sabato 24 giugno 2017

Fantozzi (1975)

Italia | Luciano Salce

Post di Vomicoso.

Ciao a tutti.

Chi mi conosce lo sa bene, Fantozzi (1975) è uno dei miei film italiani preferiti, e sono sempre stato affascinato dall'episodio finale. Quello in cui Fantozzi dopo la delusione amorosa con la Signorina Silvani a Courmayeur si fa cambiare d'ufficio e viene messo nell'ufficio di Folagra, che lo inizia al Marxismo ed alla lotta operaia.

Ora volevo condividere con voi alcune considerazioni a riguardo, scaturite durante un dibattito su Facebook.Vediamole insieme.

Come già ho avuto modo di dire ho sempre pensato che il primo Fantozzi, ed in buona porta anche il secondo, sono una critica sociale mica da poco. Purtroppo però la gente comune non li ha mai capiti e li ha sempre guardati solo perché "fanno ridere". Sfortunatamente, nei successivi Villaggio si è dovuto piegare a quello che volevano pubblico e produttori, buttando tutto sul demenziale e mettendo da parte il resto.

Esempio perfetto della genialità di Paolo Villaggio è appunto la scena finale.

Per prima cosa facciamo caso ai dettagli. L'ufficio di Folagra è l'anticamera del cesso aziendale. Fateci caso, quando si alza per andare a prendere le fotocopie che lascia sulla scrivania di Fantozzi con scritto "Compagni Lavoratori" si vede chiaramente sullo sfondo una persona uscire dalla stanza sistemandosi i pantaloni, come appunto dopo essere  uscito da un cesso. Oppure, durante il dialogo in mensa fate caso al particolare dello spicchio di mela che sta mangiando Fantozzi.

Il dialogo col Megadirettore Galattico poi è oltre e anticipa di almeno trent'anni il dialogo con l'architetto in Matrix. Onirico, surreale, mistico, e al contempo assolutamente lucido e feroce. Una realistica fotografia dell'italiano medio che invidia i potenti piuttosto che combatterli.

O ancora l'escalation degli appellativi con cui il ragioniere si rivolge al Megadirettore Galattico: Conte, Duca, Altezza, Sire, Maestà, Santità sino all'esplosione finale con Onnipotente!
E quando il Megadirettore Galattico parla di uguaglianza lo fa con l'impiegato "accomodato" all'inginocchiatoio. Oppure, prima di essere messo nell'acquario dei dipendenti Fantozzi dica "Vedo che le manca la triglia". Pensateci, di che colore sono le triglie?

Ce ne sarebbero da dire!

Ma analizziamo i particolari.

Su Folagra.
Tutti lo schivavano per non "compromettersi agli occhi del padrone", pensando di trarne chissà quali benefici. Il contrario della coscienza di classe! Folagra, dal suo canto, e da buon teorico del marxismo, questa coscienza l'aveva eccome; l'idea di chi fosse il nemico da combattere l'aveva ben chiara ma, da buon teorico del marxismo, non la focalizzava e si dilungava cianciando in mensa, disconnesso dalla realtà, di "gruppi spontanei in senso sobrio", facendo precipitare Fantozzi verso l'illuminazione, ma di fatto mandandolo da solo allo sbaraglio in eskimo e barba di tre giorni.

Sul Mega Direttore Galattico.
Così distante da apparire come un fantasma attraverso lo specchio, così irreale da essere creduto solo un'entità astratta. Viveva come un'asceta, un monaco di clausura, così bello, così francescano, così uguale agli altri. Gli basta cambiare le definizioni delle classi sociali, sfumarle, per fargli credere che si è tutti sullo stesso piano. Ma l'illusione non esiste, non per Fantozzi, che nel suo dialogo "alla pari" lo chiama Altezza e Maestà, e non per lui che sa come difendere lo status quo: annacquando la lotta di classe in interminabili discussioni per essere finalmente tutti d'accordo, d'altronde chi ha tutto da perdere, se non il proletariato? Anticipa sì l'Architetto di Matrix, ma è di certo contemporaneo ed affine al monologo sulla cosmologia corporativa in Quinto Potere, cercatelo.

Su Fantozzi.
Nel momento in cui il Mega Direttore Galattico lo fa alzare per sedersi, facendolo accomodare all'inginocchiatoio, lui non si rende nemmeno conto che è già tutto predeterminato. Lo ringrazia per aspettare "mille anni" l'esito delle riunioni democratiche, invidia la sua poltrona in pelle umana (era sempre stata lì sotto i suoi occhi allora, non erano dicerie della propaganda sovversiva), ed infine si offre lui stesso come triglia nella vasca dei dipendenti, inconsapevole e felice. Niente coscienza di classe, niente lotta di classe, niente conflitto, niente da perdere, nemmeno le proprie catene. Resta solo l'alienazione dei volti dei dipendenti durante la crocifissione in sala mensa.


E voi, che ne pensate? Quali considerazioni avete fatto guardando questo film? A voi la parola!