venerdì 31 marzo 2017

Space Bomber (1998)

Psikyo | Arcade

Il folle shooter a schermata fissa di Psikyo nasconde, sotto una delirante estetica nipponica, delle solide meccaniche sparacchine, indispensabili per garantire un duraturo dispendio di monetine/gettoni.

Alla tradizionale gestione delle ondate nemiche si aggiunge un sistema di cattura cumulabile (fino a tre avversari) che amplia notevolmente le scelte tattiche d'adottare sul campo di battaglia. L'effetto ottenuto dallo schieramento del marrano catturato varia da creatura a creatura, e la voglia di scoprirne quanti più possibili è quasi un terzo dell'offerta.

Frenetico, stronzetto, esteticamente bruttarello ma funzionale, Space Bomber è un convincente "spara alle simpatiche canaglie" con un twist personale e riuscito.


giovedì 30 marzo 2017

Jackie Chan's Action Kung Fu (1990)

Hudson Soft | NES

Jackie Chan's Action Kung Fu fu uno dei due giochi che i miei genitori acquistarono per rifornire il mio NES, oggetto che catalizzava tutte le attenzioni di un giovanissimo me. Questo e Top Gun, perché il negoziante doveva svuotare il magazzino e qualche "fantastica offerta" doveva pure inventarsela.

Dopo qualche anno di baffi e anatre vidi arrivare a casa due (DUE!) giochi e l'amico Jackie apparve sulla televisione prima di Tom Cruise, tanto per farvi capire l'estrema libertà di scelta che mi offriva la mia nuova situazione.

Il titolo della Hudson Soft è un sontuoso action a piattaforme dalla bella grafica (guardare lo sprite sbattere le palpebre era quasi eccitante) che diverte grazie a un ritmo elevato ma difficile il giusto. I numerosi livelli, i bonus stage e le boss fight sono accompagnate da una colonna sonora magistrale, accattivante, dinamica ed esaltante, che dona la giusta carica di cazzutaggine al nostro eroico tentativo di salvataggio.

Jackie Chan's Action Kung Fu ha retto benissimo il passare degli anni, regalando ancora oggi ottimi momenti di zompi, corse e mosse speciali.


mercoledì 29 marzo 2017

Pandora (2016)

Jong-woo Park | Netflix

Pandora parte come un poco convincente disaster movie per prendere, nella seconda parte, una svolta da drammone orientale tutto lacrimoni, sacrificio e pseudo critica sociale.

La lunghezza esasperate del film, una recitazione poco convincente e tanto buonismo eco sostenibile fanno di "Pandora" un malloppone di dubbio valore, che non intrattiene, non commuove, non fa riflettere e lascia in giro per la stanza solo tanti "mah".

Lo trovate su Netflix.

martedì 28 marzo 2017

F-Zero GX (2003) [MICRO VERSION]

Amusement Vision | Nintendo GameCube

Difficile descrivere a parole il legame "emozionale" instaurato dal sottoscritto con questo capolavoro di Amusement Vision.

Scrivere, in questo post, che continuo a giocarlo regolarmente ancora oggi, ad anni dalla sua uscita, potrebbe evidenziare i sintomi di una malattia mentale spaventosa, ma la sensazione di brutale liberazione che emana la semplice pressione del tasto adibito al boost è così carnale che mi risulta impossibile non perpetuarla negli anni.

F-Zero GX è rischio e ricompensa, tensione e accelerazione, track design fuori di testa e perfezione del sistema di controllo, adrenalina rampante e colonna sonora meravigliosamente tamarra, difficoltà notevole ma appagamento inenarrabile. F-Zero GX è l'apice del racing game moderno (fanculo Wipeout!), un diamante brillante intagliato con inumana maestria e incastonato in una preziosa opera binaria interattiva.

Capolavoro ad alta velocità e tossica dipendenza.


lunedì 27 marzo 2017

Il tempo dei lupi (2003) [MICRO VERSION]

Michael Haneke | Wega-Film Produktion

Adoro lo stile arrogante di Haneke, quel suo non spiegare un cazzo e confondere lo spettatore che, appena distratto, viene riportato all'interno della pellicola con uno schiaffone tutto violenza e imprevisto.

"Il tempo dei lupi" è un film catastrofico esistenzialista sfrontatamente ermetico e minimale, dove le vicende dei protagonisti vengono soffocate da un senso d'opprimente presagio che toglie il respiro. Il disfacimento, lento e inesorabile, della società si rispecchia nei rapporti umani, sempre più deteriorati, che non possono che condurre a un epilogo infelice e privo di speranza.

Non di facile assimilazione, la creazione del regista austriaco matura sottopelle, sibillina e sconfortante, imperdibile per ogni amante del cinema d'autore.


domenica 26 marzo 2017

Haken - Affinity (2016)

Inghilterra | InsideOut Music

Progressive rock/metal "Super Giovane" e ammiccante. Potrei scrivere solo questo su "Affinity" degli inglesi Haken, ma prima di lasciarvi all'inesorabile corsa verso la tomba, voglio farvi perdere altro tempo.

Quello che colpisce in maniera molto positiva è senza dubbio la grande intelligenza dimostrata dalla band, furba nel camuffare le palesi fonti d'ispirazione in un polpettone multi gusto che gonfia la pancia e trasmette buone vibrazioni.

"1985" (la terza traccia del disco), con quei tom vaporosi e quei synth frangettosi, spiazza e fa sorridere, manifesto dell'attutudine sfrontata e sbruffona della band.

Pur detestando con tutto me stesso il timbro del cantante, consiglio "Affinity" a tutti gli amanti del prog divertito e sfizioso.

sabato 25 marzo 2017

Uncharted 2: Among Thieves (2009) [MICRO VERSION]

Nota:
Nasce oggi il nuovo tag [MICRO VERSION], triste ancora di salvezza in un periodo che vede The Legend of Zelda: Breath of the Wild cannibalizzare il (poco) tempo libero disponibile. In cosa consiste questo fantasioso tag? Prendere i vecchi post apparsi sul blog precedente e adattarli allo stile, superficiale e sbrigativo, di Barbagamer Micro. Spero che questa trovata ridicola non susciti in voi lettori conati di vomito troppo fastidiosi. Ci si legge presto con nuove ed entusiasmanti (?) novità! 

Naughty Dog | PlayStation 3

Senza dubbio il mio episodio preferito dell'intera serie di Naughty Dog, Uncharted 2: Among Thieves è uno sparamuretto cinematografico a saltello quasi automatico, dove si trucidano uomini con fare da guascone e si contemplano meravigliosi scenari morti.

Il ritmo divertente e scanzonato copre in parte una libertà d'esplorazione davvero ridicola, ma il baraccone rumoroso regge il colpo e ci si rilassa (tranne nell'ultima boss fight, snervante e figlia di puttana), inzaccherandosi gli occhioni con tanta bellezza estetica.

Fracassone, poco profondo, con un sistema di mira non impeccabile ma ideale per una botta e via.



venerdì 24 marzo 2017

Opera IX - The Call of the Wood (1995)

Italia | Miscarriage Records

Erano i giorni delle "Bestie di Satana". I telegiornali si contendevano le più minuscole "perversioni" da spiattellare alle scandalizzate famigliole italiche, giusto in tempo per guastare la cena.

Nella "Terra Che Non Esiste" (Molise) mia madre riscontrava preoccupanti attinenze tra gli album mostrati, con macabra dovizia di particolari, nei notiziari e quelli presenti nella mia camera, e "The Call of the Wood" degli Opera IX procurò una accesa, ma costruttiva, discussione casalinga.

Il disco dei mefistofelici adoratori del demonio è un concentrato d'influenze estreme, atmosfere occulte e qualche ambizione di troppo, ma l'offerta complessiva riesce ad affascinare per tutta la durata, grazie alla notevole varietà delle tracce ed ai discreti innesti melodici presenti.

Mood diabolico, mistero e buone idee.

giovedì 23 marzo 2017

Sadist - Above the Light (1993)

Italia | Nosferatu Records

1993, Italia.

Da Genova arriva questo "Above the Light", pubblicato dalla mai troppo compianta Nosferatu Records, minuscola etichetta underground catanese che tanto ha fatto per la scena estrema italiana.

Due minuscole realtà unite nella produzione di un album seminale, esaltante, in anticipo sui tempi, Aggressivo death metal "thrasheggiante" contaminato da tastiere, chitarre acustiche e tanta armoniosa melodia, di quella che ti entra in testa per restarci, barocca, malinconica, emozionante.

La furia non viene mai mitigata e l'equilibrio tra le parti che lo compongono rendono il debutto dei Sadist un capolavoro da scoprire/riscoprire, come quando, nel 1995, ordinai questa cassettina totalmente alla cieca, rimanendone folgorato e innamorato per tutti gli anni successivi.

Lo trovate su Spotify. Sapete cosa fare.

mercoledì 22 marzo 2017

Sopor Aeternus & Ensemble of Shadows - Mitternacht (2014)

Germania | Apocalyptic Vision Records

L'artista Anna-Varney Cantodea ha sempre titillato la mia curiosità grazie alla peculiarità del progetto/cura Sopor Aeternus & Ensemble of Shadows, attraverso il quale questa anima inquieta palesa al mondo i propri tormenti.

"Mitternacht" arricchisce una formula (decennale) darkwave con classica moderna minimale, operetta oscura, folk grottesco e settanta minuti d'esasperato intimismo teatrale.

Benché l'interpretazione vocale di Cantodea richieda il giusto approccio mentale, basta lasciarsi trasportare dalle note struggenti dei brani per empatizzare ed emozionarsi, spettatori cinici del circo della miseria imbastito dalla tragica figura al centro dell'arena.

martedì 21 marzo 2017

Falkenbach - Asa (2013)

Germania | Prophecy Productions

Il (quasi) progetto solista di Vratyas Vakyas non mi ha mai particolarmente convinto. Colpa di Quorthon e dell'assoluta eccellenza della commistione fra black metal e folk epico sfoggiata in QUEL CAZZO DI ALBUM dei Bathory, così compiuto, verace e magnifico da interrompere bruscamente un discorso nemmeno iniziato.

I Falkenbach hanno sempre navigato in quel limbo del già sentito che smorza gli entusiasmi troppo in fretta, e questo "Asa" non sfugge alla regola: piacevole, fatto bene ma semplicistico e privo della vera "Erezione Vichinga Che Se Ti Avvicini Ti Sfilo Gli Organi Dal Culo".

Torno a godere di QUEL CAZZO DI ALBUM LÌ!

lunedì 20 marzo 2017

Hour of Penance - Cast the First Stone (2017)

Italia | Prosthetic Records

Le mazzate in faccia! I calci nei coglioni! Le motoseghe nelle vene!

L'ultimo album della band romana è un devastante assalto brutal allergico ai cali di tensione, nervoso come un camionista dopo tredici ore di viaggio, scattante come un serpente velenoso (scusatemi).

La produzione terremotante mette in mostra tutta l'irruenza del gruppo e il risultato, pur se classico, alimenta copiosamente lo scuotimento di capoccia, regalando episodi d'ottimo death metal tecnico, nerboruto e coinvolgente.

Una garanzia.  


domenica 19 marzo 2017

Aaron Spectre - Lost Tracks (2007)

USA | Ad Noiseam

Il prolifico Aaron Spectre (date un'occhiata a questo link) non conosce pace, ma questo "Lost Tracks" sa regalarne molta.

Un tappeto ambient melodico ed etereo plana su beat elettronici infetti da glitch audio e fottutamente carichi di groove che vanno a comporre linee ritmiche stratificate e ricercate, mai dome ma non irruente.

Le composizioni crescono senza fretta, pacatamente, essenziali negli elementi melodici presenti, delicate ballate post moderne per coccolarsi sotto il sole primaverile, con una birra in mano, una sigaretta in bocca e la mente un po' più leggera.


sabato 18 marzo 2017

The Hirsch Effekt - Holon : Agnosie (2015)

Germania | Long Branch Records

Uno dei più recenti espedienti utilizzati dalle band metal contemporanee, per cercare di distinguersi nel marasma delle uscite discografiche, consiste nell'ibridazione di generi e influenze anche molto differenti tra loro. Una volta addentratosi in questi baracconi sonori multi-color, nonostante le varietà stilistica, si avverte un'inconsistenza di fondo che non lascia nulla ad ascolto terminato, come quando si cena in un ristorante radical-nazi-chic e si torna a casa con l'impellente bisogno d'addentare un vitello nel fiore dei suoi anni.

Sulle prime anche "Holon : Agnosie" dei teutonici The Hirsch Effect emana vibrazioni poco piacevoli ma, con il proseguire delle tracce, l'innegabile euforia del songwriting si fa contagiosa e la sperimentazione non cannibalizza eccessivamente l'ispirazione complessiva.

L'attitudine libera e "progressiva" ben si accosta all'impatto generale e il piacevole alone anni settanta dei riff dona un pizzico di personalità alla creatura tedesca, anche se l'eccessiva ricerca del fattore "GUARDA CHE PALLE QUADRATE CHE ABBIAMO!!!" appesantisce inutilmente gli arrangiamenti.

Molto divertenti.


venerdì 17 marzo 2017

Rainbow Island - Crystal Smerluvio Riddims (2017)

Italia | Flying Kids Records, No=Fi Recordings

Per andare a lavoro in auto impiego circa trenta minuti, durante i quali sono solito isolarmi dai bestemmioni volanti grazie a della musica, preferibilmente con tanto d'auricolari a minare la sicurezza stradale mia e degli altri auto muniti.

In questi giorni i miei compagni di viaggio sono stati i Rainbow Island, italici suonatori di psichedeliche melodie in bilico tra il vecchio e il nuovo, liquide, rilassanti, vivaci ("Phase Spider", nei suoi dodici minuti, racchiude tutta la bellezza dell'abbandono lisergico).

Ho viaggiato viaggiando con i cinquanta minuti di "Crystal Smerluvio Riddims", e ho visto sorgere paesaggi dai colori acidi in cui trasferirsi, perché il suono dei Rainbow Island è ottimista e ti vuole bene.

La psichedelia rende tutto migliore, pochi cazzi, e questo album ne sprizza una quantità notevole.

Su distantfuture.org trovate il delirante background "narrativo", una chicca imperdibile a 360° e tutte le modalità per accaparrarsi questo fantasioso pargoletto.

giovedì 16 marzo 2017

Automata (2014)

Gabe Ibáñez | Eagle Pictures

Automata copia spudoratamente da tutta la letteratura fantascientifica degli ultimi cento anni (Asimov fa tripli salti carpiati nella bara e Gibson si gratta le palle con veemenza), utilizza Banderas come attore protagonista ed è pieno di temi banali. Insomma, il film di Ibáñez vuole proprio farsi disprezzare.

E invece no, 'che Automata è certamente un filmetto banale, per un cazzo originale e derivativo, ma il ritmo è piacevole, non ci sono stupide lungaggini e ci si appassiona con leggerezza.

Per chi vuole trascorrere una serata tutta rutti, pizza alla cipolla e fantascienza dalle basse pretese.

mercoledì 15 marzo 2017

Aborym - Shifting.Negative (2017)

Italia | Agonia Records

Gli Aborym hanno sempre sperimentato, imbastardendo il proprio metallo estremo con pesanti contaminazioni elettroniche, perennemente alla ricerca di un sound personale e identificativo.

Con "Shifting.Negative" i nostri si avventurano in territori per certi versi molto più accessibili, confezionando un disco di industrial rock elettronico che ammicca arrapato al lato più pop e orecchiabile di tali sonorità (le influenze dei Ministry sono palesi), con l'imbarazzante obbligo d'inserire un ritornello "da doccia" in ogni dannato brano .

Qualche volta il risultato convince, altre volte no, ma il coraggio dimostrato nel mandare a cagare il proprio passato, e qualche buona intuizione qui e lì, rendono "Shifting.Negative" una parentesi curiosa nella discografia degli Aborym, pur se scaturita da una formula compositiva migliorabile.

martedì 14 marzo 2017

One Punch Man - Stagione 1 (2015)

Shingo Natsume | Mad House

Ho letto molti commenti positivi su questo manga, soprattutto sui social, e l'opera, nata sul web, di One prende vita tramite il talento della Mad House.

Grazie alla pubblicazione su Netflix ho potuto finalmente saziare la mia curiosità: One Punch Man è uno shonen demente ed esagerato che soffre della sindrome della "simpatia a tutti i costi".

Tra mazzate incredibili, azione concitata , super cazzoni in calzamaglia e una realizzazione tecnica eccellente, quel che manca alla produzione di Mad House sono dei personaggi convincenti che sappiano divertire e intrattenere.

Un bel vedere ma ho riso pochissimo. Oppure è solo colpa mia che, a quasi trentotto anni, continuo a guardare cazzate per ragazzi.

lunedì 13 marzo 2017

Favni - Windswept (2016)

Germania | Silberblick-Musik

"Windswept" è un doppio disco di progressive rock fortemente folk, così ottusamente legato agli stereotipi del genere d'appartenenza da fare quasi tenerezza.

L'ascolto della band tedesca scorre liscio e senza sussulti, lasciando il campo al sopraggiungere repentino della noia più molesta. Le melodie sono proprio come te le aspetti, i pattern ritmici pure ed i timbri dei due cantanti generano lo stesso identico fastidio. E vogliamo parlare della scarsa varietà di composizioni così prolisse, ridondanti e sfrangia-testicoli da far risultare più frizzante l'intera discografia dei Sunn O)))?

Album dedicato solo ai più conservatori appassionati del progressive vecchia maniera che amano crogiolarsi nella solita sbobba.

domenica 12 marzo 2017

Shippu Mahou Daisakuken: Kingdom Grandprix (1994)

Raizing, 8ing | Arcade

La sperimentazione, negli shooting game, è una pratica pericolosa che può compromettere l'equilibrio tra meccaniche perfettamente oliate tra loro, devastando ciò che c'è di buono senza aggiungere nulla d'eclatante.

L'idea di combinare uno sparatutto a un racing game deve apparire decisamente bizzarra, eppure Shippu Mahou Daisakuken: Kingdom Grandprix le miscela bene, dando vita a un gameplay personale e originale.

L'applicazione pratica della progettazione verte quasi interamente sul tasto di sparo: pigiarlo a ripetizione apre le bocche di fuoco, tenerlo premuto accellera il veicolo. La gestione della "pista blastatoria" è la chiave per la vittoria, nonostante il macello a schermo renda il tutto più difficile in maniera, a volte, scorretta.

La cura (estetica e musicale) è quella solita dell'accoppiata Raizing/8ing, ma una lieve sporcizia della parte giocata penalizza un'intuizione molto figa. 




sabato 11 marzo 2017

Angelcorpse - Iron Blood and Blasphemy (2014)

USA | Osmose Productions

Adoro questo tipo di raccolte piene di materiale di scarto e chicche grezzotte, e "Iron Blood and Blasphemy" è l'omaggio sfizioso confezionato dalla Osmose per la seconda dipartita (l'ultima?) della putrida formazione americana, band onesta e underground che qualche buon lavoro ha pubblicato.

Tra cover ("Pleasure To Kill" dei miei amati Kreator!), versioni demo, live e qualche bonus track, l'oretta di brutale death/thrash/black metal degli Angelcorpse regala brividi d'insana goduria marciscente, pur non brillando per chissà quali meriti compositivi.

Diretto, ruvido, satanico e rumoroso.

venerdì 10 marzo 2017

Bethlehem - Bethlehem (2016)

Germania | Prophecy Productions

"Dark Metal" lo ricordo ancora con grande intensità, oscuro, minimale e compiuto nel suo svolgersi. Negli anni ho perso le tracce dei tedeschi e oggi approdo in questa palude di disperazione, inquietudine e malessere che reca impresso sulla propria pallida pellaccia il nome della band: "Bethlehem".

Non c'è speranza in queste onde sonore, neppure un briciolo di comprensione, ma solo l'umido amore malato di una vecchia puttana, consumato tra immondizia e morte, sangue, rabbia, momenti in odore di dark e scudisciate sul volto.

L'effetto novità è completamente svanito, visto il proliferare di sonorità "depressive" all'interno del black metal, ma la proposta dei Bethlehem può vantare una forte personalità e la giusta dose di malattia mentale.

giovedì 9 marzo 2017

Animals As Leaders - The Madness of Many (2016)

USA | Sumerian Records

Ho scoperto questo trio americano per caso, in una nottata insonne spesa aspettando il fottutissimo Morfeo. Faccio partire il brano d'apertura e il cervello esplode in milioni di pezzettini color arcobaleno.

Pur non impazzendo per le band che sfoggiano il proprio enorme pene in contorsioni tecniche fini a se stesse, gli Animals As Leaders sono la classica eccezione che conferma la regola. I brani strabordano di fraseggi folli al limite dell'autismo elitario masturbatorio, di tempi deliranti e destabilizzanti, di lunghe suite strumentali poco avvezze all'accessibilità, ma "The Madness of Many" sfrutta la melodia con spiazzante genialità, piazzandola nel punto giusto, poco prima dell'esplosione testicolare dovuta alla prepotenza tecnica degli americani, ricamando affascinanti affresci armonici.

Uno disco difficile ma appagante, un farneticante concentrato di fusion-progressive-un-bel-po'-spocchioso-e-che-i-più-giovani-chiamano-djent ma bello, bello, bello.

Pripipopitutusblangsblangtutu!  

mercoledì 8 marzo 2017

Dogyuun (1992)

Toaplan | Arcade

La bancarotta dichiarata da Toaplan nel 1994 ha distrutto un marchio storico degli shooting game, ma dalle ceneri della compagnia sono nate realtà imponenti (CAVE e Raizing su tutte) dello "Sparare Bello Giapponese", software house che hanno evoluto e rifinito meccaniche nate proprio tra le mura della compianta Toaplan.

Se il sistema d'armamento della nostra navetta non si discosta molto dalla tradizione, con il classico item a colore variabile, la gestione dei moduli aggiuntivi presenta interessanti novità: una smart-bomb, uno scatto multi direzionale a discrezione del giocatore e la possibilità d'inglobare il secondo player per aumentare considerevolmente la potenza offensiva, privando al contempo il suddetto del controllo della propria navetta. C'è bisogno di scatenare un pandemonio? Allora meglio affidarsi al giocatore più capace, sperando nella sua abilità. La situazione è tranquilla? Si sgancia il compare e si torna a blastare in compagnia.

Pur se privo di sterminate distese di proiettili, Dogyuun offre una sfida considerevole e un ritmo invidiabile, appagando con una bella veste estetica, una colonna sonora fantastica e tanto gustoso gameplay shottereccio.

E poi ci sono cazzutissimi mecha giganteschi!


martedì 7 marzo 2017

Desaster - The Oath of an Iron Ritual (2016)

Germania | Metal Blade Records

Basta poco per descrivere il sound dei blasfemi germanici: 50% di black metal norvegese anni '90 e 50% di thrash metal teutonico anni '80. I Desaster non brillano per inventiva e il riffing naviga tra il già sentito e il derivativo più marcio, ma "The Oath of an Iron Ritual" mi ha gasato moltissimo, putrido ed elementare come piace a me, privo di accorgimenti sonori e ruvido come un foglio di carta vetrata sul glande.

Nulla si discosta dalla tradizione ma il sentimento nero c'è tutto.

Pure Fucking Black Thrash Metal!

lunedì 6 marzo 2017

Phelios (1988)

Namco | Namco System 2 (Arcade)

Phelios è uno shooting game verticale (pubblicato nel 1988) con visuale dall'alto sviluppato da Namco su scheda arcade Namco System 2 che segna l'esordio di Satoru Yamada, conosciuto principalmente per il contributo artistico apportato al marchio Tekken.

L'ambientazione mitologia/fantasy fa da sfondo a uno sparatutto classico a potenziamento progressivo (e sparo "forte" a caricamento), che affida tutto l'impatto estetico allo scaling degli sprite e alla rotazione degli scenari, nascondendo un gameplay basilare e canonico, dove l'azione di gioco si sviluppa seguendo i canoni imposti da produzioni antecedenti certamente più blasonate.

L'approccio tradizionalista adottato non sminuisce la godibilità dell'insieme, con ondate nemiche variegate che richiedono una discreta memorizzazione degli stage che si andranno ad affrontare, vista l'impennata esponenziale del grado di difficoltà dovuto alla perdita di tutti i potenziamenti in caso di morte, malus che può tranquillamente compromettere una partita condotta in maniera impeccabile.

Brutale il giusto, bello da vedere e divertente da giocare (i boss sono appaganti e stronzi), Phelios è poco innovativo ma realizzato seguendo regole di game design buone e giuste.


domenica 5 marzo 2017

Immolation - Harnessing Ruin (2005)

USA | Listenable Records

"Harnessing Ruin" è un fottuto capolavoro della musica estrema, un monumento sonoro al disfacimento della razza umana, un album magistrale a opera dei veterani newyorkesi. L'atmosfera è opprimente e allergica alla spensieratezza (^_^), tesa come il cappio di un condannato a morte, ineluttabile, meravigliosamente mortifera.

Gli Immolation marchiano a fuoco l'ascoltatore con un death metal brutale ma intelligente, elegante nelle architetture armoniche e ritmiche, dannatamente dinamico senza svilire l'esuberante dirompenza dei brani che ne compongono la solida struttura.

Un lavoro sorretto da un concreto filo conduttore ma così carico d'idee da far esplodere il cervello.

sabato 4 marzo 2017

Human Resource Machine (2016) [REPOST]

Tomorrow Corporation | Nintendo Wii U

31/03/2016 - Pixel Flood.

Reputo la personalità un fattore determinante nel mio approcciarmi agli uomini ed alle loro creazioni. La presenza della medesima permette l’attivazione della mia curiosità ed il conseguente approfondimento, a discapito di altri fattori più o meno importanti. Non cerco la perfezione ma lo stupore, ed il dinamico trio che firma le proprie opere a nome Tomorrow Corporation è sempre riuscito nell’impresa di non farmi rimpiangere il tempo speso con i loro giocattoli digitali. Dopo aver sfornato il meraviglioso, toccante e geniale World of Goo (in coppia, come 2D Boy e con alle spalle un passato in Electronic Arts), i nostri hanno riversato la propria eccentricità in Little Inferno, peculiare rompicapo a base di combustione, alienazione e malinconia.

Forti di uno stile inimitabile, di un game design preciso e conciso e di una sorprendente profondità emozionale, l’attesa per la nuova IP dello studio non poteva che essere febbrile. Disponibile per Windows, Mac OS, Linux e Wii U, Human Resource Machine viene alla luce nell’ottobre del 2015 (con uno slittamento a dicembre per la versione europea per home console Nintendo) e, grazie ad un codice concesso dagli sviluppatori alla redazione di Pixel Flood, mi accingo a raccontarvi le mie disavventure negli uffici della Tomorrow Corporation.

Se la scintilla d’accensione dell’intera idea di design è ben radicata in quel calderone multicolore chiamato puzzle game, Human Resource Machine  s’incanala in quel sottogenere che vede in Zachtronics l’esponente di spicco, pur alleggerendo in maniera considerevole la mole di capacità intellettive richieste all'utente per trarre divertimento dal prodotto appena acquistato.

Spetta al giocatore manipolare i dati in ingresso per ottenere specifici dati in uscita, utilizzando le istruzioni logiche messe a disposizione, al fine di soddisfare i due requisiti finali che sbloccano l’accesso a nuovi livelli, siano essi principali o opzionali. Per adempiere al proprio compito bisogna raggruppare le istruzioni base in un “flusso generale” che sfiora le basi della programmazione ma non esclude completamente i profani, purché dotati di un’ottima dose di logica e pazienza.

Con il progredire delle mansioni affidate al nostro alter ego, ci troveremo catapultati in una storia di uomini asserviti ad un meccanismo spietato che brama ottimizzazione ed efficienza, glaciale ed insensibile ai minuscoli componenti che permettono al macroinsieme d’esistere e proliferare, in una dittatura matematica che non transige errori o distrazioni.

Ed ecco che la scalata infinita verso i vertici massimi della Tomorrow Corporation si tinge di critica ed analisi sociale, attuale e concreta nonostante i tratti grotteschi degli attori messi in scena. La sensibilità del team creativo colpisce ed affonda, emozionando con intelligenza e tatto, senza mettere in secondo piano gli elementi principali che rendono un videogioco un buon videogioco: l’interattività, le regole e l’appagamento
.
Dove Human Resource Machine fallisce è nell'universalità della propria proposta. Il completamento delle sfide richiede una discreta propensione alla risoluzione logica dei problemi proposti che, seppur introdotti in maniera graduale e progressiva, possono divenire ostici per i comuni mortali allergici all'utilizzo intenso dell’intelletto, innalzando dinnanzi ai medesimi dei muri difficilmente abbattibili senza un quantitativo di tempo e tentativi che potrebbe scoraggiare anche i più volenterosi.

L’ultimo titolo di Tomorrow Corporation trasuda amore sincero e vero talento, pronto a regalare soddisfazione e riflessione, ma la selezione all'ingresso potrebbe essere spietata, precludendo le proprie grazie ad un buon numero d’acquirenti.


venerdì 3 marzo 2017

The Legend Of Zelda: Twilight Princess HD (2016) [REPOST]

Nintendo, Tantalus Media | Nintendo Wii U

1/03/2016 - Pixel Flood.

Trent’anni.

Una vita d’avventure interattive, di epica universale, di tradizioni e piccoli aggiustamenti di rotta, di coinvolgimento, emozioni, stupore, scoperta. Trent’anni trascorsi davanti e dentro lo schermo perché, per molti della mia generazione, la saga di Zelda rappresenta un frammento di sogno dove perdersi e ritrovarsi, un compagno fedele in quel cammino che ci ha portato due ridicoli baffetti, le prime principesse desiderate e le ultime smarrite, i sorrisi spensierati dell’infanzia, l’ardore degli ideali, la disillusione, la pancia, il desiderio di una mano minuscola stretta nella propria, il peso dei pensieri nel silenzio della notte. Eppure l’eroe dalla tunica verde è lì a ricordarci che sono il coraggio e la tenacia a renderci vivi, fallimento dopo fallimento, difficoltà dopo difficoltà, verso quell’orizzonte così nebuloso ma splendidamente affascinante.

Nintendo festeggia il trentennale proponendo il remake in alta definizione di uno degli episodi più “particolari”, quel Twilight Princess che ha salutato l’arrivo del Wii e l’addio del GameCube, il presunto sequel spirituale dell’imprescindibile Ocarina of Time (con buona pace di sua schizofrenia Majora’s Mask), lontano dall’infantile deriva cartoon del criticato (ai tempi) The Wind Waker, ultimo baluardo hardcore per tutti gli appassionati più puri ed oltranzisti preoccupanti per il futuro della serie.Il primo assaggio non è dei più saporiti. Un tutorial camuffato malamente che annoia, infastidisce e distrugge l’entusiasmo, lontano dalla meravigliosa isoletta che ci accoglieva solo pochi anni prima. Ma il dolore, seppur intenso, cessa all’apparire di Midna, misteriosa creatura d’ombra che mette subito in chiaro le intenzioni del team di sviluppo. Cinica, sorniona e malinconica risulta essere lo specchio del mondo che andremo ad esplorare, minacciato costantemente da una tenebra che terrorizza, svilisce, scolora e prosciuga luce, vita e sogni. Inaspettatamente matura ed oscura, la trama non lesina colpi di scena improvvisi ed inediti per la serie, ovviamente trattati con la delicatezza propria di una Nintendo sempre attenta a non inimicarsi famiglie ed associazioni correlate al seguito. Ci si scopre intrigati dalle vicende raccontate e dalle disavventure affrontate, in un tripudio di personaggi, nemici e fantasia che scorre fluido fino ai lontani titoli di coda.

La struttura classica, basata su overworld e dungeon, resta immutata pur aumentando in portata, ambizioni, intuizioni e level/world design. Stratificati ed amalgamati da mani sapienti e capaci, i dungeon balzano alla vetta di un’ipotetica classifica della serie, lasciando  il giocatore in estasi, combattuto tra ammirazione, meraviglia e sano divertimento, divertimento che si corona grazie ai combattimenti con i boss, teatro di scontri memorabili contro creature titaniche e dalla buona varietà offensiva, da sconfiggere unendo riflessione ed abilità. Dal canto suo, il mondo esterno è pronto ad accogliere gli zoccoli di una splendida Epona, con tanto di combattimenti a cavallo a coronare le fantasie dei fans, tra paesaggi illuminati da una luce che varia con disinvoltura da tonalità calde e brillanti all’oro spento delle lande del crepuscolo. Le musiche dinamiche sottolineano con efficacia lo svolgersi dell’azione a schermo, aggiungendo dissonanze ed armonizzazioni al momento del bisogno, senza lesinare in epicità e pathos, rimaneggiando con gusto i temi immortali che da sempre sorreggono lo scheletro portante della saga.

La riedizione in HD per Wii U è da considerarsi la versione definitiva di The Legend of Zelda: Twilight Princess. Modalità normale e versione specchiata (ereditata del port per Wii) a difficoltà maggiorata, supporto per l’amiibo  abbinato (che sblocca l’accesso ad un dungeon bonus), timbri per il Miiverse da scovare all’interno delle ambientazioni, mappe ed inventario subito accessibili sullo schermo del gamepad, off screen play e grafica ritoccata nelle texture ed in full HD. Ed è proprio il comparto visivo a meritare un piccolo commento. L’innegabile potenziamento estetico è ben evidente ed arricchito da un’ottimo sistema d’illuminazione che, purtroppo, non nasconde la povertà poligonale del motore di gioco, palese sopratutto negli scenari, figli di hardware ormai vetusti. Se le scelte stilistiche di The Wind Waker hanno reso possibile quella meravigliosa riedizione in HD che ho avuto il piacere di recensire su questo sito, lo stile maggiormente realistico di Twilight Princess patisce l’avanzamento tecnologico, nonostante il più che dignitoso colpo d’occhio d’insieme.

I veri appassionati (come il sottoscritto) avranno già giocato almeno una volta questo titolo, vivendolo su macchine diverse ed in periodi diversi. Oggi potranno godere di un capitolo della leggenda di Zelda al massimo delle sue potenzialità tecniche, magari iniziando i propri figli al “culto”, in modo tale da tramandare i valori della Triforza e preparare sontuosi festeggiamenti per tutti gli anniversari a venire.

Auguri Hyrule, sei stata e sarai la seconda patria di molti di noi. Per tanto tempo ancora.



giovedì 2 marzo 2017

Poncho (2016) [REPOST]

Delve Interactive | PlayStation 4

3/04/2016 - Pixel Flood.

Passato attraverso una riuscita campagna Kickstarter, Poncho è un titolo difficile da giudicare, perennemente in bilico tra sprazzi d’innovazione e madornali errori di programmazione/game design. Il primo impatto, quello prettamente visuale, non può che sciogliere il cuore degli amanti del pixel  più verace, benché reinterpretato secondo il gusto dell’attuale pixel art. Gli evidenti richiami stilistici a sua boriosità FEZ vengono camuffati da un uso sapiente dei vari livelli di parallasse, cardine centrale di tutta l’esperienza ludica e visiva del titolo di Delve Interactive.

L’esordio sul mercato di massa degli sviluppatori inglesi è un platform  completamente asservito ai numerosi enigmi ambientali presenti, enigmi che richiedono più abilità manuale che pensiero laterale. Lo slittamento dei vari livelli parallattici, sotto il pieno controllo del giocatore, è di facile comprensione logica ma di farraginosa sostanza ludica. Se nei primi momenti di gioco la scarsa reattività dei comandi procura più fastidio che complicazioni, è con il proseguire dei livelli che il problema avvelena tutto il gameplay, amplificato da inspiegabili rallentamenti che portano ad errori non imputabili all’abilità del giocatore, con conseguente ripetizione di corpose sezioni dello stage e sgradevole ed infruttuosa frustrazione annessa. La scarsa leggibilità dell’azione a schermo rende difficile la navigazione all’interno delle sfarzose ambientazioni, impreziosite da molti dettagli che, seppur incantando la vista, creano non pochi grattacapi durante i salti tra le varie piattaforme. Qualche bug nella gestione del respawn del personaggio costringe al reset della partita in corso, aggiungendo ulteriore disappunto ad una perplessità generale sin troppo stimolata.

Dispiace constatare come la mancanza di pulizia influisca pesantemente sul giudizio generale, portando in secondo piano tutte le ottime idee messe in tavola dal team di sviluppo. La progressione semi-free roaming è inaspettata in un contesto platform e l’innegabile gusto artistico è accompagnato da melodie gradevoli e discretamente ispirate che sottolineano efficacemente l’atmosfera malinconica del piccolo mondo che ci troveremo ad esplorare.

Si notano l’amore e la passione (basta leggere la nostra intervista al designer  del titolo per rendersene conto) e si percepisce l’ambizione, forse eccessiva, degli sviluppatori ma le gambe troppo gracili di Poncho non riescono a sorreggerne la corsa, lasciandolo senza fiato poco prima del traguardo.

Reputo comunque interessante tenere d’occhio il piccolo team inglese, nonostante le numerose incertezze del loro primo pargolo. C’è tanta carne al fuoco ma bisogna imparare a cuocerla e condirla per bene.

mercoledì 1 marzo 2017

Star Ghost (2016) [REPOST]

Squarehead Studios | Nintendo Wii U

14/04/2016 - Pixel Flood.

Sono molti i professionisti affermati dell’industria che decidono di tornare alle proprie origini, lasciandosi alle spalle team di sviluppo dai ritmi produttivi ben più intensi. Rhys Lewis, lead designer in Retro Studios, ha voluto rimettersi in gioco fondando Squarehead Studios e sviluppando in solitaria Star Ghost, sparatutto orizzontale pubblicato su eShop ed in esclusiva per Nintendo Wii U. Grazie al codice review recapitato in redazione, andiamo ad approfondire questo peculiare titolo.

Star Ghost mette in chiaro i propri propositi in maniera inequivocabile: gestire la gravità, distruggere i nemici, incrementare il proprio punteggio e ripetere il tutto. Cardine principale dell’esperienza resta il sistema di controllo, estraneo a tutte le convenzioni di un genere che affonda le proprie radici agli albori della nascita di questo media.

Al giocatore spetta gestire l’altitudine della navetta mediante la pressione di un tasto, indirizzando il fuoco automatico con l’ausilio della levetta analogica. Se spinta verso sinistra, la levetta attiverà un campo d’attrazione indispensabile per raccogliere i potenziamenti e la “moneta di gioco” rilasciati dai nemici distrutti.
L’impatto iniziale può risultare spiazzante ma bastano poche sessioni di gioco per acquisire la confidenza necessaria a sopravvivere negli stage di gioco. La natura a scadenza degli upgrade richiede una minima gestione strategica dei movimenti all’interno degli ambienti (a scorrimento orizzontale automatico), vista la continua necessità d’estendere la durata dei medesimi o di avere l’accesso al giusto quantitativo di denaro da spendere nello shop posto a fine livello.

Nonostante l’assoluta pulizia tecnica del titolo, Star Ghost latita di ritmo in maniera spaventosa. Sebbene i livelli vengano generati in maniera casuale, il fattore sorpresa svanisce velocemente, lasciando il giocatore in balia di ondate nemiche dai pattern comportamentali soporiferi e prevedibili, che non ostacolano in nessuna maniera l’avanzamento.

Anche i combattimenti con i boss non vengono risparmiati dall'asfissiante lentezza generale, accrescendo un senso d’indifferenza che affiora appena si padroneggia il particolare sistema di controllo. Liberato dalle difficoltà deambulatorie iniziali, lo scheletro del gioco scricchiola velocemente sotto il peso della ripetitività e la mancanza di classifiche online, per un prodotto basato sul punteggio, non può che lasciare sconcertati. L’accompagnamento sonoro è affidato a David Wise, storico compositore musicale di Rare che non sfodera le sua performance più riuscita, con brani dal sapore europeo molto anonimi e poco incisivi.

L’esordio di Squarehead Studios mette in mostra le grandi competenze tecniche del buon Lewis e qualche buona intuizione di game design, che da sole nulla possono contro il nemico più ostico di qualsiasi shooter che si rispetti: la noia.

Trovate Star Ghost nello shop online di Nintendo al prezzo di 8,99 €.