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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2018

Gustavo Santaolalla - The Last of Us OST (2013)

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Argentina | Sony
Mi tolgo subito il dente: per me, The Last of Us è uno dei videogiochi più sopravvalutati di tutta la storia del media.
Sì, il gioco sarà pure nella media (e so' due volte), ma la colonna sonora di Santaolalla è qualcosa di unico, responsabile, per un buon 70%, della buona riuscita delle atmosfere  del titolo di Naughty Dog.
Vibrante di un minimalismo emozionale purissimo, il lavoro dell'argentino pizzica corde profonde quasi con la stessa intensità raggiunta nella OST di Babel, un'altra perla da recuperare.
In The Last of Us è il gioco ad essere il contorno.
facebook.com/gustavosantaolalla

Autopsy - Puncturing the Grotesque (2017)

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USA | Peaceville Records
Del capolavoro marcio degli Autopsy ho scritto un po' di tempo fa, mentre oggi tocca al nuovo EP della storica band di Chris Reifert.
Puncturing the Grotesque trafigge il sound death metal dei nostri con riff quasi hard rock, attitudine punk e solo di chitarra incrociati.
L'ipnotica putrefazione degli Autopsy non ha risentito dell'essenzialità estrema di cui il disco si compone e, pur se privo di brani memorabili, il pasto di frattaglie si lascia sgranocchiare.
Sfizioso.
autopsydeathmetal.com

Daniel Cavanagh - Monochrome (2017)

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Inghilterra | Kscope
L'ultimo album degli Anathema (una delle mie band preferite) non mi ha proprio esaltato (come potete leggere qui), ma il primo lavoro solista di Daniel Cavanagh ha alleviato il mio cuore infranto.
Monochrome è intimo, delicato, essenziale e sentito, uno schiudersi all'ascoltatore brano dopo brano con la tranquillità di chi conosce se stesso.
Lunghe composizioni che si arricchiscono di minuziose e particolari, in uno scorrere d'emozioni che fa bene.
Veramente bene.

God Seed - I Begin (2012)

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Norvegia | Indie Recordings
Terminate le scaramucce legal-luciferine tra Infernus ed il dinamico duo Gaahl e King, il marchio Gorgoroth ha trovato casa (da Infernus) e la coppia ha rilasciato I Begin, sotto il nuovo, sfavillante e registrato monicker di God Seed.
Da tutto quel gossip metallaro, almeno della buona musica ne è venuta fuori, perché questo album non è per niente male, anzi.
Su solide basi di black metal tradizionale si impilano tastiere, noise, varietà e inaspettate aperture melodiche, convincenti e fiore all'occhiello del disco.
I Begin è un onesto lavoro di musica estrema, peccato che il seme dei God Seed sia morto in una terra arida e senza futuro (il gruppo è sciolto).
facebook.com/GodSeedOfficial

Pestilence - Resurrection Macabre (2009)

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Olanda | Mascot Records
1993, "Spheres". I Pestilence (di cui ho scritto già) hanno toccato il picco della loro sperimentazione progressive, dando alle stampe un album che amo profondamente.
2009, "Resurrection Macabre". Patrick Mameli riporta in vita la propria creatura quasi da solo, e sono subito schiaffi in faccia!

Il disco è pura essenza death metal alla Pestilence, con i soliti riff saltellanti che s'incastrano alla perfezione su di un drumming chirurgico e spietato, mentre l'ugola abrasiva di Mameli attacca direttamente alla vena giugulare.
Feroce, tecnico, intenso.

pestilence.nl

Irezumi - Endurance (2008)

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Francia | Snowblood
Ispirata alla tragica spedizione artica di Ernest Shackleton, Endurance è un lungo viaggio sonoro a opera del francese Irezumi.
Ambient malinconica e "ampia" che avvolge e trasporta altrove, cancellando tempo, spazio e distanze.
Erano anni che un disco non mi regalava immagini così vivide e intense, e non smetterò mai di ringraziare un caro amico per avermelo consigliato in una piovosa notte d'inverno.
Imperdibile.
irezumi.bandcamp.com

Absu - Barathrum: V.I.T.R.I.O.L. (1993)

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USA | Gothic Records
L'esordio sulla lunga distanza per la band americana, su cui ho già scritto qualcosina, porta in seno le primordiali influenze death metal ma presenta i germogli della futura evoluzione.
Barathrum: V.I.T.R.I.O.L. è occulto e nero, con qualche piccola eccentricità (la cantante lirica ad accompagnare l'assalto marcio di "Descent to Acheron") che aggiunge carattere a un disco da recuperare.
Un putrido esemplare di black death metal old style, godibilissimo anche ad anni di distanza.
absu.us

Fen - Winter (2017)

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Inghilterra | aural music
Il quinto full-lenght dei Fen non aggiunge nulla di nuovo alla proposta "post-qualcosa" della band.
L'unico vero peccato di Winter è che, quando si tinge di nero, non oscura un cazzo e, quando di sole si bagna, la melodia si fa lagna.
Insomma, 50% post-black che squittisce unito al 50% di post-rock da parrocchia, per una noia 100% inglese.
fenuk.bandcamp.com

Ash Borer - The Irrepassable Gate (2016)

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USA | Profound Lore Records
Avviare l'ascolto di Irrepassable Gate è lanciarsi volontariamente in un gorgo di psicosi mentale e visioni distorte.
Il black metal atmosferico dei misteriosi americani è nero e disperato, un nervoso contorcesi tra ira e inquietanti sprazzi di rassegnazione.
Non è di facile ascolto il malessere degli Ash Borer, nemmeno per i cultori del nero metallo, ma i più coraggiosi solcheranno acque torbide senza alcuna meta da raggiungere.
Straniante e ipnotico.
ashborer.net

Wolves in the Throne Room - Thrice Woven (2017)

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USA | Artemisia Records
La mia relazione con i Wolves in the Throne Room è durata il tempo di un debut cd, piccolo gioiellino d'emotivo black metal minimalista.
Ritrovarmi oggi al cospetto di "Thrice Woven" mi lascia perplesso. Perplessità che nasce da un eccessivo sfarzo degli arrangiamenti, soffocati da una scrittura mai veramente evocativa e da una produzione ultra compressa che uccide ogni sfumatura, con i tastieroni in primo piano e tutto il resto svilito.
Qualche momento riuscito non può salvare un album forse troppo spavaldo, sicuro dei propri, limitati, mezzi.
wittr.com

Lik - Mass Funeral Evocation (2015)

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Svezia | War Anthem Records

Confondendoli con l'altra band svedese (i LIK tuttomaiuscoloechecazzo), mi sono ritrovato nelle orecchie questo Mass Funeral Evocation.
I Lik rapinano sia il death metal svedese putrido dei '90 che quello melodico di poco successivo, lo mescolano con un po' di riffoni thrash e tirano fuori una manciata di brani.
Tutto è suonato bene e bla bla bla...
Questo disco è impersonale, noioso e superfluo. Può bastare?
facebook.com/LIKofficial

Black Chamber - Black Chamber (2016)

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USA | Cult Classic Records
Il jazz lento e malinconico del trio americano induce a solitaria riflessione.
Si nutre della notte la musica dei Black Chamber, percorsa da minuscoli fremiti elettronici, carnale nella sezione ritmica dal groove facile, passionale nei toccanti assoli che si avvolgono lungo la schiena di tutti i brani.
Emozioni forti, vibrazioni musicali da far proprie.
blackchambermusic.com

GoNNER (2017)

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Art in Heart | Nintendo Switch
GoNNER mi ha fatto incazzare di brutto, ma proprio in maniera persistente.
Il platform shooter, a (pseudo) generazione randomica dei livelli, del trio svedese di Art in Heart ha dalla sua un gameplay standard ma solido, interamente incentrato sul mantenimento della serie d'uccisioni.
Vuoi sbloccare armi e potenziamenti nuovi? Bene, allora preparati ad approcciare gli stage con l'unica intenzione di sbudellare gli avversari con logica e in breve successione (circa cinque secondi) l'uno dall'altro.
Cinque kill per una moneta, il resto è tutto doppi salti, wall jump e bellissima frenesia.
Perché GoNNER mi fa incazzare, santo cielo terso? Perché ha una cosmesi raccapricciante, raffazzonata e fastisiosa, imperdonabile in una produzione professionale, pur se indie.
Voglio capire lo stile e l'inesperienza del team di sviluppo, ma una struttura ludica così succosa meritava un maggiore rispetto.
Brutto da vedere come la fame chimica ma estrema…

Russian Circles - Guidance (2016)

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USA | Sargent House
E anche i Russian Circles sfornano il disco  della maturazione, chiudendo un percorso di (molti) alti e (sporadici) bassi.
Il post-metal della formazione americana ha trovato il giusto equilibrio tra ruvidità metallica e lascivi impeti melodici, convogliando in "Guidance" un flusso creativo privo di sterili riempitivi.
La produzione magistrale dona il giusto spazio a ogni sfaccettatura del sound dei Russian Circles, ed il groove costante e teso dei brani colpisce duro poco prima d'accarezzare.
Gran bel disco, che tira un ascolto dietro l'altro.

russiancirclesband.com

Heroin and Your Veins - Regret (2012)

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Finlandia | Pimpmelon
Dietro il monicker Heroin and Your Veins si contorce il geniale Janne Perttula, cinico musicante finlandese dal pessimo umore.
"Regret" sorprende con il suo rock psichedelico, oscuro, fangoso, alcolico e desolato, compagnia negativa in un viaggio sonoro su strade dissestate e scarsamente illuminate.
Gioca con i contrasti il nostro, creando attriti così affascinanti a cui è piacevole abbandonarsi.
Il gusto e l'estro abbondano e sarebbe veramente un peccato lasciarsi scappare questa perla notturna e fumosa.
Consigliatissimo.

heroinandyourveins.net

Voidhanger - Wrathprayers (2011)

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Polonia | Witching Hour Productions
Il debut cd dei Voidhanger è una sassata black/death metal dallo sfrenato riffing thrash, bello diretto e ignorante.
I polacchi non se la mandano a dire e "Wrathprayers" assolve bene il suo compito, senza particolari guizzi di personalità (fanno capolino numerose fonti d'ispirazione) ma spingendo come stitici dopo dieci giorni di lontananza dalla tazza del cesso.
Se cercate della sana musica estrema, questo album è l'ideale, con la sua proposta immutata e immutabile.

THUMPER (2016)

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Drool | Nintendo Switch (2017)
Del gioiello misantropo di Drool ho già scritto qui su Barbagamer Micro, e 'sto ulteriore post serve solo a consigliare l'acquisto immediato di THUMPER nel suo port per Switch.
Pur sacrificando qualche inutile orpello estetico, il gioco industrial-ritmico del decennio assume, in mobilità, nuove sfumature di lisergica follia, sparando nella retina i suoi brutali sessanta fotogrammi di morte, efficentissimo nel risucchiare il giocatore nel suo mondo spietato anche quando attende il proprio turno dal medico (l'età è quel che è, pochi cazzi.)
Se ve ne sbattete della VR e volete scapocciare (in controtempo) ovunque voi siate, THUMPER su Switch è manna grassa e bella.

Golden Time (2013)

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Giappone | Takuya Inaba
In una discarica, un gruppo d'oggetti animati cerca di trovare una dimensione dopo l'abbandono.
Golden Time parla d'amicizia e rinascita, e lo fa con leggerezza e senza sentimentalismi, attraverso un tratto incantevole ma senza sfiorare quella poetica che, solitamente, pervade questa tipologia di corti d'animazione.
Consigliato ai più piccoli.
Lo trovate su Netflix.

Devilman: La genesi (1987)

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Giappone | Tsutomu Iida
Dopo la visione del Devilman made in Netflix, mi è tornata la nostalgia canaglia per uno dei migliori OAV mai creati (giusto per non esagerare): Devilman: La genesi.
Pubblicato nel 1987 e privo di computer grafica e affini, il film è puro godimento demoniaco, la trasposizione in pellicola dell'opera cartacea del maestro Go Nagai, focalizzata sulla nascita del più figo (e violento) degli eroi.
Le ingenuità figlie del periodo storico che ne vide i natali nulla possono contro animazioni fantastiche, demoni aberranti  e splendidi, e atmosfere ormai dimenticate.
Chiamatemi nostalgico ma questa è l'animazione nipponica che adoro.

Nord Frost - Inter Sidera (2018)

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Kazakistan | Nihil Art Records
Adoro smarrirmi nell'underground metal più sconosciuto e "misterioso".
In una sessione del mio vagare sono incappato nel solo project kazako Nord Frost, definito dalla label pubblicante "melancholic atmospheric space ambient/ethereal atmospheric black metal" (non di scherza per niente qui, eh!)
"Inter Sidera" appartiene a quella categoria di dischi che fanno delle tastiere ariose, delle chitarre riverberate, delle drum machine imbarazzanti e della ripetizione ossessiva il fulcro dell'intera proposta.
Atmosfere new age banalotte che si lasciano ascoltare ma che, in un lavoro interamente strumentale, causano orchite genitale in un lasso di tempo inferiore alla mezz'ora.
Non posso proprio farcela.

Watain - Trident Wolf Eclipse (2018)

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Svezia | Century Media Records
A distanza di quattro anni dal deludente "The Wild Hunt", i Watain tornano con un disco duro e concreto.
"Trident Wolf Eclipse" sferra il suo attacco a base di coriaceo black metal svedese con quel pizzico di malevola melodia che non guasta, assediando i timpani dell'ascoltatore a colpi di brani mai noiosi.
Tutto il disco scorre via che è un piacere, potente e sfaccettato, pur senza inventare nulla di nuovo, ma facendo molto bene quello che sa fare.
Consigliatissimo.

Shining - X: Varg utan flock (2018)

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Svezia | Season of Mist
Il 2018 è appena iniziato e gli Shining sfornano un discone così, in scioltezza.
"X - Varg utan flock" è un album nello stile degli svedesi, ma presenta delle tracce dannatamente catchy e ipnotiche, tormentate cavalcate metalliche che naufragano su acustiche note solitarie, a cui è difficoltoso resistere.
Dietro il microfono, Niklas Kvarforth fa sempre la sua porca figura, ma è la compattezza generale a brillare di luce intensa.
Gran bel pezzo di musica nera e dannata.

Devilman Crybaby - Stagione 1 (2018)

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Giappone | Masaaki Yuasa
Netflix sgancia la grana per portare sulla sua piattaforma di streaming uno dei personaggi più iconici di Go Nagai: Devilman.
Devilman Crybaby aggiorna protagonisti e stile grafico (che alcune volte mi piace molto e altre mi fa cagare), pompa sul gore e le tette, musica elettro-truzza a palla e atmosfera generale più leggera e meno morbosa.
L'originale creazione del maestro Nagai è una delle cose che più ho amato nella mia infanzia (ancora ricordo il manga pubblicato da Granata Press...), e questa riproposizione moderna, pur garantendo un discreto intrattenimento ignorante e sempliciotto, nulla ha da spartire con il carisma della oscura fonte a cui attinge.
Divertimento di bassa lega.

Lord Belial - Kiss the Goat (1995)

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Svezia | No Fashion Records
Nonostante il rosa sbarazzino che ammanta la capretta in copertina, "Kiss the Goat" dei Lord Belial è uno di quei dischi di black metal svedese anni '90 ancora pesantemente contaminati dal death metal della nordica nazione, ricchi di spunti melodici e fottutamente gustoso.
Sì, adoro queste sonorità così genuine e, se proprio vogliamo fare gli stronzi, banalotte, ma che riescono a trasmettere una passione e una convinzione (quasi) impossibili da trovare nelle produzioni moderne.
"Kiss the Goat" è metal estremo old school che sempre avrà un posticino nel mio cuore.
Sempre.

Black Mirror - Stagione 4, Episodio 6: Black Museum (2017)

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Inghilterra | Colm McCarthy
Post di Michele Ricci.
L'antologico finale di stagione lascia ben sperare: satirico e sadico al punto giusto, snocciola se stesso con un ghigno malefico, incuriosendo lo spettatore in modo intelligente.
Allora ti lasci andare alla speranza che qualcosa, dell'iniziale intenzione comunicativa, sia scampato al trattamento Netflix...
Poi il finale giunge, in un fiume di bestemmie, così stridente e incolore, così standardizzato e comune, che non si trovano parole perché la mestizia le ha divorate tutte.
L'illuminante e cinica visione del futuro che rendeva unico l'allora giovane Black Mirror, quel sussurrarti nell'orecchio "ehi, coglione, attento a come usi queste cose, che il mostro che hai dentro ne è giotto", hanno ceduto il passo al commercialmente più remunerativo ottimismo spicciolo, bello pronto per essere fruito senza porsi domanda alcuna.
Una stagione tecnicamente perfetta ma totalmente alla deriva, un bellissimo involucro…

Black Mirror - Stagione 4, Episodio 5: Metalhead (2017)

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Inghilterra | David Slate
Post di Michele Ricci.
Arriva l'episodio in bianco e nero, girato da dio e dal ritmo serrato.
Sì, arriva "Metalhead" e si lascia guardare, mettendo in scena una caccia all'uomo in un mondo in cui, giusto qualcosina, è andato storto.
No, non è originale per un cazzo "Metalhead" e, nonostante il compitino risultati tecnicamente ineccepibile, oltre alla tensione non ha altro da dire, ma proprio nulla.
Altro giro, altra corsa.

Black Mirror - Stagione 4, Episodio 4: Hang the DJ (2017)

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Inghilterra | Tim Van Patten
Post di Michele Ricci.
Siete alla ricerca dell'anima gemella, e siete disposti a trombarvi mezzo mondo pur di trovarla? Bene, nessuna paura, ci pensa il "Cazzillo Strambamore" a mandare tutto in vacca.
La prima parte dell'episodio sembra rievocare il fulcro delle prime stagioni: il rapporto tra tecnologia e uomo, e le inevitabili conseguenze che esso comporta.
Purtroppo il tutto prende una piega scontata, percorrendo un sentiero già battuto con miglior fortuna e con maggiore consapevolezza.
Superfluo? Sì.

Black Mirror - Stagione 4, Episodio 3: Crocodile (2017)

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Inghilterra | John Hillcoat
Post di Michele Ricci.
Su una cosa non lesina "Crocodile", terzo episodio della quarta stagione di Black Mirror: la cattiveria, ma sempre edulcoranta che la mamma s'incazza sennò!
Purtroppo è l'unica cosa che lo tiene a galla, vista la mancanza di una qualsivoglia sfumatura.
Tutto accade un po' alla cazzo di cane, e la mingherlina protagonista esegue una mattanza con preoccupante facilità.
Ho sempre pensato che fidarsi degli architetti è molto pericoloso.
Moderatamente riuscito ma completamente distante dalla visione originale (serve ancora ribadirlo?)

Black Mirror - Stagione 4, Episodio 2: Arkangel (2017)

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Inghilterra | Jodie Foster
Post di Michele Ricci.
Proseguiamo con la barbuta opinione sulla quarta stagione di Black Mirror.
Oggi tocca ad "Arkangel", che vede al timone niente meno che Jodie "Simpatia" Foster, per un episodio che, sia ringraziato Chtulhu, evita lo scempio dell'esordio di stagione.
Il controllo non è mai una cosa buona, pur se dettato dall'amore materno e la visione riesce a lasciare uno strascico di riflessione, seppure d'intensità lieve.
Decente.

Black Mirror - Stagione 4, Episodio 1: USS Callister (2017)

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Inghilterra | Toby Haynes
Post di Michele Ricci.
Considero le prime due stagioni di Black Mirror delle perle autentiche (qui la mia opinione estesa) e il passaggio, avvenuto con la terza, a Netflix aveva mostrato il fianco a preoccupanti cedimenti strutturali (qua la mia opinione, ancora una volta, estesa).
Non senza qualche timore, mi accingo a parlarvi dei singoli episodi, pubblicati da poco, dedicando un post a ognuno di essi.
"USS Callister" apre le danze con un'idea poco originale ma sempre affascinante (un impacciato creatore di videogiochi che diviene sadica divinità all'interno del medesimo), e le premesse per far bene ci sono tutte.
Peccato che il tono per famiglie mal si sposa con la cinica critica insita nelle prime puntate del serial, naufragando in una banale avventuretta con un finale rassicurante da voltastomaco.
I soldi di Netflix sembrano aver affossato tutta l'unicità di Black Mirror in un pantano  d'accessibilità comunicativa che fa tanta …

Auguri di un buon duemiladiciotto!

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Post di Michele Ricci.
Il 2017 è stato un anno fondamentale per il sottoscritto: mio figlio veniva al mondo mentre l'ombra della disoccupazione sembrava farsi sempre più grande dietro le mie spalle.
Ho assistito l'amore della mia vita che, con un coraggio che mai avrei pensato potesse esistere, lottava per regalarci un sogno, quel sogno che riempie ogni istante dei nostri giorni di meravigliosa, tenera e indispensabile ansia.
Ho giocato giochi bellissimi, ascoltato qualche album notevole e scoperto che sì, cazzo, c'è vita senza sonno e morti di stanchezza.
Salutando l'anno vecchio butto un'occhiata al futuro e, fingendo disinteresse, vi auguro un sereno 2018.
Ci si legge domani.