto è stato il medesimo di molti altri oggetti che acquisto d'impulso: scaffale e domani si vedrà. Molti mesi sono trascorsi ed uno sfavillante iPad ha preso il predominio sulla carta stampata, lasciando alla polvere il compito di custodire l'opera di McCarthy. Ma la nostalgia è sempre in agguato e una sera il letto reclamava, ardentemente, pagine di carta da sfogliare.

Mmh, "La strada"...

Notte insonne e libro divorato trattenendo il respiro, soverchiato da un senso di disagio ed oppressione indescrivibili, ma ricolmo di una malinconia così dolce da scongelare anche il più freddo degli animi. Il romanzo racconta il disperato viaggio di un padre ed del proprio figlio (tutti e due senza nome) verso il mare, verso il sud, attraverso un mondo morente e glaciale, totalmente devastato e quasi interamente privo di vita animale e vegetale, dove i giorni sono "uno più grigio del precedente". Questa distesa di macerie, morte e natura inospitale è popolata da disperati la cui unica priorità è la sopravvivenza, anche se per un solo misero istante in più.

Bene e male sono solo rimasugli di un mondo sepolto, di un passato nebuloso ed ormai lontanissimo, nomi e parole non hanno importanza e le emozioni sono un fardello di cui è inutile e faticoso farsi carico. Con un'unica eccezione: il figlio, entità pura, viva ma, proprio per questo motivo, assolutamente dissonante all'interno di questo scenario  putrido ed inospitale, di cui i nostri non saranno mai protagonisti ma vittime, dei semplici spettatori ammutoliti, affamati e terrorizzati. La promessa reciproca di non nuocere a nessuno, tranne se assolutamente necessario, permetterà ai due di salvare almeno un briciolo di umanità, non corrompendo in maniera definitiva l'ultimo sentimento che ancora li lega: l'amore padre/figlio.

Accadono molte cose in queste pagine densissime, scritte con uno stile meravigliosamente asciutto e conciso, ma molte di più fermentano nel lettore per poi esplodere e propagarsi, donando al romanzo un significato ed una pluralità di messaggi che difficilmente si potranno dimenticare.

Nelle risposte sussurrate, nei piccoli gesti naturali ma sempre più rari, nelle rovinose fughe o negli scorci paesaggistici magistralmente descritti da McCarthy, utilizzando poche, brutali parole c'è una storia che ha il sentore del presagio e l'amarezza dello sconfitto, ma anche una grandiosa e fragilissima umanità.