sabato 31 dicembre 2016

Si alza il vento (2013)

Hayao Miyazaki | Blu-Ray

Si alza il vento è una pellicola personale e intensa, che tramite un personaggio reale mostra molto più Miyazaki del solito, in uno scambio di ruoli che ha del catartico. Emozioni forti ma sussurrate, pennellate con un tratto prezioso e delicato, dipinti animati popolati da speranze, sogni, contraddizioni e pulsante umanità, frammenti d'ispirata effervescenza estetica e artistica, tripudio d'estro e fantasia.

La poetica dell'uomo Hayao è cosa nota, ma l'intensità raggiunta da Si alza il vento non può che toccare il cuore con una carezza del tutto nuova, e la piccola ma significativa modifica apportata al finale (di cui parlano nel documentario che ho trattato in questo post del vecchio blog) assume un significato ben diverso.

Sì, ho apprezzato leggermente questo nuovo capolavoro dello Studio Ghibli.


venerdì 30 dicembre 2016

God Is An Astronaut - Helios / Erebus (2016)

Irlanda | Revive Recording

Gli irlandesi tornano con un album aggressivo e corposo, meno sperimentale degli ultimi lavori e più concreto nella messa in musica delle intuizioni della band. Le atmosfere sognanti e limpide s'incastrano alla perfezione ai numerosi assalti rock, con una base ritmica che fa del groove il proprio mantra. Le classiche aperture melodiche, dal forte gusto new wave, donano dinamicità ai brani e contribuiscono alla riuscita di Helios / Erebus, esempio vincente di post-rock che non perde tempo a compiangersi ma preferisce divertirsi e divertire.

Disco molto buono ma il passato musicale dei God Is An Astronaut ha regalato perle ben più luminose.

giovedì 29 dicembre 2016

The OA - Stagione 1 (2016)

Brit Marling, Zal Batmanglij | Netflix

The OA alterna continuamente la rottura di coglioni alla curiosità, intrigando e annoiando anche nell'arco di una singola puntata. Le premesse ci sono, l'intreccio potrebbe reggere, ma l'eccessiva lunghezza, unita ad alcuni dialoghi imbarazzanti, penalizzano l'insieme e lo sbadiglio irrompere di prepotenza. Gli episodi finali riescono a gestire molto meglio il ritmo, alimentando la speranza per una futura stagione più intrigante.

Qualche buona idea, a volte banale, ma voglio crederci.

mercoledì 28 dicembre 2016

MONO - Requiem For Hell (2016)

Giappone | Pelagic Records 

Il quartetto di Tokyo riesce a penetrare con facilità nelle viscere dell'ascoltatore, scavando sin a trovare il punto esatto in cui collocare un minuscolo frammento d'emozione, da lasciare lì a sedimentare con calma. Nono album e nono viaggio viscerale e palpitante, colonna sonora post-rock di giornate post-vita, tutta introspezione, brivido, sangue, delusione e lacrime di gioia. 

Lunghe confessioni che trovano nella ripetitività il tramite per la comunicazione diretta con chi decide d'inabissarsi nei caldi e oscuri fluidi dei MONO, lasciandosi finalmente trasportare.

Classe e tanto da donare.

martedì 27 dicembre 2016

The IT Crowd - 5 stagioni (2013)

Graham Linehan | Netflix 

Le sitcom sono una materia pericolosa da maneggiare: il rischio di sfornare un mare di stronzate deprimenti è sempre dietro l'angolo. The IT Crowd funziona grazie alla costante demenzialità delle situazioni che vedono coinvolto il delirante trio dell'imbarazzo, ma anche i comprimari regalano memorabilia comiche di un certo livello, e le risate sgorgano libere da volti festosi.

Scorretta, delirante, leggera e ideale per maratone televisive improvvisate e imbarazzati.

lunedì 26 dicembre 2016

ENDON - Mama (2015)

Giappone | Daymare Recordings

Giunge da Tokyo questo Mama, esordio degli ENDON, e porta in dono macerie, follia, violenza e tonnellate di rumore assassino. La radice metallica estrema della formazione giapponese sfocia costantemente nel rumore d'avanguardia, convoluta nel proprio ermetismo fatto d'eccessi e isteria, ostica per udito e cervello. Mama è destabilizzazione umorale, psicosi urbana, istinto autodistruttivo e futuro assente.

Attraversare i paesaggi sonori, pennellati con l'accetta, degli ENDON richiede sacrificio e dedizione, non garantendo alcun risultato se non ulteriore fastidio e disagio.

Enigmatici.

domenica 25 dicembre 2016

Dirk Gently, agenzia d'investigazione olistica - Stagione 1 (2016)

Max Landis | Netflix

Faccio parte di quella schiera di persone che "sì, ok... Douglas Adams sarà pure bravo ma 'sticazzi". La serie TV di cui scrivo è tratta da un romanzo dello scrittore, che non ho letto, e l'impressione rimane la stessa: umorismo che spesso non fa ridere, un guazzabuglio di generi fantastici amalgamati bene, momenti grotteschi dietro ogni angolo e intrattenimento nella media, senza infamia e senza lode.

La serie non è brutta ma non mi ha mai completamente soddisfatto; una zona grigia del godimento.

sabato 24 dicembre 2016

Evergrey - The Storm Within (2016)

Svezia | AFM Records

Decimo album per i romantici guasconi svedesi, e basta ascoltare le prime note di The Storm Within per rasserenarsi: gli Evergrey continuano a rifinire il loro songwriting con dedizione e costanza, limando i piccoli difetti e accentuando i punti di forza della propria proposta sonora. Melodie malinconiche e ruffiane, chitarre belle grasse tendenti al riff moderno, produzione potente, linee vocali che "tu non puoi passare!!!" e ritornelli da denuncia per sottomissione d'incapace. L'orecchiabilità estrema dei suddetti mette in mostra tutta la natura pop del band e ogni pudore viene meno, con l'ascoltatore indotto alla ripetizione ossessiva, con annesso balletto imbarazzante e fuori luogo.

Se apprezzate la musica commerciale ma non banale, The Storm Within è l'album giusto.

venerdì 23 dicembre 2016

OlliOlli (2014)

Roll7 | PlayStation 4

Sono stato sempre una frana con lo skate. Le poche volte che, in gioventù, ho provato a domare la tavola del demonio ho rimediato solo francobolli di dolore al culo. Questi piccoli inconvenienti si sono repentinamente trasformati in lieve disprezzo, ma non riesco a resistere ai videogiochi fatti con le palle, e OlliOlli rientra di diritto nella categoria. Controlli precisi e reattivi, difficoltà gestita con equilibrio, contenuti in abbondanza (le sfide sono innumerevoli e varie), una modalità "Giocatore Autistico Putrescente" che è un bijoux, grafica funzionale ma orripilante e sonoro ripetitivo e per soli giovani con pessimi gusti musicali.

Roll7 ha sfornato un bel pasticcio tutta sostanza arcade che, pur se lontanissimo dalla bellezza estetica che il buongusto impone, sazia la panza e ritempra la passione.

Fantastico, ma lo skate fa cagare.

giovedì 22 dicembre 2016

Cynic - Carbon-Based Anatomy (2011)

Stati Uniti | Season of Mist

Cavolo, i Cynic di Focus (album d'esordio) si presentavano come un gruppo unico e originale, con quella loro idea malsana d'inserire fusion e vocoder tra sfuriate death metal, tecnica e growling ringhioso. E quelle aperture melodiche così liquide e dinamiche, così azzeccate e peculiari? Ah, quanta bellezza... Spulciando svogliatamente Spotify mi sono tornati in mente e mi sono detto: "Ascoltiamo qualcosa di nuovo, va' che adesso godiamo". Carbon-Based Anatomy pizzica atmosfere e stili un po' ovunque: una spruzzata di showgaze, qualche tamburello tribale, dosi consistenti di rock progressivo all'acqua di rose, accenni ai Porcupine Tree, saluti agli Anathema e qualche synth bricconcello per darsi un tono avantgarde, ma tutto è derivativo e superfluo. Le canzoni scorrono via senza lasciare niente, indifferenza che mai avrei pensato di provare per qualcosa creata dai miei amati Cynic.

Indispensabile come i termosifoni accesi a ferragosto.

Ventitré minuti di cocente delusione.

mercoledì 21 dicembre 2016

Cirith Ungol - Paradise Lost (1991)

Stati Uniti | Restless Records

Paradise Lost è stata l'ultima fatica della sfortunata formazione americana, tanto brava nello scrivere ottime canzoni quanto imbarazzanti nelle vendite degli album che le raccolgono. La band ricorda con amarezza la lavorazione di questo album ma, dopo attento ascolto, si può affermare che lo stress ha influenzato positivamente l'intero processo di composizione, vista l'eccellenza raggiunta. Fanculo le atmosfere dark dei lavori precedenti e largo alla melodia ad ampio respiro, al groove rock testosteronico, a linee vocali catchy e graffianti.

Qualche piccola tentazione radiofonica si poteva evitare ("Got It Alone" è insipida), ma al cospetto di pezzoni come "Join The Legion", "Fallen Idols" e della maestosa "Chaos Rising" (una lunga suite epica, villosa e maschia) non resta altro da fare se non lasciarsi andare al più imbarazzante dei falsetti, da novello alfiere del vero metallo imbottigliato nel traffico natalizio.

"Yeah come on, join the Legion!"

martedì 20 dicembre 2016

This War of Mine (2014)

11 bit studios | Steam

Nei videogiochi siamo abituati a vivere la guerra dalla parte di chi imbraccia i fucili (esportando autentica democrazia a suon di pistolettate), storditi da uno spettacolo pirotecnico volto a esaltare il lato fracassone e macho della carneficina digitale di cui saremo protagonisti. 11 bit studios cambia le carte in tavola e, con This War of Mine, ci costringe a indossare i panni sudici di un gruppetto di disperati, con l'unico scopo di uscire vivi dal turbinio di violenza dilagante, sperando nella salvifica fine del conflitto. Il gioco mette in scena la propria visione attraverso un gameplay da gestionale di sopravvivenza inquadrato lateralmente, dividendo la giornata dei civili tra fasi diurne in cui tentare di rendere più sicura e confortevole la casa, soddisfacendo alla meno peggio i bisogni degli inquilini, e sezioni d'approvvigionamento notturne ad alto coefficiente stealth. Ogni azione avrà delle conseguenze, dai confini morali non troppo delineati, che influenzeranno la condizione psicofisica dei protagonisti coinvolti, requisito fondamentale per sperare di salvare il pugno di miserabili che il caso ci farà incontrare.

Il primo giro a This War of Mine colpisce duro, spietato e realistico come poche volte il videogioco ha osato essere, trasmettendo un'inaspettata e convincente sensazione di precarietà, pericolo, impotenza. Ma l'essere gioco svilisce l'impatto emotivo iniziale e l'empatia saluta con fare mesto. L'ovvia natura commerciale del titolo cozza con le ambizioni di realismo, e l'orrore della guerra lascia il posto all'applicazione meccanica delle strategie ludiche più "remunerative".

Un gioco lento e angosciante che, in molte occasioni, mi ha spiazzato e commosso, ma che vede scemare, inevitabilmente, tutto il proprio impatto emozionale partita dopo partita.

Resta comunque un'esperienza da provare.






lunedì 19 dicembre 2016

Nuclear Assault - Third World Genocide (2005)

Stati Uniti | Nuclear Blast Records

Ho piacevoli ricordi di Handle with Care e provo tanta stima per Dan Lilker (più per il lavoro fatto con i Brutal Truth), ma dopo aver ascoltato Third World Genocide non avverto altro che profondo imbarazzo. Un songwriting così banale, sciatto ed elementare si può tollerare per l'esibizione d'esordio della band della parrocchia, durante la sagra della pasta di grano saraceno alle cotiche pelose e fagioli borlotti barzotti, ma credere di vendere questa porcata è semplicemente assurdo. Non vi dico le linee vocali... Ho ancora il vomito che mi balla in bocca...

Alcune cose bisognerebbe lasciarle sepolte e ben nascoste.

Un disco di merda.

domenica 18 dicembre 2016

Forbidden - Omega Wave (2010)

Stati Uniti | Nuclear Blast Records

Ne hanno visti passare di nomi importanti i Forbidden, eppure, dopo due dischi esplosivi, hanno perso improvvisamente l'orientamento e si sono spenti nell'indifferenza generale. Riunita un po' di bella gente, i californiani partoriscono, nel 2010, questo Omega Wave e, porca puttana, ho ancora il collo intorpidito! Dodici tracce killer, con delle chitarre che non trovano mai pace, eruttanti riff dinamici, bollenti, stupendi. In una terra di mezzo tra presente e passato, Omega Wave porta il thrash metal tecnico dei Forbidden verso nuovi percorsi sonori, graziato da una produzione che fa impressione, potente ma nitida, grassa come il più arrapante dei ciccioni (categoria a cui appartengo).

Melodie peculiari, tecnica, impatto e tanta determinazione, per un disco in cui è difficile trovare difetti che non siano imputabili a gusti musicali strettamente personali, tipo "Il metallo bello mi fa cagare! Viva gli 88 Demonz ov Northern Forestah!"

Applausi doloranti.

sabato 17 dicembre 2016

Witchmaster - Antichristus Ex Utero (2014)

Polonia | Osmose Productions

Ascoltare un disco dei Witchmaster è come addentare un panino con la porchetta: il sapore lo conosci bene ma è la preparazione del porco a fare la differenza. Dal 1996 i polacchi propongono la loro mistura di thrash metal (di chiara impronta teutonica), black metal bestiale e forti richiami ai primi Venom, senza variare la formula ma perfezionandola nel tempo. L'immaginario e la parte testuale fanno volare numerosi satanassi per l'etere, e la produzione ruvida esalta la furia della band, espressa attraverso un riffing basilare, una base ritmica incalzante e malefiche linee vocali.

Zero innovazione, attitudine a pacchi ma pochi riff memorabili, per un album che porta a casa il risultato senza stupire.

venerdì 16 dicembre 2016

Excite Truck (2006)

Monster Games | Wii

Provo bramosia sessuale per i racing game arcade (F-Zero GX è il mio gioco della vita) e questo Excite Truck mi ha stupito, e lo fa ancora, molto positivamente, immediato e profondo al punto giusto. Pur affidando la sterzata al sensore di movimento del Wiimote, con la relativa mancanza di precisione "di fino", guidare i 4x4 nei folli tracciati risulta appagante e divertente. Le piste presentano una nutrita serie di sorprese e scorciatoie che, unite a uno specifico potenziamento "muta terreno", richiedono un buon senso d'adattamento e garantiscono una sorprendente varietà alle partite. La gestione del turbo risulta fondamentale almeno quanto le pozze d'acqua con cui raffreddare il motore surriscaldato (quanto è bello Excitebike? Eh? Eh?), e le varie sfide da portare a termine durante la gara incrementano il fattore "kazzokefikata" considerevolmente.

Ottima sensazione di velocità, varietà e tanto fracasso ma qualche contenuto in più non avrebbe guastato.

Molto figo.

giovedì 15 dicembre 2016

Golden Void - Berkana (2015)

Stati Uniti | Thrill Jockey Records

Adoro i consigli musicali dati dagli amici telematici (tanto per non smentire la mia fama da vecchio dentro) e questo album dei Golden Void è uno degli ultimi (grazie Fabio). In Berkana il rock psichedelico si fa melodico, piacevole, godibile. Le sonorità settantiane della band californiana (costola dei ben più famosi Earthless) vengono traghettate verso il presente grazie ad arrangiamenti eleganti, dove melodie liquide si alternano a fraseggi più incisivi ed energici, senza mai abbandonarsi a pericolose tentazioni sperimentali.

Se amate le sonorità che resero grande un'epoca di grande fermento creativo troverete in Berkana tanti momenti di cui godere.

Consigliato per nottate di sano relax.

mercoledì 14 dicembre 2016

The Giver - Il mondo di Jonas (2014)

Phillip Noyce | Netflix

"Mah, stasera vorrei guardare un bel filmetto di fantascienza. Che ne dici amore mio?"
"Fai tu, che poco me ne cala..."


Bip.
Swosh.
Accensionnn.
Televisorrr.
Avviazionn.
Netflixxx.


"Mmh, 'sto The Giver sembra caruccio. Ricordo d'aver visto il romanzo in un cestone delle offerte al supermercato."
"(-_-) *indifferenza"
"Lo faccio partire, ok?"
"(°_°) *piccolo movimento del capo"


Meno di due ore dopo.

"Ma chi cazzo ha scritto 'sta cagata pazzesca?"
"(-_-) *indifferenza"
"Le cose accadono così, senza logica. Nulla ha il minimo senso. Hanno rubato idee in giro e le hanno assemblate alla cazzo di cane!"
"(-_-) *indifferenza"
"Ma poi dico, per tutte le maledette divinità dell'universo diddio: come cazzo fai a inserire quella casa di merda, pure con le lucette del cazzo, con tanto di coro pseudo angelico che intona "Bianco Natalllll!" e non provare una vergogna infinita? Come puoi? Dimmelo! Dimmelo!"
"(°_°) Eh? Non ti stavo ascoltando."


FINE.

martedì 13 dicembre 2016

Spastic Ink - Ink Complete (1997)

Stati Uniti | EclecticElectric (LOL!)

Gli Spastic Ink sono paragonabili a un porno attore che, durante un incontro degli Uomini con Gravi Problemi d'Impotenza (UGPI), entra di prepotenza nella sala mulinellando il proprio fallo eretto e turgido, deridendo tutti i presenti. Dotati di considerevoli doti tecniche, i nostri riversano in musica tutta la loro spavalderia, scrivendo partiture articolate, psicotiche, ostiche, frammentate e ripetitive. Se si escludono le brevi aperture melodiche dal carattere fusion, Ink Complete è il progressive metal che fa il figo e non fallisce, l'intellettuale musicante matematico che merita complimenti a profusione e quando ringrazia procura portentosi rigonfiamenti di coglioni.

Per chi adora masturbarsi con tanta sofisticata forma.

lunedì 12 dicembre 2016

Absu - Abzu (2011)

Stati Uniti | Candlelight Records

Ultimo album degli Absu ed ennesimo capolavoro metallico. Abzu concentra, in meno di quaranta minuti, fumante black metal, tanto thrash, una tecnica notevole, melodia, arrangiamenti snelli e tanto scapocciamento selvaggio. Prive di orpelli e cazzate, le tracce vanno dritte al sodo, belle piene di riffoni killer al fulmicotone, spietati, fantastici.

Quando si è al cospetto di cotanta beltà bisogna solo inchinarsi e tirare tanti bestemmioni per ringraziare Bafometto.

domenica 11 dicembre 2016

Autopsy - Mental Funeral (1991)

Stati Uniti | Peaceville Records


Ho già scritto qualcosa su Chris Reifert, figura di spicco della scena estrema mondiale. Dopo l'esperienza, dietro alle pelli, con i mastodontici Death il nostro mette in piedi un gruppetto niente male: gli Autopsy.

Nella mia metallica gioventù ho consumato l'audiocassetta di Mental Funeral, acquistata completamente alla cieca per pochi spiccioli. Cosa dire di questo secondo full-lenght degli Autopsy? Fondamentale? Seminale? Capolavoro assoluto? Il death metal presente sull'album d'esordio aumenta il proprio grado di putrefazione grazie all'inserimento di devastanti rallentamenti doom, purulenti fraseggi di chitarra che opprimono e schiacciano, instabili, disturbanti, meravigliosi. Sebbene sporadici, gli assoli creano un gustoso contrasto, un timido raggio di sole su una terra arida, morta. 

La produzione grassa e sporca, carica di bassi e medi, suggella la splendida deformità di questo ruvido gioiello di metal estremo, perfetto in ogni sua malsana componente.

Puro amore necrofilo che la primordiale scena death metal svedese ancora ringrazia.



sabato 10 dicembre 2016

Oceans of Slumber - Winter (2016)

Stati Uniti | Century Media Records

La proposta musicale dei texani Oceans of Slumber è sfaccettata, multiforme, in continua evoluzione. Winter raggruppa nei propri solchi una miriade d'influenze e stili, riuscendo ad amalgamarli con una naturalezza spiazzante. Dal metal estremo al progressive melodico non esasperato, le tracce deflagrano e brillano, arrangiate con gusto ed eseguite con pregevole padronanza tecnica. La cover di "Nights in White Satin" dei Moody Blues (ma che la mia giovinezza ricorda grazie alla versione fatta dai Nomadi) stupisce, con quel blast-beat inatteso su cui la bella voce della cantate s'inerpica con grazia.

Winter potrà essere tacciato d'eccessiva bulimia sonora, ma gli amanti della buona musica non possono lasciarselo sfuggire.

Album con due palle enormi.


venerdì 9 dicembre 2016

Kengo: Master of Bushido (2000)

Genki | PlayStation 2

Rimpiango di cuore il periodo PlayStation 2 e le produzioni nipponiche "medie" che popolavano la console Sony, giochi a budget ridotto contraddistinti da qualche idea molto caratterizzante intrappolata in una realizzazione tecnica non eccelsa. Kengo: Master of Bushido è l'esempio perfetto da esibire come prova: samurai, duelli e carattere. Il giocatore è chiamato a occuparsi della preparazione, e della successiva sopravvivenza, del proprio alter ego digitale, in una fase preliminare che miscela delle meccaniche da "giochetto sullo sviluppo di varie creaturine" alle classiche statistiche implementate negli RPG. Una volta completato l'allenamento si scende sul campo di battaglia, e qui le cose incominciano a complicarsi: elementari nella sostanza (attacco, parata e schivata, con un tasto ciascuno), i controlli richiedono un lento e doloroso periodo d'apprendimento, afflitti da una legnosità che non era raro trovare nei giochi del periodo. Superata la sofferenza d'ingresso, Kengo: Master of Bushido riesce a regalare momenti d'esaltante duellare, senza mai concedersi troppo alla semplificazione ma garantendo una buonissima profondità degli scontri.

Esteticamente scarno ma efficace, ostico nei controlli ma appagante sul lungo periodo, Kengo: Master of Bushido è consigliato a chi apprezza le soddisfazioni che richiedono sacrificio e dedizione, consapevoli della mediocrità del "contorno".


giovedì 8 dicembre 2016

David Galas - The Cataclysm (2007)

Stati Uniti | Vendlus Records


Non ho mai approfondito la conoscenza dei Lycia, band di culto dell'underground alternativo americano, gruppo che ha visto militare (ancora oggi, dopo la "recente" reunion) tra le proprie fila David Galas, polistrumentista eclettico e ispirato. Attraverso sonorità oscure e rock, The Cataclysm mette in mostra un'incredibile potenza espressiva, con composizioni lente e sinuose, coperte da un velo di disperazione e malinconia che rapisce. La voce profonda e calda di Galas veleggia su arrangiamenti lineari ed equilibrati, terreno fertile per melodie fragili che penetrano in fondo, suggestive e introspettive.

Ascolto dopo ascolto, The Cataclysm cresce d'intensità e pathos, sincero e struggente come solo le più intime emozioni sanno esserlo.

Bellissimo.


mercoledì 7 dicembre 2016

Lotus Thief - Gramarye (2016)

Stati Uniti | Prophecy Productions

Trascurando completamente le tematiche da finto intellettuale esoterico sfoggiate nei testi, Gramarye, dei californiani Lotus Thief, è un dischetto d'innocuo metal atmosferico, un lavoro incentrato sull'efficacia delle melodie che fallisce miseramente nel proprio intento. Le poche intuizioni convincenti svaniscono in un baleno, annientate da una scrittura acerba e prolissa, incapace di sorreggere l'eccessiva lunghezza delle tracce, asservita alla più ridicola delle masturbazioni: quella triste.

Qualche passaggio si lascia ascoltare, ma il resto...

martedì 6 dicembre 2016

R-Type Final (2003)

Irem | PlayStation 2

L'importanza storica di R-Type è indiscutibile. Lo stile lento e riflessivo, unito al peculiare sistema di potenziamento, del gioco Irem ha creato un'orda infinita di cloni, imponendo il proprio dogma dal 1987 in poi. R-Type Final è il lascito della serie alle future generazioni, una enciclopedica dichiarazione d'amore a tutti i fan della serie. Finali multipli, 101 astronavi diverse da sbloccare (ognuna con le proprie caratteristiche offensive e di movimento), inattesi livelli a scorrimento verticale, ritmo di gioco ponderato ma ostico, level design tradizionale e curato, uno sfavillante comparto tecnico e l'inesorabile blastazione strategica insita nei giochi del franchise da sempre.

Nonostante l'uscita di un episodio portatile (R-Type Command del 2007, su PlayStation Portable), R-Type Final rimane l'esperienza più completa e appagante dell'approccio allo shooting game da parte di Irem, un esponente di razza che tutti gli amanti della navicelle sparanti dovrebbero provare, almeno una volta nella vita.

Applausi.


lunedì 5 dicembre 2016

Altar of Plagues - Teethed Glory and Injury (2013)

Irlanda | Candlelight

Album peculiare questo Teethed Glory and Injury, in costante bilico tra estremismo metallico, sperimentazione elettronica, distorsioni esasperate e atmosfere inquiete. Gli irlandesi riescono a creare atmosfere oscure senza rinunciare all'impatto generale, innalzando un muro sonoro brutale, criptico ma avvolgente, una follia lucida che annichilisce e confonde, grazie alle inattese aperture melodie che appaiono per poi dissolversi, corrose dall'interno.

Estremi, personali e disturbanti.

Eccellente.

domenica 4 dicembre 2016

Centinex - Doomsday Rituals (2016)

Svezia | Agonia Records

Nome storico dell'underground death metal, i Centinex pubblicano il secondo album con la nuova formazione, e si torna a scuotere la capoccia grazie a trenta minuti di death metal cadenzato e votato al groove, sconvolgente come una nuova puntata di Beautiful, ma gustoso come un bel paninazzo alla mortazza.

Riffoni fangosi e di maniera ma, ogni tanto, tornare alle cose semplici non può che far bene.

Birra, pizza alla cipolla e faccia da bullo con i coglioni girati.

sabato 3 dicembre 2016

Miss Violence (2013)

Alexandros Avranas | Netflix

Non voglio svelare nulla della trama di Miss Violence, film del regista greco Alexandros Avranas, perché tutta l'oppressione e l'orrore generati dalla pellicola hanno bisogno di trovare lo spettatore spiazzato e disorientato. Benché l'influenza di sua maestosità Haneke sia palpabile in ogni singola inquadratura, la potenza e l'impatto emotivo sono notevoli, grazie anche alla prova di tutti gli attori coinvolti, gestita con sapienza e con agghiacciante naturalezza.


Miss Violence è duro, spietato e opprimente, un ritratto crudo di uno degli orrori più concreti e reali di cui l'essere umano è capace.

Consigliatissimo.

venerdì 2 dicembre 2016

Donkey Kong Country: Tropical Freeze (2014)

Retro Studios | Wii U


Non sono mai stato un grande appassionato dei vecchi Donkey Kong Country usciti sul Super Nintendo, quelli sviluppati da Rare, che ho sempre considerato dei platform mediocri nascosti dietro un'estetica (brutta) all'avanguardia. La decisione, presa da Nintendo, di affidare il franchise alle mani capaci dei texani di Retro Studios è stata lungimirante, vista la qualità di quel Donkey Kong Country Returns che tanta gioia, e altrettanto dolore, ha regalato ai possessori di Wii, e che vede in questo seguito, per Wii U, la consacrazione definitiva. Donkey Kong Country: Tropical Freeze è un purosangue del buon saltare, un gioiello di level design che può vantarsi dell'estrema pulizia delle meccaniche implementate. Controlli reattivi e precisi (fanculo allo scuotimento del Wiimote!), una sfida notevole ma appagante, tanta polpa da sgranocchiare e secchiate di bonus da sbloccare.

Su Wii U non mancano i platform di qualità, ma il pupillo di Retro Studios non nasconde minimamente la sua meravigliosa attitudine hardcore.

Per chi cerca sfida e qualità.


giovedì 1 dicembre 2016

Votum - :Ktonik: (2016)

Polonia | Inner Wound Recordings


Ascoltando la quarta fatica dei polacchi mi sono sentito improvvisamente giovane e speranzoso, pieno di gioia e con lo sguardo rivolto verso un futuro sostenibile e privo d'olio di palma. :Ktonik: è un album di metal moderno, dinamico, energico e molto melodico, sempre orecchiabile e ben lontano dalla masturbazione in cui incappano molti gruppi dalle intenzioni simili. Tutti i brani vanno dritti al punto, pur concedendosi qualche divagazione progressive mai molesta, e l'alternanza di parti atmosferiche e riff più incisivi esalta la bontà degli arrangiamenti.

Compatto, armonioso e frizzante, :Ktonik: è indirizzato a tutti gli amanti della melodia "accalappiante".

Bravi e belli.