martedì 31 gennaio 2017

From The Abyss (2008)

Sonic Powered | Nintendo DS

From The Abyss è un dungeon crawler minimale ed essenziale, totalmente action nei combattimenti e con una gestione originale delle varie abilità sbloccabili, da risucchiare ai nemici che si incontrano nei labirinti che andremo a esplorare.

La formula è sempre la solita e il rischio di rompersi i coglioni molto in fretta è costantemente dietro l'angolo, ma se amate (come me) la buona grafica bidimensionale, il grinding brutale, delle discrete boss fight a spezzare le solite scorribande e una trama che definire flebile è fargli un complimento, il giochillo di questa softco di Nagoya potrebbe valere la candela.

La versione PAL è molto difficile da reperire.

lunedì 30 gennaio 2017

Cho Aniki - Kyuukyoku Muteki Ginga Saikyou Otoko (1995)

Masaya | PlayStation

Non si può escludere la demenza se si parla di cultura pop nipponica: tutti i media d'intrattenimento ne sono pregni, videogiochi inclusi. Terzo titolo di una serie discretamente prolifica che ha tastato (ehm) vari generi ludici, Cho Aniki - Tuttoilnomedelcazzo (ehm) è uno shooting game che adora penetrare il giocatore con un demenziale umorismo "omoerotico" delirante, incontrollato, spiazzante.

Alla guida di un muscoloso omaccione (digitalizzato) in mutande, blasteremo follie volanti e boss ammiccanti, gaudenti e sorridenti per la troppa sexy bellezza del titolo Masaya. Ah, Cho Aniki gioca duro (ehm), quindi poche cazzate e dritti al sodo.

Con cinque euro (su PSN), fantasia deviata e devastazione allo stato brado.

Puro culto ma lo sparare è bruttino.

domenica 29 gennaio 2017

Sonic Wings Special (1996)

Video System | PlayStation

Aero Fighters (nome occidentale dato a Sonic Wings) era una presenza fissa in uno dei tre bar del mio paese, quello dove gli adulti solevano intrattenersi in giochi di carte tutto alcol e bestemmie. Tra il frusciare leggero di madonne e madri prostitute si consumavano i miei pochi spiccioli in compagnia di Aero Fighters, selezionando sempre "Il Ninja" ed esaltandomi in silenzio, per non farmi notare dalla gente spaventosa che mi circondava.

Sonic Wings Special porta su PlayStation (e Saturn) un "best of" dei tre titoli di Video System, aggiunge una marea di piloti da sbloccare, un misterioso avanzamento tra i numerosi stage presenti e un solido gameplay shooting old style difficile e altamente appagante.

Il gioco si difende bene anche tecnicamente, pur se con qualche  tentennamento, e le musiche rompono i culi ed esaltano ancora oggi, facendo riaffiorare ricordi blasfemi ma molto piacevoli.

Lo trovate a cinque euro su PSN, in versione giapponese.

sabato 28 gennaio 2017

Contra 4 (2007)

WayFoward | Nintendo DS

Nonostante l'origine americana del titolo, Contra 4 è un capitolo degno d'appartenere allo storico franchise Konami, merito di una WayFoward particolarmente in forma. Il gameplay è quello classico e bastardo che i giocatori hanno imparato ad amare nel corso degli anni, ma lo sfruttamento del doppio schermo come estensione dell'area di gioco, amplia la verticalità degli stage intelligentemente, velocemente navigabili grazie al rampino di cui sono dotati i quattro protagonisti selezionabili. Tornano anche gli stage inquadrati dall'alto (come quelli presenti nell'episodio per Super Famicom) e resta immutato il destabilizzante tasso di difficoltà, radicato nel codice di ogni Contra e scoglio verso cui schiantarsi.

Azione in due dimensioni spietata e ostica, ideale per mettere alla prova riflessi, pazienza e spiritualità.

Hardcore!


venerdì 27 gennaio 2017

3D Streets of Rage 2 (2015)

M2 | Nintendo 3DS

Ho amato alla follia Streets of Rage 2 (Bare Knuckle II in Giappone), usurando il pad del mio primo Megadrive in sessioni di gioco da internamento coatto permanente. Questo remake, potenziato con tanto di sorprendente e efficace effetto 3D, può ritenersi la versione definitiva del classico di SEGA, includendo al proprio interno la possibilità di selezionare la versione giapponese o quella internazionale, la scelta dell'audio tra Megadrive liscio (regna sovrano) e Megadrive II, la modalità Rage Relay (si usano tutti i personaggi, ognuno con una sola vita a disposizione) e varie cosette da sbloccare, partita dopo partita.

Il resto lo fa il gioco stesso, un esemplare di picchiaduro a scorrimento (per console) privo di fronzoli ma variegato nella propria semplice offerta, con una grafica fantastica e una colonna sonora, a opera del maestro Yuzo Koshiro, che non ha perso un grammo di bellezza nonostante gli anni trascorsi.

Atmosfera incantevole, tanti calci volanti sui denti, personaggi tamarri e otto livelli da attraversare con il sorriso sulle labbra.

Puro fascino vintage invecchiato benissimo.

giovedì 26 gennaio 2017

Mega Man Legacy Collection (2015)

Digital Eclipse Software | PlayStation 4

Attanagliato da una botta di nostalgia canaglia, e approfittando di un bello sconto sul PSN, ho acquistato questa collection dei primi sei Mega Man (usciti tutti su NES) per PlayStation 4, mordendomi subito le mani per non aver scelto la versione 3DS, habitat ideale per giocate vintage. Comunque, tutto felice, agguanto il pad e mi tuffo nel titolo d'esordio della storica saga di Capcom: mamma mia quante sberle e quanta mestizia nel costatare la pochezza dei miei logori riflessi. Mega Man non perdona, assaltando il giocatore con un implacabile respawn dei nemici, un game design basato interamente sulla precisione e la prontezza nell'impartire i giusti comandi, impregnato di una crudeltà che solo i giochi d'altri tempi riuscivano a sfoggiare con disinvolta mancanza di pudore e senso civico.

L'offerta è ghiotta ma molto piccante, e le sfide a tempo aggiungono ulteriore difficoltà a quella (già notevole) presente, per un prodotto rivolto ai nostalgici e a tutti i novelli appassionati in cerca di una sana educazione a base di mazzate, mazzate e mazzate.

Ah, i titoli presenti sono la versione emulata di quelli Famicom, quindi sfarfallamenti e rallentamenti sono al loro posto, state tranquilli.


mercoledì 25 gennaio 2017

The Legendary Starfy (2008)

TOSE | Nintendo DS

Ultimo capitolo della serie di platform sviluppata da quei manici della TOSE (qui e qui trovate la mia opinione su altri giochi della compagnia trattati in questo blog) e primo titolo a raggiungere il mercato occidentale (inglese, americano e australiano), The Legendary Starfy sfoggia le proprie indubbie qualità con una convinzione e un qualità complessiva che viene spontaneo domandarsi: "Nintendo, perché cazzo non hai portato questo gioiellino, e tutti i precedenti usciti su Game Boy Advance, in ogni angolo del mondo?"

L'ambientazione acquatica comporta una gestione del movimento differente dallo standard salterino a cui siamo abituati, incoraggiando il giocatore all'esplorazione attenta e fruttuosa, alla ricerca delle numerose missioni elargite dai puffosissimi personaggi secondari.

Esteticamente delizioso, musicalmente incantevole, divertente da giocare pur se tarato per un pubblico giovane,  The Legendary Starfy è un videogioco sgargiante che mette il buon umore.

Carezze e abbracci teneri a tutti.




martedì 24 gennaio 2017

Dinasty Warriors DS: Fighter's Battle (2007)

Omega Force | Nintendo DS 

Bisogna saper scaricare lo stress quotidiano in qualche modo, altrimenti si rischia di perdere il controllo e diventare degli YouTuber frustrati, isterici e ridicoli. Io uso i musou come terapia di controllo, e averne uno da portate dietro può semplificare lo svolgersi della giornata. Purtroppo l'accoppiata Omega Force e Nintendo DS sembra non funzionare alla perfezione, perché Dinasty Warriors DS: Fighter's Battle è un gioco brutto e noiosissimo (non scuotere la testa e smettila di sorridere, perché non tutti i musou lo sono), rotto proprio nella caratteristica principe del genere: la gestione del flusso umano avverso. Tutto si risolve in un pestare i tasti d'attacco alla cazzo, parare qualche freccia e percorrere la desolazione di scenari scarni e ripetuti all'infinito.

Trasandato e trascurabile.


lunedì 23 gennaio 2017

Shinobido: Homura (2006)

Acquire | PlayStation Portable

Conosciuto (???) in Italia con il titolo di Shinobido: Storie di Ninja, questo videogioco è un action stealth fatto da Acquire, e dovrebbero bastare queste parole per chiarire tutto. Le produzioni della software house di Tokyo sono contraddistinte da qualche buona idea, una realizzazione tecnica mediocre e uno strano fascino del tutto inspiegabile. Shinobido: Homura offre tante missioni (poco varie), una marea di ninja da sbloccare (poco differenziati tra loro), una grafica (bruttarella) e dei controlli decenti (dopo un po' di pratica) che permettono una discreta interazione con l'ambiente e le vittime da sgozzare (fottuti bastardi).

Il titolo si lascia giocare annoiando in fretta, ma assassinare gente in maniera silente titilla piacevolmente il ninja nascosto in me, perennemente affamato di sangue, notte e morte.

Solo per veri appassionati della camminata felpata.


domenica 22 gennaio 2017

Super Hang-On 20th Anniversary Collection (2007)

Giappone | Wave Master

SEGA sbarca di prepotenza su Spotify e un cuore nostalgico non può che tuffarsi nell'ascolto della colonna sonora di Hang-On, primo vero amore arcade della mia giovinezza da sognatore. Super Hang-On 20th Anniversary Collection raccoglie al proprio interno una selezione di BGM presi da Hang-On e Super Hang-On e aggiunge delle versioni riarrangate, brani pazzesci che regalano tanti brividi di pura esaltazione nerd. Apre le danze "Theme of Love", pezzo con un tiro mostruoso a base di rock, fusion e tastiere travolgenti da urlo. Cosa dire poi di "Outride a Crisis" e "Sprinter", derapanti assalti di rock fumante da mettere in loop perenne?

Un viaggio sonoro ad alta velocità che non aspetta altro che le vostre orecchie per smarmittarci dentro.

Grandioso.

sabato 21 gennaio 2017

Initial D: Street Stage (2006)

TOSE | PlayStation Portable

Non ho mai letto il manga di Shuichi Shigeno, né visto una puntata dell'anime ed è il primo gioco con il logo di Initial D che provo, quindi non posso considerarmi un sapiente conoscitore, ma sono un fervente credente del culto del "Racing Arcade" e questo Initial D: Street Stage offre emozionanti duelli contro un singolo avversario, mentre si affrontano circuiti cittadini in perenne derapata, bombardati da brani dance (la chiamano Eurobeat) che variano dal vergognosamente esaltante allo stupidamente eclatante, che il mio vecchio cuore è deflagrato per la troppa felicità.

Ho trascorso molto tempo nel menù iniziale con la seguente traccia in loop, sbatacchiando la capoccia ed esibendomi in un ballo malsano e umiliante:


Si gareggia alla grande (sbloccando cose belle per continuare a gareggiare), si sgomma di prepotenza (sempre) e si batte il piedino con cattiveria (senza alcun decoro). Cosa chiedere di più?

Ah, sempre quei vecchi volponi della TOSE ci sono dietro, e questo spiega moltissime cose.

"Paraparapapa Pa Paraparapapa Pa Paraparapapa Pa Pa!"

venerdì 20 gennaio 2017

Tokyo Beat Down (2008)

Tamsoft | DS

Tokyo Beat Down è un brawler nudo e crudo, un concentrato di mazzate ignoranti imbastito in maniera sincera e schietta da Tamsoft, sviluppatore nipponico conosciuto prevalentemente per la sanguinolenta serie di OneChanbara. Questo picchiaduro a scorrimento laterale (con la possibilità di muoversi in profondità) fa bene le poche cose che servono per divertire, con un personaggio (Lewis Cannon, un demenziale poliziotto assolutamente irresistibile) in possesso di tutte le abilità offensive necessarie per sgominare con efficacia la teppaglia avversaria che impesta le strade di Tokyo.

La grafica poligonale, discreta per le specifiche della macchina ospitante, e la spettacolare colonna sonora funky, unite alla storia delirante e pulp piena di personaggi spassosissimi, fanno di Tokyo Beat Down un onesto prodotto di menare le mani in allegria.

Consigliato a tutti gli amanti dei videogiochi veraci.




giovedì 19 gennaio 2017

Drakengard (2003)

Cavia | PlayStation 2


Dopo aver scritto della demo di NieR: Automata, sono entrato in modalità "voglio rigiocare a Drakengard (Drag-On Dragoon in patria)", gioco a cui ho dedicato una quantità di tempo impressionante. Ricaricato il vecchio salvataggio stipato su una logora Memory Card, sono nuovamente precipitato nel vortice di maciullamento, grinding, devastazione draconica e tragedie senza fine dell'action/rpg/musou di Cavia. Drakengard offre un sistema di combattimento leggermente più complesso del classico musou della Omega Force, basato sull'acquisizione e il potenziamento di un buon numero di armi, potenziamento che ne aumenta il numero di colpi eseguibili, il danno inflitto e la forza della magia annessa. Alla carneficina terrestre si aggiungono sezioni in groppa alla dragonessa che riportano alla memoria il magnifico Panzer Dragoon (pur con le dovute differenze), perfette per spezzare la solita routine spada alla mano.

Ma dove il titolo di Cavia eccelle è nella parte narrativa, drammatica, curata e tempestata d'inattesi colpi di scena, in grado d'emozionare anche grazie alla colonna sonora, una galvanizzante sinfonia epica arrangiata magistralmente.

Per gli standard attuali, Drakengard propone un gameplay rigido e macchinoso (la gestione della telecamera potrebbe allontanare molti) che non accoglie nel migliore dei modi, ma l'impegno profuso saprà ripagare generosamente chi deciderà d'avventurarsi in queste lande spoglie. 




mercoledì 18 gennaio 2017

Ibara (2005)

CAVE | PlayStation 2

Ibara è un fottuto macigno hardcore, la diabolica unione tra lo staff di CAVE e uno dei programmatori di Battle Garegga, quel Shinobu Yagawa che tanta blasfemia ha portato nelle case di tutti gli amanti degli shooting game che cercano, ancora oggi, di comprendere l'astruso sistema di punteggio dietro quel titano. Ibara continua sul sentiero tracciato dal titolo della Raizing, con tanto di bombe da raccogliere sul campo e gestire con pensiero strategico (fondamentali per cancellare i proiettili nemici e trasformarli in preziose rose sgancia punti), medaglie cadenti da non lasciarsi sfuggire se si desidera mantenere attiva la combo (da scovare a suon di bombardamenti terrestri), pioggia di proiettili continua, meravigliosa grafica bidimensionale, pregevole colonna sonora hard rock e un costante bisogno di concentrazione e memorizzazione.

Ibara non perdona e stupra l'ignaro giocatore con sadica costanza, e addentrarsi nelle trame fosche della sua austera struttura di gioco richiede una quantità ingente d'impegno e dedizione, dedizione che solo i più appassionati e facoltosi (o folli, visto il costo esorbitante di questa perla per PlayStation 2) potranno sperare d'affrontare.

Per veri maniaci dello shooting game puramente hardcore, che detto per un genere così di nicchia fa leggermente paura.


martedì 17 gennaio 2017

Johnny's Payday Panic (2015)

Office Create | Nintendo 3DS

Pomeriggio di noia + 3DS in mano = buttiamo soldi nello shop. Ho messo le mani su questo Johnny's Payday Panic così, per puro caso, sperimentando la droga brutta che sono i giochi della Office Create, quella gente ripugnante che ha fatto giusto qualche spicciolo con Cooking Mama (sì, proprio loro). Il personaggio vuole diventare un pezzo grosso e ha cinque minigiochi culinari per realizzare la propria ambizione.

Minimali e frenetici, le prove che ci troveremo ad affrontare generano una dipendenza poco virile e, pur se consapevoli della stupidità del tutto, ci si scopre prigionieri di una folle ripetitività, concentrati nel preparare più ramen possibili per poter acquistare oggetti fondamentali per accrescere il proprio prestigio sociale, pur se solo virtuale.

Una cazzata per perdere tempo in maniera poco intelligente.

lunedì 16 gennaio 2017

No More Heroes: Heroes' Paradise (2010)

AQ Interactive | PalyStation 3

Mi sono divertito molto con No More Heroes su Wii, titolo di Goichi Suda che sfrutta furbescamente le caratteristiche del sistema di controllo della console Nintendo, colmando le lacune di un combat system basilare con trovate folli ogni due per tre. No More Heroes: Heroes' Paradise porta su PlayStation 3 le gesta di Travis Touchdown, tirando a lucido la grafica e permettendo d'usufruire sia del Move (per un'esperienza del tutto simile all'originale), che del classico DualShock, aggiungendo al piatto una sfiziosa modalità aggiuntiva. Spogliato di tutti gli orpelli da motion controller (tranne per la ricarica della Beam Katana, da effettuare sempre scuotendo il joypad), il gioco riesce ancora a divertire con il suo gameplay grezzotto e banale, ma i difetti di una struttura di gioco poco rifinita (vogliamo parlare della pochezza della struttura free roaming?) potrebbero scoraggiare chi è abituato a produzioni più corpose.

Se apprezzate le volgarità, il delirio senza senso (che di tanta bellezza adorna le produzioni nipponiche), personaggi memorabili e un sistema di gioco semplice ma funzionale, otterrete la giusta dose di divertimento dalla decina d'ore abbondanti richieste per portare a termine il titolo.

Io lo adoro tantissimo, pur non sbatacchiando nessun controller.



domenica 15 gennaio 2017

Raiden IV: Overkill (2014)

MOSS | PlayStation 3

Serie storica dello sparare malvagio, Raiden ha sempre incarnato un modo d'intendere lo shooting game che affonda le radici nella tradizione ma non disdegna alcune ritoccatine alla formula base. Aggiornamento della versione liscia uscita in sala giochi e su Xbox 360, Raiden IV: Overkill porta su PlayStation 3 nuove missioni, veicoli extra (disintegrare la feccia con una fatina è sempre uno spettacolo), una buona scelta di modalità aggiuntive e una graziosa galleria, con tanto di modelli 3D da trasformare e ruotare a piacimento (sì, mi basta poco per divertirmi).

Il sistema di punteggio spicca per la propria vincente formula: spaccando i nemici di medie/grandi dimensioni vedremo apparire sui medesimi una barra da riempire a suon di proiettili. Maggiore sarà il danno inflitto, più punti varrà la medaglia rilasciata a esplosione avvenuta. La necessità di concentrare il fuoco, per incrementare il punteggio, espone il giocatore al fuoco delle astronavi più piccole e questa costante pressione, unita alla velocità del piombo vomitato dagli stronzetti, dona al gioco un ritmo forsennato e meraviglioso.

Gli otto livelli di difficoltà presenti permettono a chiunque d'affrontare "l'apprendistato alla sopravvivenza" nel modo che si ritiene più congeniale, ma mettetevi l'animo in pace: dovrete sudare, morire, invocare demoni e piangere senza vergogna.

Raiden IV: Overkill è ostico, brutale e tradizionale, ma resta una tappa obbligatoria per il giocatore affamato di produzioni impeccabili e dal gameplay cristallino.



sabato 14 gennaio 2017

Earth Defense Force 4.1: The Shadow of New Despair (2015)

Sandlot | PlayStation 4

Earth Defense Force è sempre stata una serie ignorante, caciarona e delirante, caratteristiche che mi hanno spinto ad apprezzarla notevolmente, affindando a essa i momenti di relax in cui sentivo il bisogno di maciullare quintalate di carne insettoide per scaricare la tensione accumulata. Essenziale nelle meccaniche ma colma di contenuto, la produzione di Sandlot punta dritta al nocciolo della questione, garantendo liberatorie sezione di sparatorie puramente arcade, dove la sostanza conta molto di più della (spartana) forma. Questo Earth Defense Force 4.1: The Shadow of New Despair aggiorna il tecnicamente claudicante (leggasi "faceva cagare a spruzzo") capitolo uscito su Xbox 360 e PlayStation 3, ne corregge alcune meccaniche e aggiunge delle sezioni di puro orgasmo robotico, scontri tra titani che bagnano mutande e pavimento.

Pur se graficamente povero e realizzato con incertezza, il tritura-mostri giapponese resta una sfrenata esperienza di gioco all'insegna del divertimento genuino e verace.



venerdì 13 gennaio 2017

Persist (2013)

Adventure Islands | Android

Giochino sviluppato (in quarantotto ore) da Jussi Simpanen durante la Ludum Dare 26, Persist è un platform minimale e "sottrattivo" con una storiella malinconica (superflua) a fare da collante ai vari livelli. L'idea di togliere le abilità man mano che si avanza nella partita è sfruttata con intelligenza e l'esperimento può ritenersi riuscito.

Merita i dieci minuti richiesti per il completamento.


giovedì 12 gennaio 2017

Museo Rosenbach - Barbarica (2013)

Italia | Immaginifica

Nome di culto dell'underground prog italico del periodo d'oro, i Museo Rosenbach arrivano al traguardo del terzo album a quaranta anni esatti dal debutto, debutto avvenuto con quel Zarathustra che ogni amante del suono progressivo dovrebbe far proprio, e che vede in questo Barbarica un erede meno ribelle e più gentiluomo. Il progressive rock, molto sinfonico, della band ligure è rimasto ibernato, fermo a quelle sonorità settantiane che, se da un lato raccoglieranno i consensi unanimi di tutti i talebani del suonare dispari, dall'altro lasceranno l'amaro in bocca ai nuovi avventori del genere, grazie a un album che trasuda indubbia capacita ma scarso coraggio.

Classici e di qualità, i quaranta minuti di Barbarica sapranno farsi amare, a patto di non volersi sentire sorpresi.

mercoledì 11 gennaio 2017

The Last Guardian (2016)

genDESIGN, Japan Studio | PlayStation 4


Ho impiegato molto tempo per concludere The Last Guardian, oberato di lavoro e troppo stanco per inveire contro un sistema di telecamere che, vista la presenza di due personaggi di così diverse dimensioni, deve aver tolto il sonno non solo al sottoscritto. Spizzicare a piccoli bocconi l'ultima, titanica, fatica di mister Ueda ha evitato l'insorgere di quella sottile e fastidiosa noia che, cosa avvenuta anche con Shadow of the Colossus, avrebbe certamente rovinato l'impatto emotivo dell'intera esperienza. Perché The Last Guardian gioca sporco e duro, colpendo gli amanti degli animali lì dove fa più male. Trico è qualcosa di nuovo, vivo, imperfetto e meraviglioso, un  metro di paragone con cui i futuri sviluppatori dovranno confrontarsi, ed è molto facile rimanere totalmente abbagliati dalla sua bellezza ed evitare di soffermarsi sulle ombre di una struttura di gioco che ricicla troppo spesso le stesse, identiche, situazioni.


Eppure ho provato così tanti brividi, così tanto calore, così tanta empatia che i quindici fotogrammi al secondo, con cui ho affrontato la sezione finale, non hanno scalfito minimamente la mia apprensione per l'amore di papà Trico, posizionando The Last Guardian in quel cantuccio dove giacciono le cose che ricorderò per sempre, pur con tutte le brutture e i difetti del caso.

Ho dato i miei soldi a Ueda sulla fiducia e, dopo aver concluso il titolo, lo rifarei.


martedì 10 gennaio 2017

H.E.R.O. (1985)

SEGA | SG-1000

Conversione per SG-1000, curata da SEGA stessa, del gioco di Activision pubblicato nel 1984 su Atari 2600, H.E.R.O. ci cala nei panni di un impavido eroe, armato di jetpack e casco spara saette, dedito al recupero di poveri stolti smarriti all'interno di grotte mortali. L'azione di gioco si svolge in livelli, composti da più schermate fisse, colmi d'inside animali da sgominare o evitare, mentre ci si apre la strada a suon di candelotti di dinamite, in numero limitato e fatali se non fatti detonare a debita distanza, con un occhio alla barra dell'energia vitale che va consumandosi con il trascorrere del tempo. La morfologia labirintica dei livelli e la simpatica trovata delle lampade da evitare (se non si vuole affrontare la schermata completamente al buio), riescono a trasmettere un piacevolissimo senso d'urgenza, con grande beneficio per tutta l'azione di gioco.

Basilare e immediato, H.E.R.O. propone la propria formula divertendo oggi come ieri, grazie a controlli reattivi, una difficoltà calibrata ottimamente e la purezza di un gameplay tradizionale e immortale.

Ah, il motivetto musicale penetra nel cervello per restarci.


lunedì 9 gennaio 2017

Antimatter - The Judas Table (2015)

Inghilterra | Prophecy Productions

Sbattuto fuori dalla porta Duncan Patterson, gli Antimatter (ma potremmo chiamarli semplicemente "La Banda di Mick Moss") danno alle stampe The Judas Table, disco di rock malinconico e intimista come il passato della band ci ha insegnato. Trovano spazio sia brani più rock che le solite ballate drammatiche ad alta carica fatalista, ma questa volta la scintilla non appicca nessuna fiamma. The Judas Table è suonato, composto e arrangiato alla perfezione ma l'impatto emotivo e l'ispirazione latitano in maniera preoccupante. Composizione dopo composizione, tutto scivola via nella totale indifferenza, offesa tremenda per un artista che brama la pelle d'oca e il brivido improvviso.

Un album di maniera che i fan apprezzeranno sul breve periodo, per poi dimenticarsene.

domenica 8 gennaio 2017

Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato (2013)

ArtePiazza | 3DS

Dopo tre anni dall'uscita giapponese, arriva in Europa Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato, port per 3DS del gioco pubblicato originariamente su PlayStation nel 2000 e mai giunto dalle nostre parti. Come scrivevo nel post d'inaugurazione del blog, il mio approccio con la storica saga di Enix è avvenuto in tarda età ma, dopo averne spolpato un discreto quantitativo d'episodi, posso ritenermi un fan entusiasta. Dragon Quest VII parte molto lentamente (di quel lento che uccide) ma superate le prime, tragiche, sezioni introduttive si viene immediatamente rapiti dalla tradizionale formula del franchise, rifinita grazie ai lunghi anni di pubblicazioni ed esperienza. Tutto quello che serve per avere un JRPG di razza è presente all'interno del codice, e l'appassionato può rituffarsi serenamente nella dolce routine fatta di grinding, esplorazione, potenziamento, dialoghi divertenti e momenti più toccanti. Il cast dei personaggi è ottimamente caratterizzato anche se conforme ai canoni del genere e la storia si dipana con sorprendente agilità.

Pur se inamovibile nella sua ferrea staticità, Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato è un acquisto obbligato per tutti i giocatori in crisi d'astinenza da Gioco di Ruolo Giapponese Enormemente Gigante (G.d.R.G.E.G), un titano tutto palle d'acciaio e solide convenzioni.
Parola di Michele Carlino!

Pure Fukking J-Kult!!!


sabato 7 gennaio 2017

My Dying Bride - Feel The Misery (2015)

Inghilterra | Peaceville Records


Scrivere dei My Dying Bride senza rimarcare l'indubbia importanza della band inglese è un errore imperdonabile, ma ho una confessione da farvi: le clean vocal di Aaron Stainthorpe mi fanno schifo in una maniera che le parole non possono descrivere. Non bastano le riuscite melodie decadenti, il presagio costante di tragedia imminente, l'ottima scrittura dei brani: quando il nostro arriva, con quel suo maledettissimo e sgraziato lamento da ubriacone finto depresso, non posso fare a meno di ridere e imitarlo in finte pose drammatiche.

Feel The Misery è un bel disco di death doom, con qualche accenno funeral e qualche momento atmosferico, piagato da un uomo che crede di saper cantare, quando solo nel growling può trovare un briciolo di dignità.

Ah, adesso mi sento molto meglio!


venerdì 6 gennaio 2017

Quinty (1989)

Game Freak | Famicom


Primo titolo sviluppato dal futuro mostro sforna denari conosciuto come Game Freak (sì, quelli dei Pokémon), Quinty (Mendel Palace in occidente) è un puzzle game action estremamente gustoso e dalle meccaniche semplici e immediate. Alla guida dal protagonista dovremo annientare la tenerosissima nemicaglia scaraventandola sul bordo dello schermo, sventolando le carte che ci fanno da pavimento. Durante la nostra missione di simpatico sterminio potremo raccogliere le stelle disseminate negli stage (ogni cento una vita) per incrementare il punteggio, calpestando le varie caselle bonus (che potranno apparire anche durante l'opera di scuotimento cartaceo di cui sopra) per accelerare il completamento del livello. 

Graziato da un comparto grafico eccellente, con delle animazioni fantastiche, e accompagnato da delle musichette da internamento volontario, Quinty appaga con leggerezza e diverte il giusto, senza strafare ma dosando con attenzione tutti i propri elementi arcade.

Molto sfizioso. 


giovedì 5 gennaio 2017

Atomine Elektrine - The Second Moon (2016)

Svezia | Old Europa Café

Ennesimo progetto parallelo di Peter Andersson, mente dietro i ben più famosi raison d’être, che con The Second Moon decide di trasportarci nello spazio più misterioso e mistico, fluttuanti viaggiatori nel buio senza rumore che affascina (e terrorizza) l'essere umano sin dalla nascita. Nei settanta minuti del disco trovano spazio lunghe suite sintetiche e ambient, ripetitivi e sciamanici rituali d'introspezione cosmica difficili da digerire, ossessivi nel loro perdurare ma estranianti all'ennesima potenza.

Se siete dell'umore giusto e consumate droghe/alcolici in quantità più o meno moderata, Atomine Elektrine potrebbe spalancarvi la mente su inquietanti scenari alieni d'indubbia bellezza.

Per chi ama smarrirsi nell'immaginazione indotta.

Io lo adoro anche senza stupefacenti, eh!

mercoledì 4 gennaio 2017

Cronache del Primo Avvio #02 - NieR: Automata Demo (2016)

Data la mia evidente incapacità di gestire con costanza rubriche periodiche, ho deciso di "trasformare" Cronache del Primo Avvio in un contenitore di "prime impressioni" sui videogiochi del momento (ma senza esagerare con le scadenze, sia ben chiaro), siano essi in fase preliminare (demo) o completi (in questo caso si parlerà delle primissime ore di gioco).
Dopo quasi quattro mesi, la rubrica risorge (LOL)!

Buona lettura.

Cronache del Primo Avvio #02
NieR: Automata
Demo 120161128

Uscita: Dicembre 2016 (demo)
Piattaforma: PlayStation 4
Sviluppatore: Platinum Games

Il primo NieR è considerato (a ragione) un titolo di culto tra gli appassionati "che ne capiscono", un prodotto innovativo e originale finito nel limbo delle produzioni di cui molti parlano ma che pochissimi acquistano. La mia esperienza con il canto del cigno di Cavia è stata particolare: tanto amore per la variegata struttura di gioco, molte lacrime poco virili per la storia tristissima, brividi a iosa per la magistrale colonna sonora e sporadiche madonne per qualche magagna tecnica di troppo. Square Enix affida il proprio pargoletto indisciplinato ai Platinum Games, maestri del gioco d'azione moderno non esenti da imbarazzanti scivoloni (Legend of Korra e Teenage Mutant Ninja Turtles: Mutants in Manhattan non sono bei giochi), sperando in una nuova magia del team giapponese. La demo di NieR: Automata ci catapulta in un setting non distante dal titolo originario, ma l'impronta data dagli sviluppatori è riconoscibile dal primo combattimento: velocità, spettacolarizzazione del devasto, schivate e contromosse, seguite da una bella combo finale. Ma è proprio il sistema di combattimento ad avermi lasciato leggermente interdetto, troppo semplificato rispetto alla magnifica esuberanza di un Bayonetta, e il timore che la profondità possa latitare nel prodotto finito smorza l'entusiasmo per i serratissimi sessanta fotogrammi al secondo, obbligatori per un action, e per la buona varietà delle situazioni messe in campo da Platinum Games (la danza tra i proiettili mi ha convinto).

Incrocio le dita nella speranza che i miei dubbi vengano dissipati dal gioco completo, che sicuramente farò mio il giorno del lancio.

Ah, la protagonista è un vero spettacolo.




martedì 3 gennaio 2017

Quando c'era Marnie (2014)

Hiromasa Yonebayashi | Blu-Ray

Dopo l'esordio alla regia avvenuto con Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento, Yonebayashi torna sotto i riflettori con una storia d'amore familiare morbida e pacata, ultimo lavoro del regista sotto egida dello Studio Ghibli. Quando c'era Marnie affronta il tema della solitudine, della crescita e della diversità utilizzando un linguaggio lineare e privo di finezze "filosofiche" ma non per questo meno efficace, seppur privo d'inattesi guizzi creativi.

Il lungometraggio rasserena e intrattiene con eleganza, ma la parte centrale sembra affetta da una lieve incertezza che ne pregiudica la completa riuscita.

Siamo stati tutti Anna in un qualche frangente della nostra vita e questo resta il maggior pregio dell'opera di Yonebayashi.

lunedì 2 gennaio 2017

Austin Wintory - Trasfiguration (2014)

Stati Uniti | T-65b Records

Ho scritto di Journey sul vecchio blog e l'accompagnamento musicale creato del compositore americano ne è parte fondante, tassello fondamentale del meraviglioso mosaico interattivo cesellato dai talentuosi thatgamecompany. Trasfiguration prende i temi principali della colonna sonora del gioco e li reinterpreta in componimenti per solo piano, certo dell'assoluta bontà delle proprie trame melodiche. Mi duole dirlo, ma l'operazione, buona negli intenti, non restituisce un briciolo dell'emozione regalata dagli arrangiamenti originali, e, pur se piacevole all'udito, lascia freddi e spesso interdetti.

La malinconia insita nella natura stessa del pianoforte non può nulla contro arrangiamenti forzatamente minimali, scarni, banalotti.

Bocciato.

domenica 1 gennaio 2017

Rhythm Paradise Megamix (2015)

Nintendo SPD | 3DS

Rhythm Paradise Megamix raccoglie i migliori minigiochi dei tre episodi precedenti, ne aggiunge di nuovi, elimina i fottutissimi controlli touch (presenti sul gioco per DS) e di movimento (maledetti nel titolo per Wii), affidandosi ai mai tanto lodati tasti fisici del 3DS, restituendo la giusta dignità al rhythm game di casa Nintendo, tutto tempismo e delirio giappofolle. La valanga di schizzi sonori presenti nel titolo offrono una sfida scalabile ma assolutamente non banale, con una richiesta di precisione che non ammette distrazioni. Basta un secondo per entrare nel delirio grafico e sonoro di Rhythm Paradise Megamix, e uscirne illesi risulta praticamente impossibile, costretti alla ripetizione compulsiva fin all'ottenimento dell'assoluta perfezione, mentre si bestemmia e si canticchia con tanto di sorriso ebete stampato sul volto.

Folle, travolgente e bastardamente accalappiante, Rhythm Paradise Megamix è la droga buona a base di musica che dovete assolutamente fare vostra.

Ah, un buon 2017 a tutti voi!