domenica 31 dicembre 2017

Immolation - Atonement (2017)

USA | Nuclear Blast Records

Post di Michele Ricci.

L'ultimo post dell'anno non può che spettare al disco che più schizzi di gioia mi ha regalato: "Atonement" degli Immolation.

La band americana difficilmente sbaglia un colpo, raro esempio di una discografia che non mostra il fianco a critiche più o meno gravi, ma ascoltare tale ispirazione musicale, dopo tanti anni "di servizio", non può che far lacrimare gli occhi.

"Atonement" è il brutal death metal che matura con intelligenza, dove non c'è un solo riff fuori fuoco o sciatto, riff attorniati da arrangiamenti freschi, devastanti, esaltanti.

Non potevano fare di più gli americani, e questo monolite mortifero segna un nuovo punto d'inizio per il genere intero.

sabato 30 dicembre 2017

Fatal Rewind (1991)

Raising Hell | Megadrive

Post di Michele Ricci.

Conversione per Megadrive di The Killing Game Show, Fatal Rewind è il primo titolo della software house Raising Hell che, da lì a poco, si sarebbe trasformata nella ben più famosa ma sfortunata Bizarre Creations, brutalmente chiusa nel 2011 dalla cattivissima Activision.

Il titolo d'esordio della softco inglese è un mix di platform, sparatutto, livelli labirintici e spietata difficoltà, quest'ultima ulteriormente inasprita dell'avanzare inesorabile del mortale liquido chimico posto alla base dello stage.

L'unione della costante minaccia proveniente dal basso e del design diabolico di ogni schema di gioco, costringe il giocatore a morire e riprovare, ininterrottamente, fino alla conoscenza totale dell'intera struttura dei livelli, sfruttando power-up e potenziamenti per fronteggiare l'assalto del ciarpame nemico.

Ma una volta defunti che la feature più innovativa del titolo farà la sua comparsa: dopo un fallimento assisteremo al replay (liberamente accellerabile) di tutte le azioni precedenti, potendo scegliere l'istante stesso in cui tornare in gioco, saltando a piè pari quella sezione bastarda che tanta blasfemia ha portato nelle nostre sante vite.

Questa geniale trovata spinge l'ignaro gamer a ritentare con fermezza, colmo di speranza e buoni propositi che verranno prontamente sodomizzati dalla difficoltà misantropica del titolo, un vero divaricatore anale travestito da videogioco.

Una gameplay solido, una sfida impegnativa (ahahah), una discreta fattura tecnica e tanta autistica soddisfazione per i più putridi masochisti videoludici.

Questo è Fatal Rewind/The Killing Game Show, prendere o lasciare.

venerdì 29 dicembre 2017

Hugo Cabret (2011)

USA | Martin Scorsese

Post di Michele Ricci.

La storia del regista G. Méliès si trasforma in una favola visiva eccezionale, una dichiarazione d’amore per il cinema, raccontata con la classe di uno dei suoi più talentuosi interpreti: Martin Scorsese.

I riferimenti, le citazioni e l’estro creativo, caratteristico degli esordi della Macchina dei Sogni, rivivono attraverso immagini e scenari meravigliosi e sgargianti, dove il vecchio ed il nuovo si fondono, per dare vita alla più classica, tradizionale ed immortale delle storie.

Da guardare.

giovedì 28 dicembre 2017

Satyricon - The Shadowthrone (1994)

Norvegia | Moonfog Productions

Post di Michele Ricci.

Ho amato dal primo ascolto "The Shadowthrone" dei Satyricon, un disco in bilico tra l'epica acerba di "Dark Medieval Times" e la matura malvagità del capolavoro "Nemesis Divina", nero inno nordico.

Oggi, dopo anni, decido di riascoltarlo e, ehi, le cose belle che ricordavo ci sono tutte, ma quelle cazzo di chitarre che seguono pedissequamente le trame "tasteristiche" un po' mi hanno sfilacciato la sacca scrotale.

Leggermente confuso, inizio a notare arrangiamenti che ogni tanto scricchiolano e allora sì, meglio lasciare "The Shadowthrone" lì dov'è, nei ricordi belli della memoria e riprenderlo tra una decina d'anni, che la giornata è stata dura e la lucidità latita.

mercoledì 27 dicembre 2017

The Legend of Zelda: Breath of the Wild (2017)

Nintendo EAD | Nintendo Switch (e pure Wii U)

Post di Michele Ricci.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild ha compiuto la più complessa delle magie: risucchiarmi nel suo mondo e spingermi a rimandarne la conclusione il più a lungo possibile, schiavo di un videogioco come ai tempi delle elementari, solo che oggi i quaranta sono vicini e mio figlio riempie di gioia le mie giornate.

Lo gioco da Marzo, un po' alla volta, resistendo al richiamo fortissimo che mi pervade durante la giornata, perché mi basta una semplice passeggiata in una distesa d'erba per stare bene, per sorridere come uno stronzo e ritrovare l'equilibrio.

Per me, il colosso di Nintendo è puro turismo sessuale, eterno stimolo all'esplorazione, sorprese inaspettate, chicche a ogni angolo, colpi di genio come se piovesse e una cura per i dettagli che, vista l'esorbitante quantità di roba stipata nella minuscola cartuccia, mi fa tremare tutto d'empatico esaurimento, solidale verso quel plotone di gente che sonno e vita ha perso dietro la progettazione di questo gioiello.

Potrei passare ore a raccontarvi le strepitose esperienze che Breath of the Wild mi ha regalato, ma solo giocandolo si può comprendere l'abisso che lo separa dal resto degli open world passati, presenti e, quasi sicuramente, futuri.

Ogni sessione in questa spremuta digitale d'ingegno umano mi lascia qualcosa di nuovo da ricordare, qualche paesaggio d'ammirare, anche dopo duecento ore di gioco (spalmate tra Switch e Wii U), cosa che mi manda ai matti per la troppa euforia.

Ora torno a smarrirmi in Hyrule, che la vita vera mi porta via troppo tempo e non voglio spregarne altro.

Fatelo vostro, vivetelo intensamente, vi ritroverete perdutamente innamorati.

martedì 26 dicembre 2017

Steel Empire (2013)

Mebius | Nintendo 3DS

Post di Michele Ricci.

Dire che Steel Empire per 3DS è un port postumo è quantomeno imbarazzante, visto che la HOT • B lo ha sviluppato per Megadrive più di vent'anni fa (a voler essere corretti  ne è uscita anche una versione per GameBoy Advance nel 2004).

Dopo tutto questo tempo lo sparatutto a scorrimento orizzontale steampunk nipponico funziona ancora? Sì, certo che funziona, a patto di venire a patti con il cuore del gameplay, assolutamente old style e tradizionale.

Il ritmo c'è tutto, grafica (rinnovata per l'occasione) e sonoro pure, e trucidare nemici sbuffanti vapore resta sempre una goduria, ma l'esperienza è più vicina al retrogaming che al moderno blastare.

Io ho apprezzato molto.

lunedì 25 dicembre 2017

Prometheus (2012)

USA, Inghilterra | Ridley Scott

Post di Michele Ricci.

Ridley Scott, fantascienza e Alien: orgasmo multiplo per tutti i fanatici.

Le aspettative erano altissime e le masse dell'internet hanno spalmato tonnellate di merda fumante su questa pellicola, analizzando anche i più insignificanti errori, pronti alla nuova inquisizione mediatica che tanta gioia regala a tutti i troll armati di tastiera.

Com'è questo Prometheus?
Visivamente annichilente, tecnicamente perfetto e mediamente divertente.

Alien è un'altra cosa e, alla fine, questi gran cazzi.

domenica 24 dicembre 2017

Highlander - L'ultimo immortale (1986)

USA |  Russell Mulcahy

Post di Michele Ricci.

Nonostante la tenuta da disagiato di Christopher Lambert, i combattimenti posticci, la banalità abominevole dei dialoghi e le spade a innesco atomico, Highlander è il mio film delle feste, quello che riguardi tutte le volte che ti capita sotto gli occhi.

Questa pellicola ha modificato radicalmente le frasi a effetto da urlare in faccia al proprio avversario durante le risse d'intere generazioni di ragazzi più o meno sviluppati (fisicamente e/o mentalmente), cosa non di poco conto, elemento fondamentale per gridare, fieri e orgogliosi:
"MA CHI SEI EH? AILANDER? TOH, BUSCATI 'STA SPADA DI LEGNO 'MBRONDE (trad. in fronte)!"

Puro culto.

sabato 23 dicembre 2017

Pandora's Tower (2011)

Ganbarion | Nintendo Wii

Post di Michele Ricci.

L'action RPG di Ganbarion si caratterizza prepotentemente per la torbida e disperata atmosfera che ne ammanta le ambientazioni, la fragile storia, gli standardizzati personaggi e le favolose mostruosità (che dovremo maciullare per "curare" la nostra bella).

Molto piacevole da giocare ed artisticamente ispirato, Pandora's Tower ha il fascino caratteristico della produzione media nipponica, priva di falle e dalle meccaniche solide, che nulla inventa ma niente sacrifica in nome della sperimentazione.

Si può acquistare anche sulla Virtual Console del Wii U ed è possibile giocarlo interamente sul Gamepad.

Consigliato.

venerdì 22 dicembre 2017

Lords of Thunder (1993)

Red Entertainment | PC Engine CD (Wii U Virtual Console)

Post di Michele Ricci.

Che io non abbia mai scritto di Lords of Thunder su Barbagamer Micro è imperdonabile, una cosa di cui vergognarsi proprio.

Il videogioco di Red Entertainment (sempre sia lodata e qui trovate un altro post in cui scrivo di loro) unisce al suo interno tre elementi che, da sempre, gonfiano la mia minuscola patta dei pantaloni: sparatutto a scorrimento, heavy metal e tizi nipponici in armatura che fanno un bordello esagerato.

Ma Lords of Thunder non si limita solo ad una colonna sonora DA PAURA e una veste estetica SUBLIME, no signori miei. Dietro tutto questo ben degli dei c'è un titolo sparacchino furente, frenetico, adrenalinico, con una struttura dura come la roccia e una sfida appagante come poche.

Qualche sbavatura nel bilanciamento dei quattro personaggi selezionabili (non vi spoilero nulla, ma uno dei cavalieri è troppo devastante) fa storcere il naso, ma questo è proprio voler far la punta al fallo.

Per sette euro, su Wii U, potete godere come ricci in calore.

Clamoroso.

giovedì 21 dicembre 2017

The Great Palermo (2016)

We Are Müesli | Windows

Post di Michele Ricci.

itch.io riesce sempre a regalarmi il meraviglioso brivido della scoperta. Mentre spulciavo casualmente alcuni giochini, mi sono imbattuto nell'italianissimo The Great Palermo, e ho trascorso piacevoli momenti in compagnia di questa visual novel storica/culinaria/geografica.

Stile grafico eccentrico e bello, musiche che calzano a pennello e atmosfere surreali, per raccontare una città, e un pezzo d'Italia, con la sensibilità giusta.

Potete scaricare The Great Palermo qui.

mercoledì 20 dicembre 2017

The Legend of Zelda: L'arte di una leggenda (2017)

Nintendo | Magazzini Salani

Post di Michele Ricci.

Versione italiana di "The Legend of Zelda: Arts & Artifacts", questo artbook è un orgasmo visuale per tutti gli appassionati di una delle due saghe videoludiche più belle di sempre (l'altra ha baffi, coppola e salopette).

Non apprezzo tantissimo i libri di sole immagini (e qui il testo scarseggia di brutto) ma, oh, ci sono 400 pagine di cose meravigliose da guardare e io sono felice come un molisano obeso a cui si regala una scorta a vita di salsiccia di porco.

Consigliato a chi non chiama Zelda il coso biondo con il cappellino verde.

martedì 19 dicembre 2017

L'alba del pianeta delle scimmie (2011)

USA | Rupert Wyatt

Post di Michele Ricci.

Amo profondamente Il pianeta delle scimmie, film del 1968 che ha dato il via a quattro sequel terrificanti, a una pessima serie televisiva del 1974 e, per concludere in bellezza, a un remake del 2001, a opera di un Tim Burton evidentemente ubriaco, su cui è meglio stendere un velo pietoso.

Avvilito da cotanta merda fumante, mi sono avvicinato a questo prequel/reboot in maniera abbastanza scettica, aspettandomi l'ennesima delusione a base di scimmie logorroiche e uomini in mutande dallo sguardo torvo.

Ebbene sì, Rupert Wyatt (regista britannico con alle spalle l'ottimo Prison Escape) è riuscito a riesumare dalla tomba questo cadavere putrescente, realizzando un film visivamente eccezionale e dal ritmo incalzante, privo di sbavature e fottutamente coinvolgente.

Spetta ad Andy "Gollum" Serkis vestire i panni digitali di Cesare, la scimmia evoluta protagonista del film, mentre agli effetti speciali troviamo la Weta Digital del panzone Peter Jackson.

Il risultato finale è eccellente, con una computer grafica ai massimi livelli, accompagnata da una regia fantasiosa e dalle inquadrature ampie e spettacolari, che non disdegna momenti più concitati e rumorosi.

Si empatizza facilmente con Cesare, con la sua presa di coscienza graduale e sofferta e, al sopraggiungere della giustificata rivoluzione, non si può fare a meno di schierarsi dalla parte dei primati, con tanti saluti per Charlton Heston e la sua collezione di armi da fuoco in oro zecchino.

Terminata la visione se ne vuole ancora e questo è quanto di meglio si possa augurare ad un blockbuster.

lunedì 18 dicembre 2017

Super 8 (2011)

USA | J. J. Abrams

Post di Michele Ricci.

Con la moneta sonante scucita da sua santità Don Spielberg, J. J. "famolo strano" Abrams tenta in tutti i modi di farci rivivere le emozioni provate da bambini/giovani durante la visione, molto spesso ripetuta e ininterrotta, di The Goonies, aggiungendo il classico alieno dagli occhi da cerbiatto ed una caterva di lens flare che cioè, fanno tanto figo stiloso di Hollywood.

Caro Spielberg, la prossima volta con i tuoi soldi vacci a puttane e salvaci da questi mali.

Grazie.

domenica 17 dicembre 2017

Ulver - Perdition City: Music to an interior movie (2000)

Norvegia | Voices Music

Post di Michele Ricci.

Ho scritto dei miei amati norvegesi in occasione dell'uscita dell'ultimo album e pure qui, ma oggi sento il bisogno di condividere con voi il mio amore per "Perdition City: Music to an interior movie", uno dei capolavori degli Ulver.

Anomalo trip hop tentato dal jazz, elegante, urbano, notturno e oscuro, inquieto nelle ritmiche quanto greve del minimalismo melodico nordico, che pare 'na supercazzola ma non lo è.

Elettronica ispirata e ingabbiata in arrangiamenti sontuosi e spesso geniali, per un disco che ti porta "oltre" ma che non rinuncia al calore dell'estro umano.

Meraviglioso.

sabato 16 dicembre 2017

Via da Las Vegas (1995)

USA | Mike Figgis

Post di Michele Ricci.

Cage per due giorni di fila? Sì, perbacco!

Qual'è la cosa più furba da fare per permettere di vincere l'Oscar anche a quel mostro d'espressività nascosta (bene) che risponde al nome di Nicolas Cage?

Ma semplice, calarlo nei panni di un nichilista che sceglie l'alcool come "soluzione finale", condendo il tutto con una storia d'amore dannata e tanti lacrimoni facili facili.

Elisabeth Sue la meritava quella cazzo di statuetta, nonostante tutto l'inutile ciarpame di contorno.

Com'era il discorso delle perle ai porci? 

venerdì 15 dicembre 2017

L'ultimo dei templari (2011)

USA | Dominic Sena

Post di Michele Ricci.

Nonostante il titolo italiano, il Signore dell'espressività™ Nicolas Cage non è assolutamente l'ultimo templare, ma è accompagnato da Ron “Hellboy” Perlman, collega tamarro dal quoziente intellettivo prossimo allo zero.

I due santi burloni vengono incaricati di scortare un'eretica nei pressi di un convento lontano lontano, ma tutto va a puttane e spunta pure quel simpatico burlone egocentrico di Satana®, con tanto di battaglia finale a base di bibbia, sermoni e sganassoni.

Mistico capolavoro action?

Stronzate.

giovedì 14 dicembre 2017

Atmosfera Zero (1981)

Inghilterra | Peter Hyams

Post di Michele Ricci.

In una base mineraria sul pianeta Io (satellite di Giove), la monotona routine lavorativa viene interrotta da atti di violenza sempre più frequenti.

La guardia Sean Connery dovrà portare a casa la pelle e cercare di risolvere il mistero, tra corporazioni bastarde, droghe ed azione con il contagocce.

Un’azzeccata e riuscitissima atmosfera claustrofobica non salva un film che manca di mordente e ritmo, mandando completamente a puttane gli ottimi, seppur scontati, presupposti iniziali.

mercoledì 13 dicembre 2017

John Carter (2012)

USA | Andrew Stanton

Post di Michele Ricci.

Alla fine, dopo tanto penare, ha visto la luce il film sulle tamarrate di John Carter, creato da Edgar Rice Burroughs nel 1916 e portato al cinema solo nel 2012.

In tanti ci hanno pensato di tentare, ma la sola Disney è riuscita nell'impresa, perdendo una vagonata di soldi in quello che, da molti, è stato decretato come uno dei più grandi fallimenti del cinema.

Peccato, perché la pellicola coglie lo spirito fracassone e posticcio dei romanzi e nonostante i vari ritocchi, più o meno pesanti, risulta piacevolmente divertente e sfizioso.

Da vedere.

martedì 12 dicembre 2017

Kingdom: New Lands (2017)

Noio | Nintendo Switch

Post di Michele Ricci.

Non ho provato la versione liscia di questo titolo, ma Kingdom: New Lands mi ha fottuto con la sua bellezza grafica, tanto da spingermi ad acquistarlo su Switch.

A cavallo del nostro destriero, galoppando in lussureggianti scenari bitmap, dovremo mettere in piedi un regno a suon di monete, cercando di resistere agli assalti notturni di creature cattivelle e bramose di mettere le zampe su soldi e corona ("game over, man!")

Criptico e stronzo, il gioco di Noio affascina e anNOIO (...) in egual misura, con il giocatore pronto, dopo ripetute morti, a domandarsi se valga la pena sprecare tempo ripetendo ossessivamente la solita manfrina.

Sì, ci sono elementi randomici e un buon numero di cose da scoprire, ma le meccaniche elementari di Kingdom: New Lands lo rendono un gestionale/tower defense che esaurisce in fretta tutta la genuina curiosità che, inizialmente,  riesce a suscitare.

Bello ma non buonissimo.

lunedì 11 dicembre 2017

Saiva - Markerna bortom (2017)

Svezia | Nordvis

Post di Michele Ricci.

Tra gli innumerevoli progetti black metal di Andreas Petterson, i Saiva (suo pargolo solista) rappresentano certamente quello più peculiare.

Folk rock contagiato dal black metal e impasticcato d'acidi psych, testi in svedese stretto e atmosfere ipnotiche da cervello in pappa.

"Markerna bortom" funziona in una maniera tutta sua, ma funziona dannatamente bene, garantendo il giusto quantitativo di folclore nordico che non guasta mai.

Molto consigliato.

domenica 10 dicembre 2017

Satanika - Total Inferno (2015)

Italia | Osmose Productions

Post di Michele Ricci.

Venerdì vi ho parlato dell'inutilità dei Dr. Living Dead!, così attenti a citare le cose giuste da dimenticare la composizione di brani degni.

I romani Satanika partono dalla stessa "nostalgia" ma, porco il mondo bastardo, sfornano una sassata thrash/death/swedish metal che mi ha gasato come un quindicenne cocainomane.

Tutte le canzoni hanno arrangiamenti semplici, un riffing basilare e non si perdono in cazzate, ma il muro sonoro è notevole e le aperture melodiche veramente azzeccate.

Un applauso alla sempre ammirevole Osmose Productions e tante bevute ai Satanika.

Supportateli adesso!

sabato 9 dicembre 2017

Cosmic Psychos - Cum the Raw Prawn (2015)

Australia | Desperate Records

Post di Michele Ricci.

È dal 1982 che i Cosmic Psychos sparano volgarità e grezzume, dando forma al loro punk rock super distorto con chitarre pachidermiche, wah-wah svolazzanti, basso "fuzzoso" e voce sgraziata e ossessiva.

Gli australiani se ne fottono di mode, evoluzioni e complessità, ruttano e continuano ad alzare il volume degli amplificatori, perché più è distorto e meglio è.

Potete prendere uno qualsiasi degli album della loro sterminata carriera, tanto la vostra dose di piscio, maleducazione e groove è garantita al 100%.

Ogni tanto fa bene grattarsi le palle, scolarsi qualche birra e mandare tutti a fanculo, no?

venerdì 8 dicembre 2017

Dr. Living Dead! - Cosmic Conqueror (2017)

Svezia | Century Media Records

Post di Michele Ricci.

Gli svedesi Dr. Living Dead! sembrano gli Slayer con momenti di groove giovane e tanti ammiccamenti ai nostalgici degli '80.

Basterebbe solo 'sto trafiletto per descrivere il cd prodotto della Century Media Records, furba nel cavalcare l'ondata modaiola di revival degli anni che fecero il metal grande, ma "Cosmic Conqueror" è una vuota confezione che, pur con tutti i colori al posto giusto, contiene repliche insipide e sinceramente superflue.

Mah...

giovedì 7 dicembre 2017

R-Type Dimensions (2014)

Tozai Games | PlayStation 3

Post di Michele Ricci.

L'importanza di R-Type nella storia dei videogiochi è fuori discussione. Il titolo di Irem ha settato le regole base di un modo di concepire gli shooting game che, ad anni di distanza, riesce a garantire un'incredibile soddisfazione e defeca in testa a esemplari ben più recenti dello sparare a scorrimento orizzontale.

R-Type Dimensions trasporta i primi due capitoli della serie su console "attuali" senza mettere le mani sul cuore del gameplay, aggiungendo un deludente restyling grafico (che si può disattivare con una singola pressione di tasto) e la fondamentale classifica online.

Si gioca alla stessa maniera della sala giochi e, con lo stesso spirito, bisogna sapere che perdere i potenziamenti a partita inoltrata equivale a morte (quasi) certa, morte che, vista la difficoltà originale, non lascia spazio alle anime più gentili e delicate.

Rude, stronzo, un po' scorretto ma seminale.

mercoledì 6 dicembre 2017

Kane & Lynch 2: Dog Days (2010)

IO Interactive | PlayStation 3

Post di Michele Ricci.

Dopo un primo episodio non perfettamente a fuoco (e protagonista di spiacevoli episodi di "bullismo promozionale"), Kane & Lynch 2: Dog Days cerca di riproporre lo schizofrenico duo della morte a un pubblico che non ne sentiva la mancanza.

Se le magagne di un gameplay traballante sono ancora al loro posto, nulla vi è da eccepire sull'atmosfera torbida e pulp dell'intero gioco, densa e convincente.

Il ricorso continuo a effetti di distorsione e sgranatura dell'immagine aggiunge quel tocco di sporcizia e degrado che mi fa impazzire, portandomi a consigliare il gioco a chi è alla ricerca di un'esperienza intensa, esteticamente appagante ma grezza nelle meccaniche di gioco.

martedì 5 dicembre 2017

Scour - Red (2017)

USA | Housecore Records

Post di Michele Ricci.

Secondo EP per il nuovo progetto musicale di Phil Anselmo e (violenta) compagnia, e la sostanza non cambia: riffing black metal, ritmiche grindcore e tante mazzate.

La dolorosa proposta degli Scour se ne sbatte di arzigogolate strutture melodiche e punta dritto al sodo, compatta e decisa, garantendo pochi, ma buoni, minuti di spietata arroganza.

Adesso bisogna sperare che il buon Phil non mandi tutto a puttane.

lunedì 4 dicembre 2017

Just Dance 2018 (2017)

Ubisoft | Nintendo Switch

Post di Michele Ricci.

In barba all'ego del TRUE HARDCORE GAMER JAPPONOREVOLE, a casa nostra non manca mai un Just Dance, mai.

Si gioca in tanti, si fanno figure di merda tra le risate generali, e le serate invernali svoltano per il verso giusto.

Chi se ne fotte se i brani sono sconosciuti al sottoscritto e se la mobilità del medesimo è al limite della paralisi, quando le persone che amo si divertono moltissimo?

Per giornate all'insegna della caciara e dell'imbarazzo.

domenica 3 dicembre 2017

Scatto di Domenica #003

Post di Michele Ricci.

Bayonetta 2
2014, Platinum Games - Wii U

Più letale, più cafona, più esagerata e con un nuovo taglio di capelli da paura, Bayonetta si conferma la regina indiscussa dell'azione stilosa, con buona pace dei maschietti (con Ryu Hayabusa a rendergli la katana).

sabato 2 dicembre 2017

Anaal Nathrakh - Passion (2011)

Inghilterra | Candlelight Records

Post di Michele Ricci.

Agli Anaal Nathrakh bastano poco più di trentacinque minuti per fugare ogni dubbio: "Passion" spacca di brutto, cioè!

Il grindcore nero e rumorista del duo travolge e coinvolge, aprendosi a improvvisi fraseggi melodici che, per quanto armoniosi siano, non intaccano minimamente la tensione dei brani.

L'album si apre con un colosso di nome "Volenti Non Fit Iniuria", e basta ascoltarne il riff principale per innamorarsi perdutamente della folle creatura inglese.

Estro, schiaffi in faccia, schizofrenia e tanta beltà.

venerdì 1 dicembre 2017

Papers, Please (2013)

3909 | Steam

Post di Michele Ricci.

Una guerra appena conclusa, disperazione, terrorismo, immigrazione, una famiglia da mantenere in vita e un lavoro da ispettore di frontiera.

Papers, Please è ansia distillata in un turno di lavoro sin troppo breve, con uomini da condannare e attentati privi d'eco emotivo, storie che si consumano al ritmo di timbri e controlli, un "Trova la Differenza" distopico dall'estetica orribile che scava in profondità e alimenta inattese riflessioni.

Dannatamente coinvolgente.

giovedì 30 novembre 2017

Shinobi III: Return of the Ninja Master (1993)

SEGA | Megadrive

Post di Michele Ricci.

Durante le prime avventure lontano dal quartiere (nel mio caso la metà degli anni ottanta) il ninja stava alla fighaggine come Elena Anna/Ilona Staller/Cicciolina alle VHS.

Anche il più merdoso film trasmesso sulle disperate emittenti televisive locali guadagnava un significativo boost di fascino all'apparire delle letali e silenziose ombre assassine.

La pioggia incessante di shuriken di stagnola trasformava le aule scolastiche in un anarchico campo di battaglia, sostituite con il passare degli anni dalle più tradizionali e impegnative mazzate da strada (ma questa è un'altra storia).
  
Crescendo, l'amore infantile per queste figure così carismatiche e misteriose rimase invariato, alimentato da film, cantoni animati e fumetti che danzavano tra il terribile e il clamoroso, per deflagrare completamente in quel mondo magico e spietato che mi formò come uomo e, sopratutto, come fumatore: la sala giochi.

Lì avvenne il mio incontro con Shinobi, e fu amore tormentato a prima vista.

L'esigua paghetta settimanale spariva in un'istante, fagocitata da quel maledetto bastardo mangia-100 lire, ma staccarsi dal cabinato era come tagliarsi l'uccello, anche se, in quel periodo, non capivo pienamente la gravità di tale affermazione.

Il giorno che terminai il gioco qualcosa in me cambiò: avevo scoperto Elena Anna/Ilona Staller/Cicciolina.

Gli anni passarono velocemente, tra rapporti sentimentali della durata di qualche ora, musica heavy metal e nuovi idoli sessuali (Moana, dolce Moana...), ma le mie due grandi passioni non accennavano a sopirsi: i videogiochi ed i ninja.
Ricevere un Megadrive come regalo di Natale fu come concludere un discorso intrapreso anni prima.

Shinobi 3: Return of the Ninja Master è pura poesia platform/action, un concentrato armonioso di grafica da urlo, sonoro avvincente e giocabilità immacolata. Il perfetto sistema di controllo rende l'incedere deciso di Joe Musashi una sinfonia di salti e attacchi concatenati, mentre ci si scaglia verso il prossimo nemico da abbattere con un colpo mirato di katana, proseguendo la propria corsa verso il boss di fine livello.

La varietà delle situazioni di gioco lascia ancora oggi piacevolmente soddisfatti, tra corse a cavallo e livelli a scorrimento multidirezionale, per finire sopra una futuristica tavola da surf, pronti a falciare orde di bizzarri nemici.
Il grado di sfida è l'unica nota stonata del titolo Sega, ma basta alzare il livello di difficoltà per godere di tutte le sfaccettature che questo titolo ha da offrire.

Shinobi 3: Return of the Ninja Master è uno degli apici massimi toccati dal Megadrive, un titolo irrinunciabile per tutti quelli che da un videogioco cercano il gustoso piacere della giocabilità pura ed esaltante.

Alla faccia di quella traditrice di Elena Anna/Ilona Staller/Cicciolina.

mercoledì 29 novembre 2017

El Shaddai: Ascension of the Metatron (2011)

Ignition Games | PlayStation 3

Post di Michele Ricci.

El Shaddai: Ascension of the Metatron è un giochetto furbetto, che nasconde dietro tanta eccentricità grafica una povertà tecnica (quattro poligoni del cazzo e riesce pure a scattare!) e ludica che ti fa salire il crimine, quello pericoloso.

Lungo corridoi vuoti, tirando "arcate" sulle gengive a nemici anonimi e zompando in noiose sezioni platform a scorrimento laterale, l'action fashion di Ignition Games ha la simpatica idea di sfoderare una storia a elevato contenuto supercazzolistico giappo-mistico, lasciandoti lì, tra l'incredulo e l'incazzato, a domandarti: "Perché?"

Insignificante.

martedì 28 novembre 2017

Animal Crossing: Pocket Camp (2017)

Nintendo EPD | Android

Post di Michele Ricci.

Della mia dipendenza da Animal Crossing ne ho scritto in questo post, e non vi faccio sprecare tempo inutilmente riproponendovi tutta la pappardella.

Comunque, esce un nuovo capitolo della serie per dispositivi mobile e mi ci fiondo come un decrepito vecchiaccio alla Fiera Del Lambrusco Come Se Piovesse, ma possano esplodermi gli occhi e seccarsi le mani se dovessi perdere altro tempo in compagnia di questa creatura immonda.

Tutta la godereccia apatia del simulatore di società alla deriva made in Nintendo è andata a farsi fottere, lasciando spazio a un mappazzone che prende il peggio dei giochi free-to-play e lo conduce verso vette di inaudito imbarazzo e mancanza di pudore.

Sicuramente questa cosa brutta cagherà soldi a non finire, ma io provo solo repulsione.

lunedì 27 novembre 2017

Killer Klowns From Outer Space (1988)

USA |  Stephen Chiodo (un cognome che invidio.)

Post di Michele Ricci.

Degli alieni  invadono la Terra pronti a distruggere l'umanità.

Scritta così sembra la solita trama da film di fantascienza a sfondo horror, ma questa volta i figli di puttana sono clown giunti sul pianeta a bordo di un'astronave a forma di tendone da circo, armati di pistole spara popcorn "speciali" e, sopratutto, completamente fuori di melone.

Tutta la pellicola è un susseguirsi di gag trash assolutamente esilaranti/imbarazzanti, con i cazzutissimi invasori pittati pronti a utilizzare i metodi più improbabili per imprigionare le proprie, stupide, vittime (tra zucchero filato e ombre cinesi c'è di che ghignare) e ci si ritrova ad attendere la prossima puttanata solo per farsi delle grasse risate ignoranti, meglio se accompagnate da rutti e peti a pieno regime.

Tirando le somme: una trama banale, dialoghi da fucile in bocca, personaggi scontati e completamente rincoglioniti, cattivoni improponibili armati con le minchiate più inverosimili, colonna sonora tamarra ed effetti speciali che nemmeno negli anni cinquanta se ne vedevano di così scadenti.

Uhm...

Capolavoro cazzo, capolavoro!

domenica 26 novembre 2017

Soen - Cognitive (2012)

USA | Spinefarm Records

Post di Michele Ricci.

Cosa succede quando il talentuoso batterista Martin Lopez (ex Opeth ed Amon Amarth) chiama a raccolta il mostruoso Steve DiGiorgio (bassista di Death, Autopsy, Sadus e una miriade di altre band), il chitarrista Kim Platbarzdis e il cantante Joel Ekelf?

Ma sicuramente mette in piedi una cover band dei Tool, no?

"Cognitive" dei Soen trabocca d'amore passionale verso il gruppo di Maynard, plagiandolo nelle vocal, negli arrangiamenti, nelle liriche, persino nell'atmosfera suggerita dalla cover!

Ogni singola nota incisa riporta alla memoria il progressive intellettualoide dei Tool, includendo nel pacchetto la medesima ricerca melodica e armonica, suggellata da una prestazione tecnica sbalorditiva e compatta, ma praticamente priva d'identità.

Eppure brani come la bellissima "Savia" o l'elegante "Ideate" colpiscono nel segno, emozionando e lasciandosi ascoltare con discreto godimento, ricchi di sfumature che sollazzano l'orecchio di chi è in cerca di sonorità ben strutturate ed in continua evoluzione.

Se analizzato freddamente, "Cognitive" sfiora il mezzo miracolo artistico, non presentando sbavature o cazzate, raccogliendo al proprio interno le più svariate suggestioni sonore ed emozionali, ma nella scena musicale il merito di queste atmosfere e di questo sound spetta ad altri, ed i Soen non possono fare altro che alimentare il mito Tool con l'unica cosa veramente radicata all'interno del loro album di debutto: l'ammirazione incondizionata

sabato 25 novembre 2017

AtomA - Skylight (2012)

Svezia | Napalm Records

Post di Michele Ricci.

Due astronauti partono per una spedizione nello spazio con il compito di trovare un nuovo pianeta vivibile per i terrestri, vista la situazione disastrosa in cui è ridotta la Terra.

Questo il concept lirico dietro l'esordio degli svedesi AtomA, un'odissea spaziale che in altri media (cinema e letteratura su tutti) è stata sviscerata in ogni sua forma, ma che in "Skylight" funge da preambolo narrativo inusuale e originale.

L'intelaiatura musicale è quella del metal, ma nel sound del quartetto c'è spazio per tanta altra roba: post-rock malinconico, ambient, elettronica ("Solaris" ha echi inaspettati degli Enigma che furono) e una tonnellata d'atmosfera sublime.

Le composizioni esplodono in aperture gigantesche, un muro di suono epico e magniloquente che trasporta l'ascoltatore in meravigliosi spazi siderali, una minuscola particella soverchiata dall'imponenza degli astri e circondata dal silenzio del cosmo.

La facilità con cui gli AtomA riescono ad alimentare scenari ipnotici ha dell'incredibile e basta solo socchiudere gli occhi per smarrirsi.

La vena malinconica che attraversa questa sorprendente creazione nordica è il colpo di pennello finale sulla tela "Skylight", e brani come la struggente "Cloud Nine", l'energica "Hole in the Sky" o la sconfinata "Resonance" sono concrete dimostrazioni di capacità tecnica al servizio di un tocco artistico fuori dalla norma ed estremamente visionario, dove è tutto l'insieme a formare un'entità unica ed indissolubile da vivere nella sua completezza.

venerdì 24 novembre 2017

Katatonia - Dead End Kings (2012)

Svezia | Peaceville Records

Post di Michele Ricci.

Sicuramente è difficile parlare di "Dead End Kings".

Dopo l'ottimo "The Great Cold Distance" (del 2006) e del più che discreto "Night is the New Day" (2009), il terzetto svedese rimescola di nuovo le carte in tavola, concentrandosi sullo snellimento degli arrangiamenti, scevri della strutturata architettura musicale che ne aveva composto le fondamenta in passato, ma lasciando inalterata la vena struggente e malinconica dei brani, sempre in bilico tra chiaroscuri umorali e controllate ripartenze d'impatto.

Ed è proprio durante i momenti più energici che la differenza con il sound precedente della band viene a galla prepotentemente. Adesso tutto è finalizzato alla precisa caratterizzazione di ogni singolo tassello che compone "Dead End Kings", una scelta mirata e consapevole di compattezza e "semplificazione" che pone in primo piano il mood, l'atmosfera a scapito delle inaspettate e fantasiose aperture, quasi progressive, che tanta personalità avevano donato ai precedenti album.

Ma, se i Katatonia asciugano le proprie composizioni, quel che resta è un meraviglioso concentrato di melodie che vanno dritto al cuore, gocce di pioggia in una giornata di sole, frammenti d'intimità carichi del sentore della fine, del gelo di una vita che contempla la caduta, il fallimento esistenziale.

Jonas Renkse regala una prestazione da brivido, cantore distaccato ma estremamente ammaliante ed enigmatico, protagonista delle divagazioni al limite del pop di una delicatissima "Leech" e della sospesa "Ambitions", brano-manifesto del nuovo percorso artistico dei Katatonia.

"Dead End Kings" richiede molta meno fatica per essere apprezzato, ma svela se stesso solo con il tempo, arricchendosi d'umori e sfumature inaspettate, esprimendosi attraverso la semplicità delle emozioni, quelle più private e fragili, quelle che ci rendono spaventosamente umani.

giovedì 23 novembre 2017

Meniscus - War of Currents (2011)

Australia | Autoprodotto

Post di Michele Ricci.

Il suono dei Meniscus è puro fluido musicale, una creatura densa ma leggiadra, sinuosa nelle forme ma dai contorni rarefatti, impalpabili.

C'è serenità nel muro sonoro del trio australiano, una lotta serrata tra serene atmosfere post-rock e l'improvviso gonfiarsi delle chitarre elettriche, incisive e mai troppo rabbiose. Atmosfere soffici e rarefatte si mescolano a pattern ritmici vari e carichi di groove, ampliandosi in melodie corali minimali, evocative, vivide, delicate.
L'elettronica presente è usata con moderazione, con inserti sporadici e perfettamente mirati, asserviti alla predominante componente rock, cuore pulsante dell'album.

"War of Currents" si abbandona al proprio mood con spigliata sicurezza, in un fluire ininterrotto che rapisce e suggestiona, nonostante la relativa brevità dell'opera riporti indietro l'ascoltatore vagabondo proprio al sopraggiungere del piacere sensoriale. 

Breve ma intenso.

mercoledì 22 novembre 2017

Vanessa Van Basten - La stanza di Swedenborg (2006)

Italia | Eibon Records

Post di Michele Ricci.

Alcuni dischi ti entrano nel sangue, ammalandolo, corrompendolo con la loro bellezza dannata, rendendoti un tossico musicale in crisi d'astinenza sonora.

"La stanza di Swedenborg", creatura d'esordio degli italiani Vanessa Van Basten, è pura droga artistica, un vibrare emotivo che, partendo nel cervello, lentamente si apre la strada fino alla coscienza, in un flusso continuo di sensazioni, colori, ricordi e visioni. Si resta tramortiti dal susseguirsi incessante d'atmosfere e non-luoghi in cui abbandonarsi, lanciati a velocità folle nella più nera delle albe oppure cullati verso un tranquillo giaciglio in cui ritemprarsi.

Le diramazioni stilistiche del duo genovese pescano da svariate influenze musicali ma, grazie alla grande personalità, al gusto ricercato e alla toccante sensibilità, il tutto si trasforma in un'esperienza viva, pulsante, travolgente. L'incedere stanco di "Dole", la speranza di "Giornata De Oro", la malinconia dolce di "Floaters", note che feriscono e leniscono, raccontano, urlano e sussurrano parole per sensazioni che crediamo solo nostre, ma che marchiano a fuoco l'esistenza di ogni singolo, stupido, debole essere umano.

Spalancate le finestre della dimora Vanessa Van Basten, troverete il vostro mondo, pronto per essere riscoperto.

Ancora una volta.

martedì 21 novembre 2017

La samaritana (2005)

Corea del Sud | Kim Ki-Duk

Post di Michele Ricci.

Kim Ki-Duk è un regista estremo, come estreme sono le reazioni degli spettatori durante la visione delle sue pellicole. Amarle o detestarle conta relativamente poco visto che ignorarle risulta praticamente impossibile.

La samaritana punta dritto al cuore mentre prende a pugni lo stomaco con violenza, delicata come una carezza paterna ma spietata come la più nera delle vendette. Non ci sono fronzoli e orpelli tecnici nella regia del coreano, semplice ed essenziale nelle inquadrature, costantemente focalizzata sui personaggi, in modo realistico, concreto, crudo.

Il film è una storia d'amore dannata e proibita, di persone ai margini, di giustizia sbagliata, di sessualità deviata ma universale, di perdizione e parziale redenzione ma sopratutto di sentimenti, vividi e grondanti sangue, lacrime e tenerezza, esasperati dal personalissimo tocco tragico del cineasta.

Un'opera intensa e controversa, dai temi ostici ma dalla sensibilità straordinaria.

lunedì 20 novembre 2017

Quando le macchine si fermeranno (1964)

USA | Harry C. Crosby

Post di Michele Ricci.

Harry C. Crosby (che firmava le proprie opere con lo pseudonimo di Christopher Anvil) è un nome poco conosciuto nell'ambito della fantascienza classica, nonostante la corposa bibliografia che ne porta la firma, composta prevalentemente da racconti e romanzi brevi.

"Quando le macchine si fermeranno" appartiene proprio a quest'ultima categoria, racconto sul disfacimento della società americana dovuto alla "scomparsa" improvvisa dell'energia elettrica, con le conseguenze catastrofiche che, inevitabilmente, ne derivano.

Assisteremo alle disavventure dei protagonisti, tra gelosie, follia di massa, pacata violenza e le classiche dittature emergenti, tenute insieme con brio grazie allo stile dinamico e coinvolgente dello scrittore statunitense, un esempio autentico di letteratura a "montagna russa" che non lascia spazio a tempi morti, dedicandosi più al riassunto che all'approfondimento.

L'opera è solo puro intrattenimento, ottimo per saziare la pancia ma inefficace per la detonazione celebrale, nonostante sia estremamente difficoltoso rimanere indifferenti alla vivacità del romanzo, sempre attento a non scandalizzare il lettore, tralasciando particolari cruenti e situazioni destabilizzanti che, solitamente, vanno a braccetto con la letteratura fantascientifica a sfondo catastrofico/post-apocalittico.

Accessibile a tutti e non solo ai cultori del genere.

Intrattiene e diverte. Poi, molto velocemente, si dimentica.

domenica 19 novembre 2017

Down - Down IV Part I, The Purple EP (2012)

USA | Roadrunner Records

Post di Michele Ricci.

Nel 1995 i Down, formati da membri di Pantera (Phil Anselmo e Rex Brown), Corrosion of Conformity (Pepper Keenan) e Crowbar (Jimmy Bower e Kirk Windstein) diedero alla luce lo stupefacente album d'esordio "NOLA", un inno d'amore incondizionato rivolto ai maestri del doom metal tradizionale, modernizzato nel sound generale ma carico delle stesse atmosfere torbide e funeree.

Dopo 17 anni, e due ottimi album alle spalle ("Down II: A Bustle in Your Hedgerow" del 2002 e "Down III: Over the Under" del 2007), il combo statunitense torna con il primo di una serie di quattro EP e ogni dubbio viene immediatamente fugato.

"The Purple EP" offre la solita colata bollente di chitarre obese e lorde, ritmiche corpose e vocalizzi ruvidi ma melodici. I brani proseguono possenti, carichi di partiture monolitiche rotonde, compatte nel loro evolversi, forse questa volta in maniera sin troppo eccessiva.

Nonostante tutto risulti minuziosamente rifinito e lavorato, mancano i guizzi di genialità inaspettati e originali, quelli da eccitazione turgida istantanea, presenti in grande quantità nei precedenti lavori ma tragicamente latitanti in questa release (ad eccezione della bellissima "Misfortune Teller", gioiellino realmente ispirato ed esaltante).

L'insieme si lascia ascoltare con piacere, ma scivola via troppo velocemente, cedendo il passo a una pericolosa noia dilagante. 
Confezionato con rodata professionalità, "Down IV Part I - The Purple EP" risulta privo dell'anima dannata, ma estremamente affascinante, che ha reso grandi i Down, rivelandosi un mezzo passo falso che, diciamolo, ci può anche stare.

sabato 18 novembre 2017

Bad Taste (1987)

Nuova Zelanda | Peter Jackson

Post di Michele Ricci.

Il film d'esordio di un giovane Peter Jackson è un concentrato di pura follia splatter ingravidata da una demenzialità allo stato brado, così esasperata da sconfinare nel non-sense più ilare.

La scalmanata unità speciale inviata a risolvere i guai, nonostate si riprometta di mantenere un profilo scentifico quanto più professionale possibile, non fa altro che maciullare alieni a colpi di mitra, bazooka, estirpando teste con mani e motoseghe protette da sofisticatissimi sistemi di sicurezza (uno dei momenti più divertenti).

Le ridicole scene d'azione, che compongono un buon 50% del film (il restante spetta a budella e cervelli), risultano così volutamente artificiose e impacciate che vi troverete stesi sul divano a ridere di gusto, ingozzandovi di patatine fritte con olio esausto, ruttando come se non ci fosse un domani.

Gli effetti speciali risultano convinventi, sopratutto se si considera l'esiguo budget a disposizione della pellicola, e le varie mutalizioni/sventramenti (epocale quello finale tutto a base di motosega e "rinascita") restituiscono il giusto impatto gore, elemento imprescindibile per gli amanti del filone.

Ma, nonostante gli evidenti difetti, si nota una piacevolissima anarchia di fondo, uno stile senza compromessi, grezzissimo, dettato solo da una passione sanguigna, viscerale, propria degli esordi cinematografici.

Tutti le situazioni ricreate sono una continua presa per il culo, un dito medio rivolto ai moltissimi action movie kaccatini che intasavano (e intasano) le sale di mezzo globo.

Lo stile irriverente e delirante del film ancora oggi conquista, nonostante l'Italia, in ambito splatter, abbia raggiunto picchi ben più disturbanti e riusciti (Cannibal Holocaust insegna), in tempi antecedenti al rilascio di questa pellicola.