mercoledì 20 settembre 2017

Art of Balance (2014)

Shin'en Multimedia | Wii U

Post di Michele Ricci.

Shin'en Multimedia porta anche su Wii U il suo gioco d'equilibrio apparso in principio su Wii, aggiornando grafica e contenuti.

Art of Balance ci chiede d'impilare una serie di pezzi su di una base più o meno stabile, con la speranza di veder resistere la propria torre per i fatidici tre secondi.

Tra musiche softcore e tranquillità zen, il videogioco di Shin'en rilassa e scaccia via i brutti pensieri.

Ah, grazie al programma My Nintendo è possibile portarselo a casa gratis.

martedì 19 settembre 2017

Be Ball (1990)

Hudson Soft | PC Engine

Post di Michele Ricci.

Be Ball è un graziosissimo puzzle game action sviluppato dalla (mai troppo) compianta Hudson Soft, uscito su PC Engine nel 1990.

Quattro sfere di diverso colore da posizionare, con la paffuta protagonista, su delle piastrelle della medesima tonalità, facendole rotolare all'interno dei livelli oppure scagliandole contro i simpatici nemici che intasano le schermate.

Grafica e animazioni eccellenti, musichette ipnotiche e controlli reattivi non riescono ad attenuare la ripetività devastante con cui il gioco deve fare troppo presto i conti.

Fino a quando dura è un piacere. Poi...

lunedì 18 settembre 2017

Toy Shop Boys (1990)

Victor Musical Industries | PC Engine

Post di Michele Ricci.

Toy Shop Boys è il secondo gioco sviluppato da Victor Musical Industries che tratto su Barbagamer Micro, ed è nuovamente su PC Engine che andiamo a parare.

Alla guida di un dinamico trio di marmocchi volanti, ognuno con il proprio attacco specifico, saremo chiamati a trucidare orde di coloratissimi avversari, alternando l'infante adatto a fronteggiare le avversità contingenti.

Se l'aspetto ciccipuffoso può sussurrare una leggerezza di fondo, basta approfondire un attimo il gameplay per restare piacevolmente sorpresi.

Appreso che la spadata laser cancella alcuni tipi di proiettili, attraversare indenni l'inferno imbastito dagli sviluppatori richiede attenzione, strategia e riflessi pronti, visto che il titolo non è propriamente amichevole (livello di difficoltà più basso escluso).

Graficamente pulito e dalle melodie sonore simpatiche ma che presto vengono a noia, Toy Shop Boys ha un cuore pulsante sparatorie hardcore, un intrigante shooter verticale che sa divertire.

domenica 17 settembre 2017

Daisenpū (1990)

NEC Avenue | PC Engine

Post di Michele Ricci.

Il PC Engine ospita tantissime conversazioni di titoli arcade, lavori impressionanti vista la potenza della macchinetta NEC.

Ed è proprio la compagnia madre a comprimere su HuCard lo shooter verticale militaresco portato in sala da Toaplan, mantenendo inalterata la struttura ludica e ritoccando leggermente grafica e sonoro.

Daisenpū (Twin Hawk in occidente) prosegue nel solco di una tradizione di cui 1942 fu precursore, con un'ambientazione da Guerra Mondiale azzeccata e convincente, inserendo originali variazioni che rinfrescano la formula base.

Messi da parte i singoli stage, al giocatore spetta attraversare l'intero gioco senza interruzioni di sorta, blastando i nemici in un flusso continuo carico di buona tensione, potenziando il proprio volume di fuoco e avvalendosi del supporto di uno squadrone (richiamabile con la pressione di un tasto), fedeli compagni di battaglia che ci seguiranno fino al loro abbattimento o al nostro ordine di sacrificarsi per la causa, schiandandosi volontariamente verso il cattivo più vicino.

Bello da vedere e d'ascoltare, Daisenpū è un solido shooting game vecchia scuola, apprezzabile nella sua semplicità e dal soddisfacente grado di sfida, grazie ai tre livelli di difficoltà selezionabili.

sabato 16 settembre 2017

Thränenkind - King Apathy (2016)

Germania | Lifeforce Records

Post di Michele Ricci.

"King Apathy" è un fulgido esempio di disco concepito a tavolino, tarocco come le borse di marca vendute in spiaggia.

I tedeschi prendono un po' dal post metal, qualcosa dal pop black metal, una chitarrina languida per atteggiarsi e amalgamano il tutto con un finto struggimento giovane che fa ridere di brutto.

Tentano in tutti i modi di distinguersi i Thränenkind, appioppandosi l'etichetta di "nazi-vegan post metal cioè scansati merda carnivora", ma i crucchi cercano solo di piacere a più gente possibile, utilizzando mezzucci patetici che fanno troppa tenerezza.

Quarantacinque inutili minuti.

venerdì 15 settembre 2017

Ningen-Isu - Ningen-Isu Kessakusen (2009)

Giappone | Tokuma Japan Communications

Post di Michele Ricci.

Una compilation può fornire un buon assaggio della proposta musicale, dalla storia decennale, di un gruppo storico come i nipponici Ningen-Isu.

"Ningen-Isu Kessakusen" raccoglie un bel po' di brani emblematici della band di Aomori, mostrando tutte le varie sfumatore di cui si compone il loro sound. Hard rock e heavy doom metal ad alto impatto, orecchiabile, semplice ma che fa muovere il culetto che è 'na meraviglia.

Kenichi Suzuki percuote le corde del basso e canta con un timbro in bilico tra tradizione orientale e influenze occidentali, arricchendo di personalità le tracce del trio, per un risultato finale che regala vibrazioni rock autentiche, giuste.

Da non perdere.

giovedì 14 settembre 2017

Super Little Acorns 3D Turbo (2013)

Pixel Toys | Nintendo 3DS

Post di Michele Ricci.

Ho preso Super Little Acorns 3D Turbo gratis, grazie ai punti del programma fedeltà My Nintendo e, in tutta onestà, l'impatto iniziale non è stato dei migliori.

La sciatta grafica e il sonoro ripetitivo parevano presagire merda a profusione ma, una volta superati una decina di livelli, il gioco inizia a carburare e la struttura da platform a bocconcini funziona alla grande.

Un solo tasto per saltare e dondolarsi in appositi punti, quattro obbiettivi da raggiungere, power-up a tempo sparsi per il livello, un numero prefissato di ghiande da raccogliere per attivare l'uscita, stupidi avversari, un limite di tempo e immediatezza.

Grazie a controlli puntuali e reattivi si cominciano a fare numeri da circo, aggrappandosi con il rampino e travolgendo ogni cosa, con un occhio al timer e la mente al lavoro per trovare il percorso ottimale per chiudere il più in fretta possibile.

Nonostante la bruttezza del comparto artistico, il gioco dei Pixel Toys risulta un lavoro ben eseguito dalle solide fondamenta. Mancano la profondità e le finezze dei mostri sacri del genere, ma Super Little Acorns 3D Turbo non è da buttare.

mercoledì 13 settembre 2017

Gambare Gorby! (1991)

JSH Co. | Game Gear

Post di Michele Ricci.

Gambare Gordy! è un puzzle game sviluppato da JSH Co. per Game Gear che ci mette alla guida di un panzone buontempone, ridente addetto allo smistamento di merce transitante su nastro trasportore.

A inizio stage avremo la comanda da rispettare, sfuggendo a guardiani dalle evidenti tendenze fasciste (da tenere a bada con un bel rutto/grido), direzionando gli scambi in maniera corretta.

Il ritmo compassato dei primi livelli è presto destinato a scomparire, lasciando il passo a un vero inferno di binari, schivate, merci varie e qualche santo volante.

Frenetico, impegnativo il giusto e perfetto per partite mordi e fuggi.

martedì 12 settembre 2017

Ankoku Densetsu (1990)

Victor Musical Industries | PC Engine

Post di Michele Ricci.

È facile volere molto bene al PC Engine, sopratutto se si apprezzano gli shooting game, ma la macchinetta dei sogni di NEC e Hudson Soft ha diversi assi nelle maniche anche in altri generi videoludici.

Giusto come esempio posso citarvi questo Ankoku Densetsu (in occidente rinominato The Legendary Axe 2, seguito non "ufficiale" di un titolo parzialmente diverso), classico platform action ad ambientazione (quasi interamente) fantasy con protagonista un barbaro di mutandazza di pelo vestito.

Tra mostruosità, si zompa e si affetta, dosando l'altezza del salto tramite la pressione del tasto adibito, potenziando le armi (non manca nemmeno un smart bomb), mentre si passano a fil di lama boss tra il grottesco e il radical chic.

Si procede con scioltezza all'interno di livelli discretamente progettati e disegnati, mai frustrati ed a passo spedito, lasciandosi alle spalle cumuli di mondezza nemica (la spada, se potenziata al massimo, è devastante), consapevoli dei fortissimi richiami a sua brutalità Rastan ma ok, vabbe', dovete proprio rompere?

Mentre vegliavo sul sonno di mio figlio (con relativa espressione seria) è stato piacevole giocare (e finire in breve tempo) Ankoku Densetsu.

lunedì 11 settembre 2017

Aero Blasters (1990)

Kaneko | PC Engine

Post di Michele Ricci.

Port per PC Engine del titolo arcade, Aero Blasters (aka Air Buster) si presenta al giocatore sfoderando il proprio membro fatto di nervi, spari e (poche) madonne.

Lo shooting game di Kaneko fa bene le cose che deve fare, con ondate nemiche mai troppo malevole, ritmo gestibile, un buon numero di power-up, leggere variazioni sul tema (tipo il secondo stage) e scontri contro boss sfiziosi.

La sfida è abbordabile per chi è cresciuto a pane e sparatutto, e graficamente non ci si può lamentare (molto belli i fondali e tante astronavi a schermo), per un gioco di sparare onesto e gradevole all'occhio.

domenica 10 settembre 2017

Neo Turf Masters (1996)

Nazca Corporation | Nintendo Switch (Neo Geo)

Post di Michele Ricci.

Senza perdere tempo a menare il can per l'aia, Neo Turf Masters (Big Tournament Golf in Giappone) è il miglior gioco di golf mai creato, con gran soddisfazione della moglie di Tiger "Mi Sballo Con Le Medicine" Woods.

Nazca Corporation non sbaglia un singolo ingrediente della sua specialità: grafica squisita, sonoro coinvolgente, controlli impeccabili, ottimi campi, gestione della progressione intelligente e divertimento che scorre a fiumi.

Passano gli anni ma Neo Turf Masters resta godibile ed esaltante come la prima volta, con questo port per Switch ideale per partite soddisfacenti anche in mobilità.

Un classico immortale del videogioco.

sabato 9 settembre 2017

Dangerous Seed (1989)

Namco | Arcade

Post di Michele Ricci.

Dangerous Seed, shooting game verticale sviluppato da Namco, è la classica carneficina di alieni insettoidi, tutto a suon di laserate, smart bomb e attacco secondario "a scadenza".

Nell'intro del gioco assistiamo allo sganciamento dei vari veivoli che compongono la nostra astronave madre ed è proprio grazie a loro che il gioco riesce a distinguersi dall'agguerrita concorrenza presente in sala giochi in quel periodo.

Ogni "componente minore" ha caratteristiche proprie di attacco (principale e secondario) e resistenza ai colpi nemici, diversificazione che richiede una tecnica specifica d'applicare alla navetta che si ha sotto il culo in un determinato momento. Oh, niente di trascendentale, ma l'idea resta comunque carina e discretamente riuscita.

Il ritmo di gioco è quello giusto, le brutture aliene "scarrafoniche" sono offensivamente variegate e la pulizia grafica permette di seguire bene l'azione di gioco (anche se il design soffre di una certa mancanza d'ispirazione), esaltati dalla bellissima colonna sonora a opera di Yoshinori Nagumo.

Dangerous Seed diverte, impegna, si lascia giocare ma non esalta mai, spegnendosi poco prima di divampare. Ah, anche la conversione per Megadrive non è venuta male.


venerdì 8 settembre 2017

Muramasa The Demon Blade (2009)

Vanillaware | Nintendo Wii


Vanillaware è una software house da tutelare, artigiani del bidimensionale dal gusto artistico fuori scala. Su Barbagamer Micro ho già scritto di una loro produzione e questo Muramasa: The Demon Blade, pubblicato su quel Wii considerato troppo casual da molti appassionati, fa sfoggio del proprio indomito spirito hardcore.

Action RPG dal sangue adventure, immediato ma senza rinunciare a una gustosa profondità, il gioco dei Vanillaware sprigiona meraviglia audiovisiva e appagamento ludico, senza inutili orpelli di contorno.

Tante armi, la solita fissa per il cibo, battaglie dal ritmo serrato, boss, Giappone, colori e tanto amore. 



giovedì 7 settembre 2017

Mogwai - Every Country's Sun (2017)

Scozia | Rock Action Records

Post di Michele Ricci.

Ascoltando "Coolverine", ultima fatica dei Mogwai, ci si illude d'avere tra le mani il solito, ottimo, disco a cui il gruppo ci ha abituato (sì, nessun lavoro escluso), ma "Every Country's Sun" scarta di lato i preconcetti e sorprende con una naturalezza che lascia senza respiro.

Le solite, avvolgenti, melodie ci sono tutte, ma amoreggiano senza ritegno con soluzioni sonore sempre nuove, spiazzanti nella loro diversità ma tenute insieme dal malinconico abbandono armonioso proprio degli scozzesi, quella piacevole sensazione d'abbandono che ti conduce in un posto diverso, lontano, visivamente pulsante, che percepisci sulla pelle.

L'ispirazione e il talento difficilmente producono stronzate, e "Every Country's Sun" ne è dimostrazione.

mercoledì 6 settembre 2017

Attic - Sanctimonious (2017)

Germania | Ván Records

Post di Michele Ricci.

Album come "Sanctimonious" dei tedeschi Attic mi fanno amare servizi come Spotify. Uno sguardo veloce alle nuove uscite, copertina orribile, monicker old style, perfetto!

Avviando l'ascolto ho sorriso compiaciuto, perché i crucchi hanno fatto una cosa bellissima e giustissima: unire una base heavy metal classica, che tanto deve a King Diamond, a sonorità black metal melodiche con tanto di bandiera svedese a sventolare fiera.

Tutto suona "alla vecchia maniera" grazie ad arrangiamenti sicuri, chitarre capaci, melodie convincenti e tanto gusto per il tamarro che conta. Peccato per il falsetto comico del singer, che quando non caga fuori dalla tazza non è poi così malaccio, perché se vuoi  omaggiare King Diamond senza risultare ridicolo (si può?) devi farlo bene, punto.

"Sanctimonious" resta comunque un disco che gli amanti del metallo classico apprezzeranno molto. Io ho fatto diversi bis.

martedì 5 settembre 2017

Darkthrone - A Blaze in the Northern Sky (1992)

Norvegia | Peaceville Records

Post di Michele Ricci.

Se qualche anima in pena dovesse chiedermi: "Michele, panzone bastardo, cos'è il black metal per te?" la mia risposta sarebbe immediata: "A Blaze in the Northern Sky" dei norvegesi Darkthrone.

Tutto in questo album è rappresentativo del genere, dal suono all'immagine, dai testi all'attitudine. Freddo, malvagità, un pizzico di nordica epicità e l'omaggio alla scena primordiale da cui è scaturita la seconda ondata del sound nero (Celtic Frost su tutti).

Riff eccezionali, drumming primitivo e devastante, un Nocturno Culto che giunge dagli abissi infernali e sei brani memorabili, immortali inni di dannazione, con una "In the Shadows of the Horns" che non mi vergogno a definire la "Smoke on the Water" del black metal.

Fondamentale.

lunedì 4 settembre 2017

Scrapland (2004)

MercurySteam | Microsoft Windows

Post di Michele Ricci.

Per l'esordio commerciale gli spagnoli MercurySteam si sono avvalsi di una collaborazione illustre (American McGee come scrittore e producer), di un genere popolare e fruttuoso (action in terza persona in un'ambientazione open world) e di dosi ingenti d'umorismo così così.

Scrapland prova a fare tante cose ma raramente ne indovina qualcuna, e tra missioni sciatte, situazioni ripetute fino allo sfinimento e scarsa pulizia dei controlli, quel po' che c'è di buono (la sezione di "crafting" dei veicoli) si scioglie come sale in acqua bollente.

domenica 3 settembre 2017

Padre.

Post di Michele Ricci.

Scrivo questo post alle 02:45, dopo 37 ore di veglia ininterrotta.

Ieri sera sono diventato padre di 50 cm di meraviglia e sono in balia di una tempesta di emozioni che difficilmente saprei descrivere.

I prossimi giorni saranno sicuramente intensi e il blog potrebbe subire rallentamenti.

Forse ci si legge domani, forse no, chissà.

sabato 2 settembre 2017

Impaled Nazarene - Ugra Karma (1993)

Finlandia | Osmose Prod

Post di Vomicoso.

Gli Impaled Nazarene vedono la luce nel 1990, per mano dei fratelli Mika e Kimmo Luttinen, rispettivamente voce e batteria. Nel 1991 danno alla luce i primi due demo, "Shemhamforash" e "Taog Eht Fo Htao Eht" (The Oath Of The Goat, al contrario) da cui si può già notare che il black metal di questi finlandesi ha forti influenze che vanno dal crust al death, e a legare il tutto una pesante dose di dissacrante ironia, che purtroppo non è mai stata capita abbastanza. Nel 1992 esce il primo full, quel "Tol Cormpt Norz Norz Norz" tanto discusso negli anni. Arriviamo al 1993 e i nostri fanno uscire questo "Ugra Karma".

Il tema portante della band è senza ombra di dubbio il caos sonoro, che loro ai tempi definivano "raw cyberpunk black metal", il tutto accompagnato da indimenticabili testi e titoli di rara e perversa blasfemia, che andremo ad analizzare più avanti. Ci terrei in primo luogo a parlarvi della produzione di questo album, il sound  è tutt'oggi DEVASTANTE. Innanzitutto, stiamo parlando degli Impaled Nazarene, non dei Dream Theather, quindi se cercate tecnica e melodia siete pregati di andare a rompere i coglioni da un'altra parte. Qui le chitarre fanno il loro dannatissimo lavoro senza bisogno di assoli, tritando riff su riff, che passano da quelli più tipicamente di matrice black metal, ad altri devoti al crust/grind.

Stesso discorso vale per la batteria, Kimmo non è Portnoy, non troverete pezzi contro-tempo, e cagate annesse. Qui a farla da padrone è la potenza del sound di batteria, che in questo album riesce ad arraparmi parecchio. Vogliamo parlare delle vocal di Mika? Per quanto mi riguarda, insieme a Pete Helmkamp e pochi altri, siamo al cospetto di una delle voci più rappresentative del metal estremo tutto. La voce di Mika si alterna tra uno screaming rabbioso, a vocalizzi più death oriented, ma in ogni modo riesce a scartavetrarvi la pelle con la sua ferocia. Tra l'altro qui e la ci sono piccoli inserti di tastiere, che essendo per l'appunto solo inserti non infastidiscono, e aiutano a creare quell'atmosfera malata che permea l'album.

Ma passiamo ad analizzare l'album nel suo contenuto più palpabile, i brani. Direi che qui ce ne quasi per tutti i palati, dai pezzi più epicheggianti, a quelli quasi industrial, passando per crust, black, e death metal. La tracklist parte con "Goatzied" (incaprettato), ovvero un minuto di follia che alterna grind a tastiere ariose, per poi passare ad un duo di canzoni che da sole varrebbero l'acquisto del disco, ovvero la maestosa ed epicheggiante "The Horny And The Horned" (L'arrapato ed il cornuto, letteralmente) e la violenta "Sadhu Satana" (sacro satana, dall'indù), che è uno dei pezzi che preferisco. Con "ChaosGoat Law" e la seguente "Hate" si ritorna su lidi più epicheggianti, mentre "Gott Ist Tot" è un ottimo esempio di industrial black. Con "Coraxo" siamo di nuovi in territori grind, mentre "Soul Rape" è un pezzo fortemente influenzato dal punk, che in futuro sarà presente sempre in dosi maggiori negli album dei finlandesi. "Kali Yuga" miscela il punk alla furia black metal, mentre le successive "CyberChrist" e "False Jehova" ritornano a navigare su acque più classiche. Ci avviamo alla fine con un altro pezzo epico, "Sadistic 666 / Under a Golden Shower", dall'incedere lento che ricorda un po' i Manowar (ovviamente definizione naif e da prendere con le pinze!). Il disco vero e proprio si concluderebbe, ma nella ristampa del 1998 la Osmose aggiunge due bonus track, ovvero "Satanic Masowhore" e "Conned Thru Life", cover degli Extreme Noise Terror. L'album si distingue anche per le due diverse copertine: la prima, rappresentante la dea Kali, venne usata illegalmente (nel senso che non pagarono i diritti all'autrice del dipinto), mentre l'edizione del 1998 vedeva rappresentata una versione post-nucleare di Shiva, il distruttore.

Che altro dire? Ah si, qualche anno fa è uscita anche una versione in doppio LP. Poche scuse, se non ce lo avete, compratevi 'sto disco!


venerdì 1 settembre 2017

VVVVVV (2010)

Terry Cavanagh | Steam

Post di Michele Ricci.

Terry Cavanagh è un nome noto della "scena" indipendente videoludica, autore di quel capolavoro autistico/lisergico chiamato Super Hexagon (di cui scriverò a breve), che, con il titolo preso in esame in questo post, dimostra efficacemente quanto una sola meccanica di gioco, se implementata a dovere, possa sorreggere energicamente un intero gioco.

VVVVVV è un platform bastardo a mono tasto, pulsante adibito all'inversione di gravità. Muoviamo l'omino e invertiamo la gravità. Punto.

La meraviglia s'impossessa del consumatore sudato quando scopre che dietro questa semplicità si nasconde un level design impressionante che fa del ritmo assurdo il proprio punto di forza. Si avanza di stanza in stanza (racchiuse in una singola schermata) senza lesinare con i checkpoint. Si muore e si riparte, immediatamente, ogni volta a un passo dalla vittoria e pronti alla sfida successiva, esplorando la generosa mappa tra bestemmioni, schivate millimetriche e momenti di frustrazione.

La grafica è minimale e scarna, la colonna sonora chiptune entra di prepotenza nel cervello, c'è pure una storia non invadente da seguire e la soddisfazione in formato snack lampo stampa quel bel sorriso come solo i videogiochi fatti riescono a fare.

Basta poco per divertirsi.





giovedì 31 agosto 2017

DoDonPachi Resurrection (2010)

CAVE | Xbox 360

Post di Michele Ricci.

Per ogni appassionato la parola danmaku (bullet hell, manic shooter o grandinata di piombo, fate voi) è associata alla CAVE, minuscola software house di Tokyo che, uscita dopo uscita, ha ridefinito il genere a suon di capolavori, evolvendo la formula sviluppata tempo addietro, nelle fila della storica Toaplan.

Pur se circondata da perle d'inusitata bellezza, spetta alla serie DonPachi lo scettro di regina, dove DoDonPachi Resurrection (DoDonPachi DaiFukkatsu in lingua originale, uscito precedentemente in sala giochi nel 2008) rappresenta l'apice più tecnico, rifinito e aristocratico mai raggiunto dalla softco.

Addentrandosi con costanza e dedizione nella fitta rete di proiettili a cui il titolo ci sottopone, vedremo schiudersi tra le mani un complesso affresco di fulgido tempismo matematico, soggetto a regole e strutture che lavorano all'unisono in assoluto equilibrio. La profondità dello scoring system non smette di sorprendere, e il disegno elegante delle salvifiche traiettorie da seguire assume presto i connotati di una danza armonica e letale.

La sfida è ermetica e punitiva, lo spettacolo estetico bilancia sfrenata fantasia e leggibilità dell'azione a schermo, inglobando il giocatore una bolla di spietato isolamento trascendentale, dove l'uomo si fonde con la macchina e il cuore pulsa a ritmo della chain combo.

Arrogante ed elitaria bellezza.

Assistere all'inesorabile declino della CAVE (e di tutti quegli sviluppatori che hanno reso grande lo shooting game) è una spregevole offesa al talento. Altro non voglio aggiungere.

mercoledì 30 agosto 2017

Fist of the North Star: Ken's Rage (2010)

Omega Force | PlayStation 3

Post di Michele Ricci.

L'annuncio di un titolo dedicato a Ken il Guerriero sviluppato dallo Yakuza Team, oltre a rinvigorire la fede nei confronti della MIGLIORE SERIE ANIMATA E/O DISEGNATA DI SEMPRE (sì, tutto in maiuscolo), ha riportato alla mia memoria tutte le ore di mazzate trascorse in compagnia del gioco a sette stelle di Omega Force.

Fist of the North Star: Ken's Rage è un musou nudo e crudo, ripetitivo come la masticazione di un chewing gum e altrettanto rilassante, un macellare continuato e senza pensieri che fa bene alla mente e alla pelle del viso.

Si zompa da un personaggio all'altro, seguendo la storia originale, seminando frattaglie di feccia umana con le tecniche che tanti denti hanno fatto saltare ad amici e parenti, mentre una colonna sonora all'insegna del metallo riempie l'atmosfera di un piacevole aroma tamarro colmo di sudore.

Io adoro questa tipologia di videogiochi, perfetta dopo una dura giornata di lavoro, e la presenza della cricca di Hokuto, Nanto e via cantando non fa che innalzare  l'asta della goduria mascolina.

martedì 29 agosto 2017

Benediction - The Grand Leveller (1991)

Inghilterra | Nuclear Blast Records

Post di Michele Ricci.

Compagni di merenda (a base di frattaglie umane) dei Napalm Death, e altrettanto importanti, i Benediction hanno raccolto un decimo della "fama" che sarebbe stato giusto tributargli, e album incredibilmente efficaci come "The Grand Leveller" non spuntano fuori come funghi (velenosi) tutti i giorni.

Death metal grasso e tosto, veloce senza esagerare, con rallentamenti torridi e un impatto notevole, suonato con una genuina passione che non lascia indifferenti nemmeno nel 2017.

Il suono corposo del gruppo inglese trova in questo disco forse il punto più alto della loro carriera, consegnando alla storia un capitolo importante ma troppo presto dimenticato.

lunedì 28 agosto 2017

Possessed - Seven Churches (1985)

USA | Combat Records

Post di Michele Ricci.

Quattro band raccolsero il testimone dei primi, seminali, Venom: Bathory, Celtic Frost, Kreator e Possessed. Il big bang confuso e rivoluzionario degli inglesi si evolse tramite la musica di questi gruppi, segnando "un prima e in dopo" della musica estrema.

"Seven Churches" degli americani Possessed è un lavoro magistrale e fondamentale, ispirazione per così tante branche del metal che si fa prima a elencare gli esclusi e via pedalare.

Riff malevoli e circolari, drumming veloce e minimale, cambi di tempo, voce demoniaca, attitudine "evil-punk" e brani indimenticabili, uno dietro l'altro, senza tregua. Ascoltare oggi questo disco equivale a ripassare i rudimenti degli ultimi trent'anni di violenza sonora, ma "Seven Churches" caga in testa al 99% della produzione attuale, purosangue fiero e indomabile che nulla teme e tutto rade al suolo.

Da venerare ciecamente.

domenica 27 agosto 2017

Cronache del Primo Avvio #05 - Pokkén Tournament DX [DEMO] (2017)

Post di Michele Ricci.

CRONACHE DEL PRIMO AVVIO #05
Pokkén Tournament DX [DEMO]

Uscita: 22 Settembre 2017
Piattaforma: Nintendo Switch
Sviluppatore: Namco Bandai Studios

Del mio primo incontro con gli sgorbi puffosi di Nintendo/Pokémon Company ho scritto in questo post, e spinto da sincera curiosità (nessuna versione Wii U per me) ho scaricato la demo di Pokkén Tournament DX, versione deluxe (oibò!) del gioco di menare, con tenerezza, di Namco Bandai Studios.

Dopo aver selezionato un pinguino obeso con "le lame nelle mani" ho fracassato di mazzate Pikachu, alternandomi tra una fase di combattimento a tre dimensioni a una, più ravvicinata, dalla struttura bidimensionale. Gli schiaffi sembrano vari ma non particolarmente complessi e si respira aria di cagnara, con incontri all'insegna delle picchiarsi un po' a caso, un po' a cazzo ma con un minimo di controllo globale.

Non prenderò il titolo al lancio, ma un briciolo di voglia (dapprima assente) mi è venuta.


sabato 26 agosto 2017

Artillery - Fear of Tomorrow (1985)

Danimarca | Neat Records

Post di Michele Ricci.

Ho sempre apprezzato molto il sound dei danesi Artillery, in bilico tra tradizione heavy metal, fedeltà al sabba nero e aggressione thrash old school.

"Fear of Tomorrow" si snoda tra brani energici dalle melodie ruvide che colpiscono lì dove pulsa il cuore (yo!), grezzi negli arrangiamenti ma dannatamente efficaci, fautori di piacevoli minuti di metallica goduria ottantiana.

Se non li avete mai ascoltati è giunto il momento d'approfondire.

venerdì 25 agosto 2017

Savatage - Sirens (1983)

USA | Par Records

Post di Michele Ricci.

L'album di debutto dei Savatage è una di quelle opere che non si può non amare, difetti (nessuno) e ingenuità (poche) compresi.

C'è il metal caldo e ruggente in questo lavoro, carico di melodie orecchiabili che sfanculano le banalità, chitarre al bacio che macinano riff su riff, uno più bello dell'altro, ritmiche potenti e una prestazione vocale bollente, esaltante. E che dire degli arrangiamenti? Sublimi? Sì, proprio così.

I fratelli Oliva esordiscono con il botto e gli amanti del rock ringraziano ancora oggi, perché perle rare come "Sirens" sono un patrimonio da non dimenticare (quanto adoro esaltarmi)!

Applaudo fino a scorticarmi il palmo delle mani.

giovedì 24 agosto 2017

Greenleaf - Stagione 1 (2016)

USA | Craig Wright

Post di Michele Ricci.

Storie di corruzione, potere, denaro (a vagonate sante), perversione e conflitti tra afroamericani, grasse chiese e pastori di pecore a pecora, con la prestigiosa partecipazione dell'attore dalla testa più grande del mondo (che tromba come se l'aldilà, che predica, fosse a un passo dal chiudere baracca e burattini).

La serie vivacchia senza esaltare, non abbondando di cattiveria e cinismo, ma il rischio soap opera è alto e il finale di stagione lascia tutto appeso manco fosse una salsiccia di porco da essiccare.

Un nì.

mercoledì 23 agosto 2017

Drab Majesty - The Demostration (2017)

USA | Dais Records

Post di Michele Ricci.

Non sono particolarmente attratto dalla new wave, non impazzisco per il dark e questo revival modaiolo degli '80 mi ha abbondantemente grattugiato i testicoli, ma una spolliciata birichina mi ha condotto a questo "The Demostration" (su Spotify) e, per tutto l'abbigliamento orrendo di quegli anni, sono rimasto fottuto.

La proposta del losangelino Deb DeMure (che si diverte un casino a giocare sull'ambiguità sessuale) è una passeggiata, nostalgica e malinconica, nelle sonorità del periodo, con giri di chitarrina ossessivi, batteria elettronica dai suoni enormi, timbro sussurrato da depresso sexy e orecchiabilità contagiosa.

Le melodie entrano nel cervello immediatamente, tra fusa e moine, costringendo il piede allo sbatacchio provocante e si ha subito voglia d'aprire i finestrini e lasciar fluire la chioma al vento.

Non garantisco sulla durata dell'effetto ma, se contagiati, c'è da rilassarsi un bel po'. 

martedì 22 agosto 2017

Sadus - Illusions (1988)

USA | Sadus Records

Post di Michele Ricci.

"Illusions", degli americani Sadus, suona come una versione più tecnica, e meno verace, dei primi lavori dei Kreator, con qualche accenno di Slayer, giusto per non farsi mancare niente.

Non guardate l'orrIda e triste copertina, perché la band non lesina in velocità, cattiveria e aggressione, con il basso di Steve DiGiorgio (sì, proprio lui) messo in risalto, scelta insolita per una produzione metal.

Se apprezzate il thrash death metal d'annata, in questo album ne troverete in generosa abbondanza.

Ah, su Spotify il disco è rinominato in "Chemical Exposure" e presenta una front cover più dignitosa, ma non per questo bella.

lunedì 21 agosto 2017

Ducktales: Remastered (2013)

WayFoward Technologies | Wii U

Post di Michele Ricci.

Io non disdegno assolutamente le varie remastered, remake, Virtual Console e cazzi vari, anzi! Avere la possibilità di giocare titoli anzianotti anche su nuovi hardware, senza dover ogni volta sopravvivere alla creatura di cavi e blasfemia che una postazione ricca di console genera, è cosa buona e giusta.

WayFoward prende un classico Capcom per Famicom, ne aggiorna il comparto tecnico (con uno stile che non mi fa impazzire), aggiunge cose (un livello, schizzi e bozzetti, doppiaggio) e mantiene inalterata la struttura di gioco.

Ducktales: Remastered è un platform vecchio stile che devi imparare a giocare in una sola maniera, senza facili scappatoie e con il giusto grado di sfida.

Il titolo diverte e l'esperienza complessiva non accusa particolarmente gli anni trascorsi, ma se cercate qualcosa d'accomodante e "auto-giocante" preparate la schiena per le scudisciate.

Vecchio è bello!

domenica 20 agosto 2017

Annihilator - Alice In Hell (1989)

Canada | Roadrunner Records

Post di Michele Ricci

Trascurando per un momento l'indubbia eccellenza di "Alice In Hell", è l'incredibile maturità del disco d'esordio degli Annihilator a lasciare sbalorditi.

La band canadese (o la creatura di Jeff Waters, fate un po' voi) rifila una serie di bordate micidiali, con riff ispirati che si susseguono senza sosta, tra melodia, potenza e capacità tecniche.

Il timbro vocale di Randy Rampage richiede un piccolo sforzo iniziale, ma basta lasciar fluire le tracce e il thrash metal, articolato e di gran pregio, del gruppo non può che esaltare di brutto.

Un must.

sabato 19 agosto 2017

Un anno di Barbagamer Micro! Cioè, no, diciamolo!

Post di Michele Ricci.

Il 7 Febbraio 2012 ho postato la prima cagata su Barbagamer, il mio primo blog, nato per combattere la noia e per mettere su carta (anzi, su schermo) pensieri disconnessi riguardanti le mie passioni da sfigato.

A quel primo esperimento è mancata la costanza, elemento principale che ha innescato la fiamma di Barbagamer Micro, versione ancora più pezzente della stessa cosa che facevo in precedenza, ma con l'ordine categorico dell'uscita quotidiana. Ogni giorno una nuova cazzata, alle 6:00 in punto.

Era il 19 Agosto del 2016 e non avevo il caldo fottuto di questa notte.

Ebbene sì, la missione è compiuta, almeno nel primo anno di vita, grazie anche all'aiuto dei due barbuti di supporto (Vomicoso e Valerio Maragò) che hanno alleggerito il "carico" dalle mie spalle, mantenendo a galla il baraccone maleodorante che qualche masochista legge e supporta.

Ed e proprio a voi che "dedico" (con tanto di musichetta da soft porno italico) questo post dalla dubbia utilità (come se tutti gli altri ne avessero almeno un briciolo): grazie!

Ci si legge domani, alla stessa ora, con le solite stronzate.

Segue una foto a cazzo pseudo artistoide che non mi piace.


venerdì 18 agosto 2017

Pikmin 3 (2013)

Nintendo EAD | Wii U

Post di Michele Ricci.

Non sono mai stato un ragazzone peloso amante dei Pikmin di Nintendo, e lo "strategico" della casa giapponese non rientra nelle serie che più apprezzo. Forse per colpa del ritmo generale o delle meccaniche di gioco, ma il divertimento non è mai scattato e, per qualche oscuro motivo, speravo di ricredermi una volta avviato l'episodio per Wii U

Pikmin 3 è un bel vedere, non c'è alcun dubbio, e il colpo d'occhio generale (sopratutto le texture che ricoprono gli elementi dello scenario) lascia piacevolmente stupiti, ma l'assurdità del sistema di controllo, unito alla "fedeltà" della proposta, hanno attivato il sensore "mamma mia ancora la stessa cosa?"

Oh, ben inteso, il problema è tutto mio, e chi ha consumato i titoli precedenti troverà in questo tanto da fare e molti cosi colorati da sacrificare, ma non fa per me, no no!

Nintendo, dammi un seguito di Doshin the Giant (con lo stesso orrido doppiaggio italiano del gioco su GameCube, mi raccomando!) per Switch, che io e Olimar non legheremo mai!

giovedì 17 agosto 2017

5brani #02

Post di Michele Ricci.

A quasi un anno di distanza riporto in vita 5brani, rubrica nata per altri scopi che ho deciso di "trasformare" in una breve raccolta delle novità musicali (solo brani singoli) che più calamitano la mia attenzione, sperando di riuscire a mantenere una cadenza "regolare".

Ma bando alle ciance e andiamo a incominciare.

Satyricon - Deep Calleth Upon Deep (2017)
Apparso all'improvviso nella playlist dei nuovi consigli di Spotify, "Deep Calleth Upon Deep" dei, quasi scomparsi, Satyricon è un brano che attinge dalle ultime uscite della band norvegese e arricchisce il tutto di una vena melodica accalappiante. Il mood generale è particolare e le chitarre sono sfiziose, mentre gli inserti lirici del ritornello non disturbano, per un pezzo breve e incisivo che non fa gridare al miracolo. La curiosità c'è tutta, adesso bisogna attendere l'album completo.

Necrophobic - Pesta (2017)
I Necrophobic continuano spediti per la loro strada, proponendo il solito (e solido) black death metal melodico e grintoso, senza rischiare e con un leggero alone di già sentito che incomincia ad affiorare. "Pesta" suona bene ma un po' rompe i coglioni.

Blood Red Throne - Gore Encore (2017)
"Gore Encore" è un brano thrash metal con catarrose vocal death, semplice e lineare ma ad alta gradazione scapocciatoria. Grandi cose dal prossimo disco dei norvegesi?

Archspire - Remote Tumour Seeker (2017)
Le botte canadesi! L'estremismo tecnico in cui ogni tanto sguazzo è incarnato alla perfezione da "Remote Tumour Seeker", psicotica esplosione di matematica violenza sonora, affilato come un bisturi, quadrato come una sequenza binaria. "Relentless Mutation" (l'album che include questo brani) sembra promettere bene, per somma goduria degli amanti del brutal death metal più tecnico e moderno.

Grave Pleasures - Infatuation Overkill (2017)
Il post-punk sexy degli ombrosi finlandesi è incredibilmente efficace, e "Infatuation Overkill" riesce a giocarsi la mano vincente in soli tre minuti. Grande tiro, ritornello ruffiano e diabolico, ritmo da sculettamento necrofilo e tanta nostalgia. Figo!


mercoledì 16 agosto 2017

Graceful Explosion Machine (2017)

Vertex Pop | Nintendo Switch

Non davo due lire a Graceful Explosion Machine, 2D side-scrolling shooter della canadese Vertex Pop (one man studio del solo Mobeen Fikree, che si avvale di qualche collaboratore esterno) uscito su Switch, ma, complice uno sconto decente, ho ceduto alla tentazione, tuffandomi in questo prodotto dalla orrenda grafica da gioco in Flash.

Caspita, dopo un paio d'ore d'assestamento devo ammettere che la ciccia buona abbonda e soddisfa! Tramite una meccanica alla Defender (con tanto di fondamentale radar da contemplare costantemente), saremo portati a sopravvivere alle ondate nemiche, sfruttando a nostro favore le quattro armi di cui la navetta dispone.

Al classico fuoco di base (soggetto al surriscaldamento) si aggiungono un attacco a 360 gradi (che può cancellare i colpi), un raggio laser obeso e una grandinata di missili a ricerca (indirizzabili a piacimento). Le tre armi di cui sopra condividono la medesima barra d'energia, ricaricabile con l'attesa (molto lenta) oppure raccogliendo degli item rilasciati dalla nemicaglia distrutta. Chiudono il quadro generale un tasto per invertire il fronte della nostra astronave (brutta come la fame) e un altro grilletto dorsale per effettuare uno scatto (solo due volte consecutive e non immune ai proiettili).

Se le prime partite sembrano sin troppo minimali, basta tentare di migliorare la votazione finale ottenuta (con la S+ che richiede genuina concentrazione) per rendersi conto della necessità costante di gestire le distanze con le orde d'abbattere, mantenendo sempre attivo il moltiplicatore di punteggio (gestito alla perfezione), mentre si sforacchia l'esercito avversario (le cui fila si arricchiscono costantemente di nuovi esemplari) utilizzando l'arma giusta al momento giusto.

Il ritmo è fantastico sin dai primi livelli "veri" e le chicche tecniche utili ad accrescere quei bei numerini esaltano l'appassionato a caccia di hi-score (farsi circondare da un cospicuo numero da proiettili per poi cancellarli tutti insieme, ottenendo punti e combo, rende turgido quel che turgido non è), donando al titolo canadese una profondità invidiabile, a tutto vantaggio della giocabilità.

Chiudete i vostri occhietti delicati sulla resa estetica ributtante e lasciatevi ossessionare dalla caccia al grado S+. Una volta raggiunto c'è la classifica online ad attendervi.
Auguri.

Consigliatissimo 'orco due!

martedì 15 agosto 2017

Bolt Thrower - Realm of Chaos: Slaves to Darkness (1989)

Inghilterra | Earache Records

Post di Michele Ricci.

Quanto diavolo era bello il death metal degli anni '90? Eh? Così pieno di focosa irruenza giovanile e lontano dalla masturbazione tecnica delle produzioni odierne, focalizzate su strutture fuori di capa ma prive di sangue nelle vene.

Se parliamo dei Bolt Thrower poi, il discorso si fa ancora più carnale: essenziali ed efficaci, i mai troppo lodati bruti inglesi hanno sempre confezionato album sentiti, creati con passione, suonati di pancia  e con un sacchetto di testicoli belli grossi (pure Jo ne aveva da vendere).

"Realm of Chaos: Slaves to Darkness" è il secondo full-lenght della band e punto più alto di una carriera all'insegna della coerenza, un esemplare di ruvida bellezza che travolge l'ascoltatore con una raffica letale di song killer, tra riff da scalpo immediato, accelerazioni grind e l'inconfondibile timbro di Willets, abrasivo e perfetto.

Brani come "Through the Eye of Terror" è "World Eater" (solo per citare i miei preferiti) sono limpidi esempi di concreto metallo mortale dove la sostanza basta e avanza.

La scomparsa di Martin Kearns nel 2015, drummer storico del gruppo, e il successivo scioglimento dei Bolt Thrower hanno segnato profondamente il cuore degli appassionati, che mai smetteranno di rimpiangere i quattro rabbiosi di Coventry.

Disco gigantesco.

lunedì 14 agosto 2017

Samael - Passage (1996)

Svizzera | Century Media Records

Post di Michele Ricci.

Litigo spesso con "Passage", quarta prova in studio degli svizzeri Samael, e ancora oggi non riesco a capire se mi gusta o mi procura lo stesso piacere di una guizzante altalena attaccata alla sacca scrotale.

La grassa mistura di industrial, sinfonia oscureggiante (ma più goticheggiante, forse anche no), metal "ciovane" (dai riff in perpetuo movimento), tentazioni elettroniche (non sempre azzeccate) e retaggio "black metal" (sì, ok)  continua a spiazzarmi, con giornate intere in cui non posso trattenermi dal canticchiare "My Savior" che s'intervallano a puri momenti di disprezzo verso soluzioni dallo sgradevole sentore "pianola Bontempi che portavo a musica alle elementari".

I brani hanno un arrangiamento impeccabile e una presa quasi immediata, e l'influenza della proposta musicale del quartetto svizzero è tuttora rintracciabile nei moderni fenomeni dell'avanguardismo "estremo", ma ascoltare "Passage" non appaga mai pienamente il mio appetito sonoro.

Importanti ma non fondamentali.

domenica 13 agosto 2017

Lost Odyssey (2008)

Mistwalker, Feel Plus | Xbox 360

Post di Michele Ricci.

Tra me e Lost Odyssey c'è un conto in sospeso dal 2008: ho ricominciato il JRPG di Mistwalker ben cinque (5, CINQUE!) volte, totalizzando un numero di ore che solo il pudore mi trattiene dal rivelare, ma non sono mai giunto ai titoli di coda. Mai.

Sì, proprio così, quel quarto dvd non riesco a sfangarlo. Mi faccio coraggio, armandomi di tutta la pazienza del mondo, grindo come uno stronzo (anche se il gioco cerca in tutti i modi d'ostacolare questa giustissima tradizione) ma poi arriva il momento fatidico, inserisco quel dannato (quarto) disco nella Xbox 360 e zac!, la voglia scompare e preferirei farmi sradicare i denti senza anestesia.

Forse è colpa della costante tragedia in cui Kaim sguazza (con quello sguardo che nemmeno una monaca di clausura, condannata all'ergastolo in cella d'isolamento di un carcere di massima sicurezza deserto, avrebbe), oppure del ritmo soporifero della parte conclusiva della lunga ed estenuante avventura, o di un cattivone che non spaventerebbe nemmeno un ipocondriaco nudo in un lazzaretto stracolmo d'infetti, ma Lost Odyssey è una fottuta odissea di nome e di fatto.

Voglio diversamente bene a questo gioco, di quel bene che fiuta il sangue, e un giorno sconterò la mia condanna, ma oggi, sulla soglia dei quaranta, non posso fare a meno di guardarlo con astio, tenendolo a debita distanza da me.



sabato 12 agosto 2017

Armored Saint - March of the Saint (1984)

USA | Chrysalis

Post di Michele Ricci.

Molti appassionati considerano questo disco uno degli apici del metallo classico degli '80, ma, pur riconoscendone gli indubbi meriti, non ho mai fatto all'amore con la proposta musicale degli Armored Saint.

"March of the Saint" ha tutte le cose giuste al loro posto: melodie orecchiabili e tamarre, voce ruffiana, riff pieni di brio e parti ritmiche composte ed energiche, ma l'ascolto procede senza sussulti, come trattenuto, simile a un coito interrotto in modo sgarbato e maleducato ("Esci fuori di lì, cazzo!")

Sì, perché l'heavy metal purosangue ha bisogno di ritornelli alza frangetta e quelli presenti in questo album sono fiacchi, prevedibili, mah, insomma, cioè. Tutto il brano ti carica e, mentre sei pronto a lasciarti andare al più villoso degli acuti, all'improvviso l'epica crolla e resti solo in quel caffè, ad aspettare che?

Meglio sfoderare gli Angel Witch... 

venerdì 11 agosto 2017

Pestilence - Malleus Maleficarum (1988)

Olanda | R/C Records

Post di Michele Ricci.

"Malleus Maleficarum" è un buon debutto, precedente alle due perle che proietteranno il gruppo nell'olimpo dei death metal tecnico più completo e soddisfacente.

I quattro feroci olandesi sfornano un album assassino, dove la primordiale influenza thrash metal europea si fonde alle fondamenta di quello che, come scritto poc'anzi, diverrà il sound distintivo della band. L'inconfondibile timbro di Martin van Drunen (che mi fa impazzire un sacco, porca troia) regala graffi a profusione, mentre riff spietati e batteria furente travolgono l'ascoltatore incessantemente, senza pietà.

"Malleus Maleficarum" ha lo spirito e l'attitudine del metal estremo del periodo, carnale, viscerale e privo di fronzoli, una foto ricordo della pubertà dei Pestilence, giusto un attimo prima dell'incredibile evoluzione che sarebbe sbocciata già dall'anno successivo.

Onesto.

giovedì 10 agosto 2017

Picross e3 (2013)

Jupiter | Nintendo 3DS

Post di Michele Ricci.

Grazie a un buono sconto "regalatomi" (LOL) da Nintendo tramite il suo programma fedeltà (My Nintendo), ho messo le mani su questo Picross e3, terzo episodio per 3DS della serie "e", erede del gioco enigmistico ideato da HAL Laboratories e pubblicato su DS.

Faccio un azzardo (o un figura di merda, fate voi) affermando che Picross è l'unione felice tra il Sudoku e Campo Minato, con un pizzico di pixel art e tantissime madonne volanti.

Tralasciando le eventuali cazzate, il giochillo di Jupiter (giapponesi da sempre al lavoro sulle portatili Nintendo) assolve con precisione ai propri doveri d'intrattenimento, con una curva della difficoltà che più naturale non si può, accompagnando il giocatore con dedizione verso quella fucina di blasfemia che sono i Mega Picross.

Per allenare le meningi e le corde vocali, ne trovate sette (come i giorni della settimana) nel negozio online del 3DS.