mercoledì 28 giugno 2017

Frankenstein (1931)

USA | James Whale

Post di Vomicoso.

Ben ritrovati.

Dopo aver scritro di “Nosferatu” la passata domenica, torniamo ad esplorare il mondo dell’horror della prima metà del secolo scorso. Stavolta siamo alle prese con il “Frankenstein” del 1931, diretto da James Whale. Ispirato, seppur con qualche differenza, al romanzo di Mary Shelley, fu il film che rese popolare in tutto il mondo la figura della “creatura“, anche grazie all'incredibile interpretazione di Boris Karloff, facendone una delle più riconosciute icone della filmografia dell’orrore.

La storia ricalca quella del romanzo della Shelley ma ci furono alcune piccole differenze. Ad esempio? Beh, per dirne una, nel film la creatura si esprime solo attraverso alcuni versi gutturali, mentre nel romanzo, la creatura sapeva parlare ed era anche in grado di impegnarsi in discussioni filosofiche. Il film è preceduto da una breve presentazione dell’attore Edward Van Sloan che nel film recita la parte di uno degli scienziati che assistono all'esperimento del Dottor Frankenstein.

Van Sloan compare di fronte ad un sipario chiuso, rivolgendosi ad un immaginario pubblico così:
“Buonasera. Il signor Carl Laemmle pensa che sarebbe scorretto presentare questo film senza fare prima un amichevole avvertimento. Stiamo per narrarvi la storia del dottor Frankenstein, uno scienziato, che cercò di creare un uomo a sua immagine e somiglianza, senza tenere conto di Dio. È una delle storie più strane mai raccontate. Tratta di uno dei due misteri più grandi della creazione, la vita e la morte. Pensiamo che vi farà rabbrividire, forse vi spaventerà. Potrebbe addirittura terrorizzarvi! Così se pensate che i vostri nervi non siano pronti a sottoporsi a questa tensione fareste bene a… Bene, vi abbiamo avvertito!”

La storia la dovreste conoscere di già, quindi direi che possiamo saltare tranquillamente la trama, ed andare avanti con altre considerazioni interessanti. Intanto torniamo subito al Dottor Henry Frankenstein, prototipo (insieme a Rotwang, lo scienziato del Metropolis di Fritz Lang) del “Mad Doctor” cinematografico, lo scienziato pazzo che darà vita ad un’infinita schiera di successori ed imitatori nel corso degli anni. Personaggi talmente asserviti alla scienza da perderci il lume della ragione, arrivando a commettere crimini o gesti insani pur di portare a compimento il proprio esperimento. La figura iniziale, quella in cui lo scienziato e il suo aiutante trafugano il cadavere (scena ripresa in modo esilarante anche nel Frankenstein Jr di Mel Brooks) introduce perfettamente, anche grazie ad alcuni tocchi di realismo macabro, il tema della vita e della morte, uno dei nuclei principali della vicenda.

La mia scena preferita di tutto il film però è quella in cui la creatura fa venire alla luce la sua fondamentale ingenuità, ovvero la scena in cui il mostro incontra la bambina che getta i fiori nel lago e si unisce a lei in un divertimento infantile, ma poi finisce per gettarla nell'acqua. Resosi conto che la bambina non galleggia come i fiori viene preso da una forte disperazione, che Karloff esprime con una forsennata gestualità.

L'intero film è una chiara allusione al mito di Prometeo che sta alla base della storia scritta da Mary Shelley, incentrato sulla trasgressione del Titano nei riguardi delle divinità e della conseguente punizione. Allusione che troviamo pure durante la scena dell’esperimento, nell'attimo in cui il corpo inerte della creatura muove un braccio. Il dottor  Frankenstein, in preda ad una grande eccitazione ,esclama: “È vivo! È vivo! Nel nome di Dio! Ora so come ci si sente ad essere Dio“. Questa battuta tuttavia venne censurata nelle copie distribuite all'epoca perché considerata troppo blasfema.

Un altro chiaro esempio dell’analogia con il mito di Prometeo è quello della scena finale, dove avviene l’incontro faccia a faccia tra la creatura ed il suo creatore. Un momento carico di tensione che assume un valore ambivalente di odio/amore. La creatura in cerca di vendetta trascina il Dottor Frankenstein sulla cima di un mulino, da cui lo butterà di sotto. Il dottore tuttavia sopravviverà, aiutato dalla popolazione accorsa per linciare il mostro, assassino della bambina. La folla di paesani incendierà l’edificio, causando la morte della creatura fra le fiamme.

E quindi, la storia finisce con il sacrificio, la punizione divina, della creatura che sfidò gli dei.

Come sempre attendo i vostri commenti e pareri, sia su quello che ho scritto che sulla pellicola in se!