mercoledì 11 gennaio 2017

The Last Guardian (2016)

genDESIGN, Japan Studio | PlayStation 4


Ho impiegato molto tempo per concludere The Last Guardian, oberato di lavoro e troppo stanco per inveire contro un sistema di telecamere che, vista la presenza di due personaggi di così diverse dimensioni, deve aver tolto il sonno non solo al sottoscritto. Spizzicare a piccoli bocconi l'ultima, titanica, fatica di mister Ueda ha evitato l'insorgere di quella sottile e fastidiosa noia che, cosa avvenuta anche con Shadow of the Colossus, avrebbe certamente rovinato l'impatto emotivo dell'intera esperienza. Perché The Last Guardian gioca sporco e duro, colpendo gli amanti degli animali lì dove fa più male. Trico è qualcosa di nuovo, vivo, imperfetto e meraviglioso, un  metro di paragone con cui i futuri sviluppatori dovranno confrontarsi, ed è molto facile rimanere totalmente abbagliati dalla sua bellezza ed evitare di soffermarsi sulle ombre di una struttura di gioco che ricicla troppo spesso le stesse, identiche, situazioni.


Eppure ho provato così tanti brividi, così tanto calore, così tanta empatia che i quindici fotogrammi al secondo, con cui ho affrontato la sezione finale, non hanno scalfito minimamente la mia apprensione per l'amore di papà Trico, posizionando The Last Guardian in quel cantuccio dove giacciono le cose che ricorderò per sempre, pur con tutte le brutture e i difetti del caso.

Ho dato i miei soldi a Ueda sulla fiducia e, dopo aver concluso il titolo, lo rifarei.