lunedì 24 aprile 2017

At The Gates - At War with Reality (2014)

Svezia | Century Media Records

Non deve essere per niente facile scrivere nuovo materiale dopo un disco come "Slaughter of the Soul".

Se ci mettiamo anche venti anni nel mezzo, posso solo immaginare la discussione tra i quattro di Gothenburg:

"Oh, che cazzo ci mettiamo su questo fottuto coso?"
"Come dici?"
"La stessa roba e pedalare?"
"Ok, tutto deciso. Dai che lo facciamo, dai!"

"At War with Reality" riprende il discorso esattamente dal culmine sonoro raggiunto da quel maledetto capolavoro, senza stravolgere nulla e puntando dritto al cuore dei fan. Durante il primo ascolto il nuovo materiale suona bene e riesce a intrattenere, ma quando si cerca la ciccia, la struttura vacilla e scricchiola.

Gira che ti rigira, i brani hanno poco da dire e scivolano via distrattamente, e nulla può il pacchetto perfettino confezionato dagli At The Gates; scartato il regalo, resta solo una cocente delusione.

domenica 23 aprile 2017

Mantar - Ode to the Flame (2016)

Germania | Nuclear Blast Records

Il duo tedesco non inventa un benemerito cazzo, ma ti schiaffeggia con guanti di carta vetrata a suon di grezzissime bordate black 'n' roll, corrosivi rallentamenti sludge spacca cervicale, riff tamarri ideali per percuotere umani incontrati per caso e ritmi mai esasperati ma che mamma mia il crimine!

"Over to the Flame" ha tutto il gusto crucco per il groove pesante, quella mancanza di tatto ed eleganza che inumidisce il glande ed incrementa la rabbia incontrollata, quando, con la radio a palla, si freccia nel mondo con la bava alla bocca e l'odio nel cuore.

 Grazie Mantar, grazie d'esistere e farmi disprezzare i miei simili.

sabato 22 aprile 2017

Ulver - The Assassination of Julius Caesar (2017)

Norvegia | House of Mythology

Ho già scritto dell'imprevidibilità degli Ulver, ma "The Assassination of Julius Caesar" è andato oltre ogni mia più azzardata fantasia.

I norvegesi hanno confezionato un disco di pop sintetico dalle forti influenze ottantiane, riuscendo nel non facile compito d'evitare figure di merda pacchiane o posticce.

Se il brano d'apertura lascia discretamente freddi, basta ascoltare "Rolling Stone", "So Falls the World", "Southern Gothic" e la meravigliosa "Angelus Novus" per lasciarsi andare a ridicoli movimenti di bacino, canticchiando le ruffiane linee vocali senza vergogna alcuna.

Quando avverti l'ombra degli Spandau Ballet, comprendi che gli Ulver sfoggiano una personalità coraggiosa soltanto d'amare, e gli perdoni pure alcuni brani leziosi (la sopracitata "Nemoralia" e la DiscoEstateRaga "Transverbation") che, pur se dalla forma perfetta, non lasciano chissà quali emozioni ad ascolto ultimato.

Prendere o lasciare, ma sempre stima immensa per chi osa e riesce.

venerdì 21 aprile 2017

The Dale Cooper Quartet and The Dictaphones - Parole de navarre (2011)

Francia | denovali

"Parole de navarre" è il jazz che incontra l'ambient e la sperimentazione, filtrando i propri umori notturni con graffi noise e minimalismo spinto.

Guidare l'ascoltatore nei fumi periferici dei francesi spetta agli strumenti a fiato, malinconici esecutori sdraiati ai bordi di una strada poco illuminata, e gli scenari s'espandono e si perdono in una notte umida e corrotta, in lande percosse da spiriti, anime inquiete e miserabili.

Mai smarrirsi fu più catastroficamente gradevole.

giovedì 20 aprile 2017

Bask - Ramble Beyond (2017)

USA | This Charming Man Records

Mamma quando piacere mi regala questo "Ramble Beyond", secondo album della band di Asheville!

Partendo dal southern rock più tradizionale e melodico, i Bask costruiscono un muro sonoro grasso e armonioso, attingendo dall'impatto proprio del metallo senza smarrire l'innata capacita di scrivere ritornelli che fottono le cervella, ormai assuefatta alle ballatone distorte di cui il disco è ricco.

Un giretto psichedelico piazzato lì, un arpeggio messo di qua, quel riff quasi doom che proprio ci voleva e quaranta minuti volano via, quaranta minuti di musica dura, classica e bella d'ascoltare.

Rocka di brutto!

(°_°)

mercoledì 19 aprile 2017

Falls of Rauros - Vigilance Perennial (2017)

USA | Bindrune Recordings

L'amore triste tra "black metal" e shoegaze non ha sfornato perle memorabili, con troppi album privi di una precisa identità, goffi e inconsistenti, senza quel tocco emotivo che l'assurda commistione lascia presagire.

Se non fosse per la voce abrasiva e le accelerazioni di batteria, "Vigilance Perennial" potrebbe serenamente proporsi ad un pubblico non avvezzo alle ruvidità del metal, tanta è la bella melodia presente nelle tracce.

Il gusto melodico superiore alla media fa risaltare gli americani Falls of Rauros, una piacevole e inaspettata scoperta che mi sento di consigliare ai più malinconici metalloidi.

martedì 18 aprile 2017

Hellbringer - Dominion of Darkness (2012)

Australia | High Roller Records

Questo primo full-lenght dei camberrani (camberrioti?) Hellbringer sembra voler rispondere alla domanda: "che succederebbe se mettessimo insieme i Sodom del periodo "In the Sign of Evil"/"Obsessed by Cruelty" con gli Slayer di "Show no Mercy"/"Hell Awaits"?

Perché nei poco più di quaranta minuti di questo "Dominion of Darkness" quello che salta subito all'orecchio sono proprio le influenze della band di Gelsenkirchen, e soprattutto di quella di Huntington Park. Influenze che danno vita ad un disco di un ottimo "blackened" thrash metal capace di riportare indietro l'ascoltatore a sonorità tipiche del primo lustro degli anni '80.

Ed è proprio questo il merito maggiore del terzetto australiano: l'essere riusciti a confezionare un album che se non fosse per la produzione (più che adeguata, ma per forza di cose molto pulita) sarebbe estremamente verosimile credere possa essere stato rilasciato ventidue o ventitré anni prima della data di pubblicazione effettiva.

Certo che, se vogliamo essere onesti, alla band più che di non voler reinventare la ruota si potrebbe imputare di scendere quasi nel plagio in alcuni riff. Ma per il sottoscritto questo è irrilevante, da grande amante di questo tipo di sonorità non posso far altro che "headbangare" compiaciuto davanti ad un disco come "Dominion of Darkness".

lunedì 17 aprile 2017

Ancient Ascendant - Echoes and Cinder (2014)

Inghilterra | Candlelight Records

Secondo album per questa band inglese che deve aver ascoltato molto attentamente i lavori degli Arch Enemy, senza disdegnare abbondanti ore in compagnia di "Reinkaos" dei mai troppo rimpianti Dissection.

Come avrete intuito, ci troviamo al cospetto di un death melodico dalle pesanti influenze heavy metal, suonato dignitosamente e pieno di bei momenti tamarri.

Le tracce scorrono via che è 'na bellezza, spigliate ed a proprio agio, se non fosse per la malsana idea d'effettare la voce con una distorsione "effetto papero" alquanto fuori contesto.

"Echoes and Cinder" nutre e sazia il lurido metallaro interiore, solleticando proprio in quel punto lì, quello scontato ma efficace.

Peccato per l'anatra rabbiosa.

domenica 16 aprile 2017

Neurosis - Souls at Zero (1992)

USA | Alternative Tentacles

Nei commenti in un gruppo di Facebook (a questo link la pagina di Barbagamer Micro) al post apparso sul blog, mi hanno domandato quale fosse il mio disco "preferito" dei Neurosis e la mia, poco originale, risposta non si è fatta attendere troppo: "Souls at Zero".

Capita a ogni maledetto essere umano d'attraversare momenti difficili che interrompono il lento fluire della vita "normale", prove da superare che lasciano solchi profondi e purulenti con cui si può solo imparare a convivere, consapevoli d'essere cambiati per sempre, in maniera irreversibile.

Durante una di queste voragini emotive ho avuto la fortuna d'incappare in questo album, ed è stato come trovare un appiglio poco prima di precipitare, come scoprire che tutta quella merda poteva essere "condivisa" per cercare di rimanere a galla..

"Souls at Zero" è ribollente magma emozionale, stridente rumore rabbioso, un grido animalesco che squarcia un opprimente budello di confusione e malessere.

"Souls at Zero" è imperfetto e diverso, sbagliato e reietto, così disperatamente umano, così fragilmente universale.

Ancora oggi, perso nelle rumorose onde sonore emanate da questa creatura, posso scorgere una parte di me che ho dovuto lasciare andare per tornare a respirare, ma di cui rimpiango la stupida innocenza.

sabato 15 aprile 2017

Pix The Cat (2014) [REPOST]

Pasta games | PlayStation 4

Pix The Cat ha l'odore intenso di cicche di sigarette spente male, il suono trionfale della duecento lire appena inserite, il calore della calca di gufi alle spalle, lo stupore della scoperta, l'orgoglio delle tre lettere stampate in alto nella classifica.

Pix The Cat è un gioco arcade purosangue, semplice da comprendere ma bastardissimo da domare, essenziale ma profondo, confezionato ad arte e appagante come solo le cose fatte bene, quelle che il tempo non logora. 

Pix The Cat unisce Blockade e Flicky trasportandoli nell'era moderna, senza strafare ma non tralasciando tutte quelle caratteristiche che permettono a un semplice videogioco d'entrare nell'Olimpo dei classici.

Pix The Cat deve essere vostro, perché tanta ciccia giocosa è molto rara da trovare.

Un classico moderno.


venerdì 14 aprile 2017

Ravencult - Force of Profanation (2016)

Grecia | Metal Blade Records

Già in passato avevo goduto delle scorribande sataniche del gruppo ellenico grazie al full-lenght d'esordio "Temples of Torment", ma oggi mi trovo d'avanti un suono finalmente maturato, anche se attentissimo nel non violare il regolamento blasfemo della "Composizione Black Metal Standard".

"Force of Profanation" attinge dal passato in maniera intelligente, tra citazionismo ed evidente amore, proponendo la propria rude ferocia mediante una scrittura basilare ma non banale, dove l'innovazione può morire male se deve intaccare l'assalto e lo scapocciamento selvaggio.

Non c'è atmosfera né melodia; lo scopo finale e andare veloci (mai troppo) e colpire nel segno (quasi sempre), grazie a un'attitudine quasi "hardcore punk" che non stona minimamente nel quadro d'insieme.

Tra satanassi ed estinzioni varie e assortite, i greci portano a casa il risultato in maniera dignitosa, ignorando la pregevole tradizione black metal propria della loro terra.

Giù di prepotenza e semplicità.

giovedì 13 aprile 2017

Black Knight Sword (2012) [REPOST]

Grasshopper Manufacture, Digital Reality | PlayStation 3

Black Knight Sword è un gioco creato con molta furbizia. Vuole far leva sui nostalgici grazie alla propria natura da action platform con innocenti spruzzate da metroidvania all'acqua di rose, e vuole attirare l'attenzione con una componente visiva (e sonora) bizzarra, diversa e affascinante.

Ma la sola estetica non può sorreggere il tutto e, pad alla mano, l'intero baraccone crolla sotto il peso di un level design elementare e noioso che si esaurisce nello spazio di una manciata di ore, spegnendosi nella più totale indifferenza. Gli unici punti di forza restano quindi la direzione artistica, l'ansiogeno accompagnamento curato da Akira Yamaoka e la favola nera imbastita da sua eccentricità Goichi Suda, in grado di strappare qualche ghigno sardonico.

Black Knight Sword è un giochino mediocre che si pavoneggia del proprio aspetto ma inciampa goffamente nella passerella delle occasioni sprecate.


mercoledì 12 aprile 2017

Brutality - When the Sky Turns Black (1994)

USA | Nuclear Blast Records

"When the Sky Turns Black" è un fottutissimo discone di death metal americano duro e puro, un macigno di violenza e groove metallico che non passa inosservato.

Apparsi nella scena underground sul finire degli anni ottanta, i Brutality migliorano notevolmente il già convincente esordio ("Screams of Anguish") con dieci pezzi di morte sonora graziati da una costante ispirazione, dove alla velocità si contrappongono notevoli rallentamenti carichi di riff dove l'impatto regna sovrano, figli di chitarre mai dome e classicheggianti, vero fiore all'occhiello dell'intero lavoro.

Massiccio, viscerale e con minuscoli interventi melodici, tanto inattesi quanto riusciti, esempio concreto d'esemplare di razza tutto da (ri)scoprire.

martedì 11 aprile 2017

Trouble Witches Neo! (2011) [REPOST]

Studio Siesta | Xbox 360

Uscito su PC nel 2007 come gioco doujin, Trouble Witches Neo! è la versione riveduta, potenziata e corretta di un ottimo shooting game nipponico, pubblicato in esclusiva per lo store online della Xbox 360. 

Tutti gli ingredienti sono dosati con attenzione e abilità, curati con amore e perfettamente familiari a tutti gli appassionati dei danmaku. Il sistema di punteggio è profondo senza risultare criptico (chi ha parlato di Battle Garegga?), premiando il coraggio e la freddezza del giocatore a caccia di punteggi degni, e la presenza di svariate streghette (da sbloccare proseguendo nelle run) permette di scegliere l'approccio più congeniale alle proprie preferenze d'attacco (l'implementazione dei famigli è ottima).

Lo stile grafico "ciccipuffoso" delizia la vista grazie all'estrema ricchezza di dettagli e colori, sebbene le animazioni prive di frame facciano storcere il naso. La modularità del livello di difficoltà permette il giusto apprendimento, svelandosi con gentilezza e in maniera graduale, pur mantenendo elevato il ritmo, elemento fondamentale in uno shooter.

Classifiche online, possibilità di scaricare e uplodare i replay delle partite, doppia modalità (Arrange 360 Mode e Original Mode) e un piacevole accompagnamento musicale completano il pacchetto confezionato dallo Studio Siesta che, seppur non ambendo a riscrivere la storia dei manic shooter, porta a casa un'ottimo risultato.

Ritmato, calibrato alla perfezione e ricco di modalità, Trouble Witches Neo! merita lo spazio dei vostri HDD ed il denaro dei vostri portafogli.


lunedì 10 aprile 2017

Neurosis - Honor Found in Decay (2012)

USA | Neurot Recordings

Decimo album per i Neurosis, tanto seminali quanto sperimentatori, instabili cercatori di soluzioni sonore irrequiete e snervanti, cantori dell'oblio più funesto e inesorabile.

"Honor Found in Decay" non nasce sotto la stella della curiosità, ma raccoglie i cocci di vetro degli album precedenti e li comprime in sette brani lunghi, ipnotici, usuranti e sofferenti.

Ogni ferita è lì dove deve essere, ma basta un "Casting of the Ages" per ammutolirti e divorarti.

"A Sun That Never Sets" resta ancora distante e brillante, ma anche dentro questo pezzo di policarbonato si contorce una grande anima tormentata.

domenica 9 aprile 2017

Summer Carnival '92 RECCA (1992) [REPOST]

Naxat Soft | Nintendo 3DS

Posso solo provare a immaginare che sostanze stupefacenti girassero negli studi della Naxat Soft durante la progettazione di Summer Carnival '92 RECCA, perché una tale quantità d'inventiva, innovazione e follia lascia sinceramente annichiliti. Prima del titolo giapponese esistevano ottimi sparatutto, ma RECCA ingurgita tutte le regole fondamentali del genere e le rimescola, schiacciando pesantemente il piede sull'acceleratore. La velocità di gioco schizza alle stelle, il quantitativo di nemici (e proiettili) presenti a schermo soverchia tutto quello che c'era precedentemente, mentre una martellante colonna sonora pseudo trance accompagna degnamente il giocatore verso l'allucinazione grafica che progressivamente invade gli scenari. Tutto è al posto giusto: upgrade modulari e diversificati, sistema di punteggio da padroneggiare con dedizione e impegno, boss di fine livello stronzi il giusto e tanta genialità nipponica. Si deve a questo sfavillante purosangue la nascita dei danmaku/manic shooter/bullet hell, e molte delle novità introdotte da Naxat Soft resistono al trascorrere del tempo, delle mode e delle innovazioni.

Summer Carnival '92 RECCA è un pezzo di storia videoludica fondamentale, rimasto confinato per troppo tempo al solo Famicom giapponese, ma grazie alla versione per 3DS si può godere facilmente di tanta meraviglia, senza sborsare le cifre assurde richieste per una cartuccia originale (buttate uno sguardo a questo link per farvi una mezza idea o per sperperare un paio di stipendi).

Un capolavoro.

sabato 8 aprile 2017

Valhalla Rising (2009) [REPOST]

Nicolas Winding Refn | Ipso Facto Productions

Questo Valhalla Rising mi ha spiazzato, lo ammetto. Il mio desiderio di bellezza estetica è stato pienamente appagato da Nicolas Winding Refn, ma il regista danese ha alzato il tiro in maniera spregiudicata, sfornando una pellicola non convenzionale, criptica, brutale, che non vuole farsi amare facilmente.

Non c'è spreco di parole inutili o spiegoni per famiglie, tutto è indefinito, sospeso in un limbo tra realtà e spiritualità, sporco di sangue, fango e budella, avvolto dalla nebbia e disperso in distese incontaminate e spaventose. Il muto protagonista osserva i deliri, la morte, le speranze di uomini logorati dalla propria miseria o dalla propria fede, avanzando in un viaggio che sembra condurre, in maniera inesorabile, all'oblio carnale e spirituale.

Valhalla Rising è un grosso dito medio al cinema di Hollywood, pachidermico nel suo avanzare e brutalmente affascinante, ma la sua arroganza potrebbe farvi girare i coglioni molto facilmente. 

Io continuo ad applaudire.


venerdì 7 aprile 2017

Ninja Blade (2009) [REPOST]

FromSoftware | Xbox 360

In questi ultimi anni solo pronunciando la parola "FromSoftware" si viene travolti dalle urla isteriche di orde di fan adorati, tutti intenti a ripetersi "la LORE, la SFIDA, gli HARDCORE, il LEVEL DESIGN, la vera ARTEH DEL RACCONTAREH IN SILENZIOH!1!!11!!", in una masturbazione collettiva che ha i connotati preoccupanti della fede più cieca.

Il team giapponese ha assunto lo status di software house intoccabile e ispirata, quando le ombre di un passato fatto di qualche buona idea, mediocrità tecnica e pesanti influenze esterne continuano a macchiarne il portfolio. Prendete questo Ninja Blade, uscito prima del famigerato Demon's Souls: un ninja, un virus, QTE, una trama gustosamente ridicola e un'esclusiva per Xbox 360 (e Windows).

Cosa ne è venuto fuori? Un action game che guarda con invidia a Ninja Gaiden, prende in prestito da God of War i Quick Time Event spettacolari e un combat system semplificato, mentre dipana le proprie vicende con l'eleganza (sarcasmo) e l'esagerazione (verità) dello storytelling proprio della saga di Residenti Evil. Per carità, il minestrone diverte e intrattiene con molto gusto, ma non ci sono i guizzi creativi che contraddistinguono le opere videoludiche veramente brillanti.

Se si cerca solo puro delirio giapponese, fracassone, frenetico e molto accessibile, non trascurate il ninjarello di FromSoftware, ma Ninja Gaiden II è distante anni luce.

La prossima volta che incontrate un "Soulsiano Ascetico Cazzoduro" sorridere di gusto, salutatelo con gentilezza e ricordategli che Mecha e Ninja sono sempre dietro l'angolo.

P.S.
Io adoro il grezzume della FromSoftware.


giovedì 6 aprile 2017

Hades - ...Again Shall Be (1994)

Norvegia | Full Moon Productions

Dopo uno strepitoso demo d'esordio ("Alone Walking"), nel 1994 esce "...Again Shall Be" dei norvegesi Hades e subito si respira aria gelida e tanfo di barba folta, sporca e crepa. 

La proposta musicale dei guerrieri nordici parte dal viking metal, dalle pesanti venature nere, ma ne rallenta i ritmi, senza lesinare in epicità, impatto e sensazioni.

Atmosferico, cazzuto e rude, per l'uomo moderno che rimpiange lo scolo e le razzie.

mercoledì 5 aprile 2017

Bestial Warlust - Vengeance War 'till Death (1994)

Australia | Modern Invasion Music

C'era qualcosa nel debutto degli australiani Bestial Warlust (monicker fantastico!) che stuzzicava la mia curiosità di giovane metallaro perso in un paesino in culo al mondo.

Forse l'infernale rumore sconnesso che invadeva la stanza una volta avviata l'intro rumorista/satanassica? L'immagine "TRUE EVIL" che infestava le pagine, troppo patinate, di Grind Zone? Il fatto che i soldi erano pochi e i cd d'ascoltare ancora meno, e quando uno portava roba nuova si era tutti di bocca buona?

Dalla prova del tempo "Vengeance War 'till Death" ne esce massacrato, figlio di uno stile che osanna i Blasphemy ma sfocia in comica caciara con pochissimo senso, che non trasmette malevole vibrazioni ma solo tanta incapacità e pochezza d'idee.

Ma io voglio ricordarli così, mentre cercavo, insieme all'ignaro acquirente di cui sopra, di capire qualche cazzo di passaggio, annuendo con espressione malvagia ma con tanta confusione nella testa.

martedì 4 aprile 2017

Ulver - ATGCLVLSSCAP (2016)

Norvegia | House of Mythology

Nonostante un titolo tra l'ermetico e il comico, "ATGCLVLSSCAP" degli Ulver è l'ennesimo passo azzardato compiuto dalla band, frutto di un coraggioso tentativo di unire l'mprovvisazione rock alla rifinitura certosina in studio di registrazione.

La spontaneità del processo compositivo ha donato a ogni brano una precisa identità stilistica che, in barba a varietà e differenziazione, non depotenzia l'impatto carnale e viscerale della musica, abile nell'imbastire trame melodiche scarne ma vibranti.

Originale, non pretenzioso e totalmente libero.

Bello ma non il loro album migliore.

lunedì 3 aprile 2017

Church of Misery - And Then There Were None... (2016)

Giappone, USA | Rise Above Records

Nome storico dell'underground doom, i giapponesi Church of Misery hanno sempre sfornato dischi d'onestissima lentezza metallica e, senza mai stupire, hanno saputo ricavarsi una nicchia in cui continuare a "doomeggiare".

A un passo dallo scioglimento, il bassista Mikami prende le valigie e parte per l'America, assolda qualche nome famoso nel circolo sabbatico e dissotterra "And Then There Were None...", ennesimo onestissimo album che, per quanto derivativo, è riuscito a convincermi.

Chitarre catarrose, voce abrasiva, ritmiche pachidermiche e assoli di un blues che levati, per sette brani sfiziosi e burrosi che lasciano la voglia di riascoltare l'intero disco.

Non c'è innovazione e d'originalità è meglio non parlarne, ma se vi nutrite di Black Sabbath, stoner e accordi ciccioni dategli una possibilità.

domenica 2 aprile 2017

Karda Estra - Future Sounds (2015)

Inghilterra | No Image Records

La proposta del trio inglese, conosciuto come Karda Estra, e sinceramente spiazzante.

"Future Sounds" attinge dai più disparati generi musicali, centrifugando il tutto con avanguardia, boria e sperimentazione, per un risultato musicale che non si ha difficoltà a definire puramente progressivo.

L'accesso non è dei più semplici e l'ascolto richiede pazienza e dedizione, ma se siete dei curiosi affamati di personalità, questo è il posto giusto in cui sostare.

La pagina Bandcamp è un buon punto di partenza.

sabato 1 aprile 2017

Pallbearer - Heartless (2017)

USA | Nuclear Blast Entertainment

Scopro solo oggi gli americani Pallbearer, grazie al loro terzo lavoro in studio. "Heartless" è un concentrato di doom metal ciccione e malinconico, che sorprende per un lavoro di chitarre che riporta prepotentemente alla memoria la Svezia degli anni novanta (se conoscete "Orchid" e "Morningrise" degli Opeth sapete di cosa parlo).

Pur nella loro lunghezza, i brani scorrono che è un piacere, ombrosi e melodici, con una predominanza della componente strumentale che non penalizza l'ugola classica di Bret Campbell, ma crea un muro distorto convincente.

Doom metal "moderno-tradizionale" pieno di bei riffoni e tanta oscura fatalità,  elementi indispensabili per affrontare la giornata con il giusto approccio distruttivo.

venerdì 31 marzo 2017

Space Bomber (1998)

Psikyo | Arcade

Il folle shooter a schermata fissa di Psikyo nasconde, sotto una delirante estetica nipponica, delle solide meccaniche sparacchine, indispensabili per garantire un duraturo dispendio di monetine/gettoni.

Alla tradizionale gestione delle ondate nemiche si aggiunge un sistema di cattura cumulabile (fino a tre avversari) che amplia notevolmente le scelte tattiche d'adottare sul campo di battaglia. L'effetto ottenuto dallo schieramento del marrano catturato varia da creatura a creatura, e la voglia di scoprirne quanti più possibili è quasi un terzo dell'offerta.

Frenetico, stronzetto, esteticamente bruttarello ma funzionale, Space Bomber è un convincente "spara alle simpatiche canaglie" con un twist personale e riuscito.


giovedì 30 marzo 2017

Jackie Chan's Action Kung Fu (1990)

Hudson Soft | NES

Jackie Chan's Action Kung Fu fu uno dei due giochi che i miei genitori acquistarono per rifornire il mio NES, oggetto che catalizzava tutte le attenzioni di un giovanissimo me. Questo e Top Gun, perché il negoziante doveva svuotare il magazzino e qualche "fantastica offerta" doveva pure inventarsela.

Dopo qualche anno di baffi e anatre vidi arrivare a casa due (DUE!) giochi e l'amico Jackie apparve sulla televisione prima di Tom Cruise, tanto per farvi capire l'estrema libertà di scelta che mi offriva la mia nuova situazione.

Il titolo della Hudson Soft è un sontuoso action a piattaforme dalla bella grafica (guardare lo sprite sbattere le palpebre era quasi eccitante) che diverte grazie a un ritmo elevato ma difficile il giusto. I numerosi livelli, i bonus stage e le boss fight sono accompagnate da una colonna sonora magistrale, accattivante, dinamica ed esaltante, che dona la giusta carica di cazzutaggine al nostro eroico tentativo di salvataggio.

Jackie Chan's Action Kung Fu ha retto benissimo il passare degli anni, regalando ancora oggi ottimi momenti di zompi, corse e mosse speciali.


mercoledì 29 marzo 2017

Pandora (2016)

Jong-woo Park | Netflix

Pandora parte come un poco convincente disaster movie per prendere, nella seconda parte, una svolta da drammone orientale tutto lacrimoni, sacrificio e pseudo critica sociale.

La lunghezza esasperate del film, una recitazione poco convincente e tanto buonismo eco sostenibile fanno di "Pandora" un malloppone di dubbio valore, che non intrattiene, non commuove, non fa riflettere e lascia in giro per la stanza solo tanti "mah".

Lo trovate su Netflix.

martedì 28 marzo 2017

F-Zero GX (2003) [MICRO VERSION]

Amusement Vision | Nintendo GameCube

Difficile descrivere a parole il legame "emozionale" instaurato dal sottoscritto con questo capolavoro di Amusement Vision.

Scrivere, in questo post, che continuo a giocarlo regolarmente ancora oggi, ad anni dalla sua uscita, potrebbe evidenziare i sintomi di una malattia mentale spaventosa, ma la sensazione di brutale liberazione che emana la semplice pressione del tasto adibito al boost è così carnale che mi risulta impossibile non perpetuarla negli anni.

F-Zero GX è rischio e ricompensa, tensione e accelerazione, track design fuori di testa e perfezione del sistema di controllo, adrenalina rampante e colonna sonora meravigliosamente tamarra, difficoltà notevole ma appagamento inenarrabile. F-Zero GX è l'apice del racing game moderno (fanculo Wipeout!), un diamante brillante intagliato con inumana maestria e incastonato in una preziosa opera binaria interattiva.

Capolavoro ad alta velocità e tossica dipendenza.


lunedì 27 marzo 2017

Il tempo dei lupi (2003) [MICRO VERSION]

Michael Haneke | Wega-Film Produktion

Adoro lo stile arrogante di Haneke, quel suo non spiegare un cazzo e confondere lo spettatore che, appena distratto, viene riportato all'interno della pellicola con uno schiaffone tutto violenza e imprevisto.

"Il tempo dei lupi" è un film catastrofico esistenzialista sfrontatamente ermetico e minimale, dove le vicende dei protagonisti vengono soffocate da un senso d'opprimente presagio che toglie il respiro. Il disfacimento, lento e inesorabile, della società si rispecchia nei rapporti umani, sempre più deteriorati, che non possono che condurre a un epilogo infelice e privo di speranza.

Non di facile assimilazione, la creazione del regista austriaco matura sottopelle, sibillina e sconfortante, imperdibile per ogni amante del cinema d'autore.


domenica 26 marzo 2017

Haken - Affinity (2016)

Inghilterra | InsideOut Music

Progressive rock/metal "Super Giovane" e ammiccante. Potrei scrivere solo questo su "Affinity" degli inglesi Haken, ma prima di lasciarvi all'inesorabile corsa verso la tomba, voglio farvi perdere altro tempo.

Quello che colpisce in maniera molto positiva è senza dubbio la grande intelligenza dimostrata dalla band, furba nel camuffare le palesi fonti d'ispirazione in un polpettone multi gusto che gonfia la pancia e trasmette buone vibrazioni.

"1985" (la terza traccia del disco), con quei tom vaporosi e quei synth frangettosi, spiazza e fa sorridere, manifesto dell'attutudine sfrontata e sbruffona della band.

Pur detestando con tutto me stesso il timbro del cantante, consiglio "Affinity" a tutti gli amanti del prog divertito e sfizioso.

sabato 25 marzo 2017

Uncharted 2: Among Thieves (2009) [MICRO VERSION]

Nota:
Nasce oggi il nuovo tag [MICRO VERSION], triste ancora di salvezza in un periodo che vede The Legend of Zelda: Breath of the Wild cannibalizzare il (poco) tempo libero disponibile. In cosa consiste questo fantasioso tag? Prendere i vecchi post apparsi sul blog precedente e adattarli allo stile, superficiale e sbrigativo, di Barbagamer Micro. Spero che questa trovata ridicola non susciti in voi lettori conati di vomito troppo fastidiosi. Ci si legge presto con nuove ed entusiasmanti (?) novità! 

Naughty Dog | PlayStation 3

Senza dubbio il mio episodio preferito dell'intera serie di Naughty Dog, Uncharted 2: Among Thieves è uno sparamuretto cinematografico a saltello quasi automatico, dove si trucidano uomini con fare da guascone e si contemplano meravigliosi scenari morti.

Il ritmo divertente e scanzonato copre in parte una libertà d'esplorazione davvero ridicola, ma il baraccone rumoroso regge il colpo e ci si rilassa (tranne nell'ultima boss fight, snervante e figlia di puttana), inzaccherandosi gli occhioni con tanta bellezza estetica.

Fracassone, poco profondo, con un sistema di mira non impeccabile ma ideale per una botta e via.



venerdì 24 marzo 2017

Opera IX - The Call of the Wood (1995)

Italia | Miscarriage Records

Erano i giorni delle "Bestie di Satana". I telegiornali si contendevano le più minuscole "perversioni" da spiattellare alle scandalizzate famigliole italiche, giusto in tempo per guastare la cena.

Nella "Terra Che Non Esiste" (Molise) mia madre riscontrava preoccupanti attinenze tra gli album mostrati, con macabra dovizia di particolari, nei notiziari e quelli presenti nella mia camera, e "The Call of the Wood" degli Opera IX procurò una accesa, ma costruttiva, discussione casalinga.

Il disco dei mefistofelici adoratori del demonio è un concentrato d'influenze estreme, atmosfere occulte e qualche ambizione di troppo, ma l'offerta complessiva riesce ad affascinare per tutta la durata, grazie alla notevole varietà delle tracce ed ai discreti innesti melodici presenti.

Mood diabolico, mistero e buone idee.

giovedì 23 marzo 2017

Sadist - Above the Light (1993)

Italia | Nosferatu Records

1993, Italia.

Da Genova arriva questo "Above the Light", pubblicato dalla mai troppo compianta Nosferatu Records, minuscola etichetta underground catanese che tanto ha fatto per la scena estrema italiana.

Due minuscole realtà unite nella produzione di un album seminale, esaltante, in anticipo sui tempi, Aggressivo death metal "thrasheggiante" contaminato da tastiere, chitarre acustiche e tanta armoniosa melodia, di quella che ti entra in testa per restarci, barocca, malinconica, emozionante.

La furia non viene mai mitigata e l'equilibrio tra le parti che lo compongono rendono il debutto dei Sadist un capolavoro da scoprire/riscoprire, come quando, nel 1995, ordinai questa cassettina totalmente alla cieca, rimanendone folgorato e innamorato per tutti gli anni successivi.

Lo trovate su Spotify. Sapete cosa fare.

mercoledì 22 marzo 2017

Sopor Aeternus & Ensemble of Shadows - Mitternacht (2014)

Germania | Apocalyptic Vision Records

L'artista Anna-Varney Cantodea ha sempre titillato la mia curiosità grazie alla peculiarità del progetto/cura Sopor Aeternus & Ensemble of Shadows, attraverso il quale questa anima inquieta palesa al mondo i propri tormenti.

"Mitternacht" arricchisce una formula (decennale) darkwave con classica moderna minimale, operetta oscura, folk grottesco e settanta minuti d'esasperato intimismo teatrale.

Benché l'interpretazione vocale di Cantodea richieda il giusto approccio mentale, basta lasciarsi trasportare dalle note struggenti dei brani per empatizzare ed emozionarsi, spettatori cinici del circo della miseria imbastito dalla tragica figura al centro dell'arena.

martedì 21 marzo 2017

Falkenbach - Asa (2013)

Germania | Prophecy Productions

Il (quasi) progetto solista di Vratyas Vakyas non mi ha mai particolarmente convinto. Colpa di Quorthon e dell'assoluta eccellenza della commistione fra black metal e folk epico sfoggiata in QUEL CAZZO DI ALBUM dei Bathory, così compiuto, verace e magnifico da interrompere bruscamente un discorso nemmeno iniziato.

I Falkenbach hanno sempre navigato in quel limbo del già sentito che smorza gli entusiasmi troppo in fretta, e questo "Asa" non sfugge alla regola: piacevole, fatto bene ma semplicistico e privo della vera "Erezione Vichinga Che Se Ti Avvicini Ti Sfilo Gli Organi Dal Culo".

Torno a godere di QUEL CAZZO DI ALBUM LÌ!

lunedì 20 marzo 2017

Hour of Penance - Cast the First Stone (2017)

Italia | Prosthetic Records

Le mazzate in faccia! I calci nei coglioni! Le motoseghe nelle vene!

L'ultimo album della band romana è un devastante assalto brutal allergico ai cali di tensione, nervoso come un camionista dopo tredici ore di viaggio, scattante come un serpente velenoso (scusatemi).

La produzione terremotante mette in mostra tutta l'irruenza del gruppo e il risultato, pur se classico, alimenta copiosamente lo scuotimento di capoccia, regalando episodi d'ottimo death metal tecnico, nerboruto e coinvolgente.

Una garanzia.  


domenica 19 marzo 2017

Aaron Spectre - Lost Tracks (2007)

USA | Ad Noiseam

Il prolifico Aaron Spectre (date un'occhiata a questo link) non conosce pace, ma questo "Lost Tracks" sa regalarne molta.

Un tappeto ambient melodico ed etereo plana su beat elettronici infetti da glitch audio e fottutamente carichi di groove che vanno a comporre linee ritmiche stratificate e ricercate, mai dome ma non irruente.

Le composizioni crescono senza fretta, pacatamente, essenziali negli elementi melodici presenti, delicate ballate post moderne per coccolarsi sotto il sole primaverile, con una birra in mano, una sigaretta in bocca e la mente un po' più leggera.


sabato 18 marzo 2017

The Hirsch Effekt - Holon : Agnosie (2015)

Germania | Long Branch Records

Uno dei più recenti espedienti utilizzati dalle band metal contemporanee, per cercare di distinguersi nel marasma delle uscite discografiche, consiste nell'ibridazione di generi e influenze anche molto differenti tra loro. Una volta addentratosi in questi baracconi sonori multi-color, nonostante le varietà stilistica, si avverte un'inconsistenza di fondo che non lascia nulla ad ascolto terminato, come quando si cena in un ristorante radical-nazi-chic e si torna a casa con l'impellente bisogno d'addentare un vitello nel fiore dei suoi anni.

Sulle prime anche "Holon : Agnosie" dei teutonici The Hirsch Effect emana vibrazioni poco piacevoli ma, con il proseguire delle tracce, l'innegabile euforia del songwriting si fa contagiosa e la sperimentazione non cannibalizza eccessivamente l'ispirazione complessiva.

L'attitudine libera e "progressiva" ben si accosta all'impatto generale e il piacevole alone anni settanta dei riff dona un pizzico di personalità alla creatura tedesca, anche se l'eccessiva ricerca del fattore "GUARDA CHE PALLE QUADRATE CHE ABBIAMO!!!" appesantisce inutilmente gli arrangiamenti.

Molto divertenti.


venerdì 17 marzo 2017

Rainbow Island - Crystal Smerluvio Riddims (2017)

Italia | Flying Kids Records, No=Fi Recordings

Per andare a lavoro in auto impiego circa trenta minuti, durante i quali sono solito isolarmi dai bestemmioni volanti grazie a della musica, preferibilmente con tanto d'auricolari a minare la sicurezza stradale mia e degli altri auto muniti.

In questi giorni i miei compagni di viaggio sono stati i Rainbow Island, italici suonatori di psichedeliche melodie in bilico tra il vecchio e il nuovo, liquide, rilassanti, vivaci ("Phase Spider", nei suoi dodici minuti, racchiude tutta la bellezza dell'abbandono lisergico).

Ho viaggiato viaggiando con i cinquanta minuti di "Crystal Smerluvio Riddims", e ho visto sorgere paesaggi dai colori acidi in cui trasferirsi, perché il suono dei Rainbow Island è ottimista e ti vuole bene.

La psichedelia rende tutto migliore, pochi cazzi, e questo album ne sprizza una quantità notevole.

Su distantfuture.org trovate il delirante background "narrativo", una chicca imperdibile a 360° e tutte le modalità per accaparrarsi questo fantasioso pargoletto.

giovedì 16 marzo 2017

Automata (2014)

Gabe Ibáñez | Eagle Pictures

Automata copia spudoratamente da tutta la letteratura fantascientifica degli ultimi cento anni (Asimov fa tripli salti carpiati nella bara e Gibson si gratta le palle con veemenza), utilizza Banderas come attore protagonista ed è pieno di temi banali. Insomma, il film di Ibáñez vuole proprio farsi disprezzare.

E invece no, 'che Automata è certamente un filmetto banale, per un cazzo originale e derivativo, ma il ritmo è piacevole, non ci sono stupide lungaggini e ci si appassiona con leggerezza.

Per chi vuole trascorrere una serata tutta rutti, pizza alla cipolla e fantascienza dalle basse pretese.

mercoledì 15 marzo 2017

Aborym - Shifting.Negative (2017)

Italia | Agonia Records

Gli Aborym hanno sempre sperimentato, imbastardendo il proprio metallo estremo con pesanti contaminazioni elettroniche, perennemente alla ricerca di un sound personale e identificativo.

Con "Shifting.Negative" i nostri si avventurano in territori per certi versi molto più accessibili, confezionando un disco di industrial rock elettronico che ammicca arrapato al lato più pop e orecchiabile di tali sonorità (le influenze dei Ministry sono palesi), con l'imbarazzante obbligo d'inserire un ritornello "da doccia" in ogni dannato brano .

Qualche volta il risultato convince, altre volte no, ma il coraggio dimostrato nel mandare a cagare il proprio passato, e qualche buona intuizione qui e lì, rendono "Shifting.Negative" una parentesi curiosa nella discografia degli Aborym, pur se scaturita da una formula compositiva migliorabile.

martedì 14 marzo 2017

One Punch Man - Stagione 1 (2015)

Shingo Natsume | Mad House

Ho letto molti commenti positivi su questo manga, soprattutto sui social, e l'opera, nata sul web, di One prende vita tramite il talento della Mad House.

Grazie alla pubblicazione su Netflix ho potuto finalmente saziare la mia curiosità: One Punch Man è uno shonen demente ed esagerato che soffre della sindrome della "simpatia a tutti i costi".

Tra mazzate incredibili, azione concitata , super cazzoni in calzamaglia e una realizzazione tecnica eccellente, quel che manca alla produzione di Mad House sono dei personaggi convincenti che sappiano divertire e intrattenere.

Un bel vedere ma ho riso pochissimo. Oppure è solo colpa mia che, a quasi trentotto anni, continuo a guardare cazzate per ragazzi.

lunedì 13 marzo 2017

Favni - Windswept (2016)

Germania | Silberblick-Musik

"Windswept" è un doppio disco di progressive rock fortemente folk, così ottusamente legato agli stereotipi del genere d'appartenenza da fare quasi tenerezza.

L'ascolto della band tedesca scorre liscio e senza sussulti, lasciando il campo al sopraggiungere repentino della noia più molesta. Le melodie sono proprio come te le aspetti, i pattern ritmici pure ed i timbri dei due cantanti generano lo stesso identico fastidio. E vogliamo parlare della scarsa varietà di composizioni così prolisse, ridondanti e sfrangia-testicoli da far risultare più frizzante l'intera discografia dei Sunn O)))?

Album dedicato solo ai più conservatori appassionati del progressive vecchia maniera che amano crogiolarsi nella solita sbobba.

domenica 12 marzo 2017

Shippu Mahou Daisakuken: Kingdom Grandprix (1994)

Raizing, 8ing | Arcade

La sperimentazione, negli shooting game, è una pratica pericolosa che può compromettere l'equilibrio tra meccaniche perfettamente oliate tra loro, devastando ciò che c'è di buono senza aggiungere nulla d'eclatante.

L'idea di combinare uno sparatutto a un racing game deve apparire decisamente bizzarra, eppure Shippu Mahou Daisakuken: Kingdom Grandprix le miscela bene, dando vita a un gameplay personale e originale.

L'applicazione pratica della progettazione verte quasi interamente sul tasto di sparo: pigiarlo a ripetizione apre le bocche di fuoco, tenerlo premuto accellera il veicolo. La gestione della "pista blastatoria" è la chiave per la vittoria, nonostante il macello a schermo renda il tutto più difficile in maniera, a volte, scorretta.

La cura (estetica e musicale) è quella solita dell'accoppiata Raizing/8ing, ma una lieve sporcizia della parte giocata penalizza un'intuizione molto figa. 




sabato 11 marzo 2017

Angelcorpse - Iron Blood and Blasphemy (2014)

USA | Osmose Productions

Adoro questo tipo di raccolte piene di materiale di scarto e chicche grezzotte, e "Iron Blood and Blasphemy" è l'omaggio sfizioso confezionato dalla Osmose per la seconda dipartita (l'ultima?) della putrida formazione americana, band onesta e underground che qualche buon lavoro ha pubblicato.

Tra cover ("Pleasure To Kill" dei miei amati Kreator!), versioni demo, live e qualche bonus track, l'oretta di brutale death/thrash/black metal degli Angelcorpse regala brividi d'insana goduria marciscente, pur non brillando per chissà quali meriti compositivi.

Diretto, ruvido, satanico e rumoroso.

venerdì 10 marzo 2017

Bethlehem - Bethlehem (2016)

Germania | Prophecy Productions

"Dark Metal" lo ricordo ancora con grande intensità, oscuro, minimale e compiuto nel suo svolgersi. Negli anni ho perso le tracce dei tedeschi e oggi approdo in questa palude di disperazione, inquietudine e malessere che reca impresso sulla propria pallida pellaccia il nome della band: "Bethlehem".

Non c'è speranza in queste onde sonore, neppure un briciolo di comprensione, ma solo l'umido amore malato di una vecchia puttana, consumato tra immondizia e morte, sangue, rabbia, momenti in odore di dark e scudisciate sul volto.

L'effetto novità è completamente svanito, visto il proliferare di sonorità "depressive" all'interno del black metal, ma la proposta dei Bethlehem può vantare una forte personalità e la giusta dose di malattia mentale.

giovedì 9 marzo 2017

Animals As Leaders - The Madness of Many (2016)

USA | Sumerian Records

Ho scoperto questo trio americano per caso, in una nottata insonne spesa aspettando il fottutissimo Morfeo. Faccio partire il brano d'apertura e il cervello esplode in milioni di pezzettini color arcobaleno.

Pur non impazzendo per le band che sfoggiano il proprio enorme pene in contorsioni tecniche fini a se stesse, gli Animals As Leaders sono la classica eccezione che conferma la regola. I brani strabordano di fraseggi folli al limite dell'autismo elitario masturbatorio, di tempi deliranti e destabilizzanti, di lunghe suite strumentali poco avvezze all'accessibilità, ma "The Madness of Many" sfrutta la melodia con spiazzante genialità, piazzandola nel punto giusto, poco prima dell'esplosione testicolare dovuta alla prepotenza tecnica degli americani, ricamando affascinanti affresci armonici.

Uno disco difficile ma appagante, un farneticante concentrato di fusion-progressive-un-bel-po'-spocchioso-e-che-i-più-giovani-chiamano-djent ma bello, bello, bello.

Pripipopitutusblangsblangtutu!  

mercoledì 8 marzo 2017

Dogyuun (1992)

Toaplan | Arcade

La bancarotta dichiarata da Toaplan nel 1994 ha distrutto un marchio storico degli shooting game, ma dalle ceneri della compagnia sono nate realtà imponenti (CAVE e Raizing su tutte) dello "Sparare Bello Giapponese", software house che hanno evoluto e rifinito meccaniche nate proprio tra le mura della compianta Toaplan.

Se il sistema d'armamento della nostra navetta non si discosta molto dalla tradizione, con il classico item a colore variabile, la gestione dei moduli aggiuntivi presenta interessanti novità: una smart-bomb, uno scatto multi direzionale a discrezione del giocatore e la possibilità d'inglobare il secondo player per aumentare considerevolmente la potenza offensiva, privando al contempo il suddetto del controllo della propria navetta. C'è bisogno di scatenare un pandemonio? Allora meglio affidarsi al giocatore più capace, sperando nella sua abilità. La situazione è tranquilla? Si sgancia il compare e si torna a blastare in compagnia.

Pur se privo di sterminate distese di proiettili, Dogyuun offre una sfida considerevole e un ritmo invidiabile, appagando con una bella veste estetica, una colonna sonora fantastica e tanto gustoso gameplay shottereccio.

E poi ci sono cazzutissimi mecha giganteschi!


martedì 7 marzo 2017

Desaster - The Oath of an Iron Ritual (2016)

Germania | Metal Blade Records

Basta poco per descrivere il sound dei blasfemi germanici: 50% di black metal norvegese anni '90 e 50% di thrash metal teutonico anni '80. I Desaster non brillano per inventiva e il riffing naviga tra il già sentito e il derivativo più marcio, ma "The Oath of an Iron Ritual" mi ha gasato moltissimo, putrido ed elementare come piace a me, privo di accorgimenti sonori e ruvido come un foglio di carta vetrata sul glande.

Nulla si discosta dalla tradizione ma il sentimento nero c'è tutto.

Pure Fucking Black Thrash Metal!

lunedì 6 marzo 2017

Phelios (1988)

Namco | Namco System 2 (Arcade)

Phelios è uno shooting game verticale (pubblicato nel 1988) con visuale dall'alto sviluppato da Namco su scheda arcade Namco System 2 che segna l'esordio di Satoru Yamada, conosciuto principalmente per il contributo artistico apportato al marchio Tekken.

L'ambientazione mitologia/fantasy fa da sfondo a uno sparatutto classico a potenziamento progressivo (e sparo "forte" a caricamento), che affida tutto l'impatto estetico allo scaling degli sprite e alla rotazione degli scenari, nascondendo un gameplay basilare e canonico, dove l'azione di gioco si sviluppa seguendo i canoni imposti da produzioni antecedenti certamente più blasonate.

L'approccio tradizionalista adottato non sminuisce la godibilità dell'insieme, con ondate nemiche variegate che richiedono una discreta memorizzazione degli stage che si andranno ad affrontare, vista l'impennata esponenziale del grado di difficoltà dovuto alla perdita di tutti i potenziamenti in caso di morte, malus che può tranquillamente compromettere una partita condotta in maniera impeccabile.

Brutale il giusto, bello da vedere e divertente da giocare (i boss sono appaganti e stronzi), Phelios è poco innovativo ma realizzato seguendo regole di game design buone e giuste.