lunedì 31 ottobre 2016

Sin and Punishment: Successor of the Earth (2000)

Treasure | Nintendo 64

Qualche volta (molto raramente, eh!) basta leggere il nome della software house per placare il timore prima della pressione del tasto Start. Treasure, insieme a CAVE e Nintendo, è uno dei miei "marchi di fiducia", lo spacciatore di roba buona che ti vende la dose giusta d'ottimo gameplay. Prendete questo Sin and Punishment (esclusiva per Nintendo 64, arrivata in occidente solo sette anni dopo la pubblicazione e solo su Virtual Console): veloce, frenetico, con uno scheletro di regole e meccaniche armoniose e in perfetta sintonia, dallo stile grafico eccentrico e con delle musiche da paura. Tutta l'azione si svolge in una struttura da on-rail shooter ma con il controllo completo del personaggio giocante, con tanto di salti, scatti e schivate fulminee. La doppia modalità di fuoco, in sinergia con l'attacco corpo a corpo, richiede una valutazione rapida del campo di battaglia, assediato da nemici, proiettili e ostacoli letali. Ma è grazie al design delle battaglie contro i boss che Sin and Punishment si evolve in un'opera d'arte digitale: divise in varie fasi, gli scontri mutano costantemente il ritmo e sfidano il giocatore a sperimentare e applicare soluzioni immediate e concrete, in uno scambio di colpi da sfarfallio al cuore.

Impegnativo, appagante, immediato ma profondo, da giocare. Adesso.



domenica 30 ottobre 2016

Guinness World Records 2017: Videogiochi (2016)

Mondadori | 216 p.

Sono dieci anni che viene data alle stampe questa edizione del libro dei Guinness World Records dedicata esclusivamente ai giochini elettronici e, pur se non raccapricciante come la controparte dedicata alle folli gesta degli umani, ci troviamo nuovamente al cospetto di una pubblicazione indirizzata principalmente a un pubblico interessato al videogioco grosso e grasso, quello più mainstream, diffuso, chiacchierato. Un appassionato attento troverà ben poca roba sfiziosa, vista la superficialità con cui vengono trattate le varie diramazioni del gaming moderno e non, ma alcuni guinness strappano qualche, stupido, sorriso.

Una lettura costosa per brevi sessioni sulla tazza del cesso.


sabato 29 ottobre 2016

Black Mirror - Stagione 3 (2016)

Charlie Brooker | Netflix

Come scrivevo in questo post, Black Mirror è stata una delle "scoperte" più interessanti di questi ultimi anni. Cinica, crudele e pregna di sottotesti sociologici inquietanti, la serie TV di Charlie Brooker ha saputo descrivere con fredda lucidità il rapporto di reciproca schiavitù che lega uomo e tecnologia. Questa terza stagione, prodotta da Netflix e giunta a noi a Ottobre, continua sul sentiero tracciato dalle precedenti, ma ne altera pesantemente il tono generale. La cattiveria è stemprata, alleggerita, resa più tollerabile e, se l'atmosfera complessiva resta comunque pesante, l'oppressione generata dalle storie passate resta un lontano miraggio, riaffacciandosi con prepotenza solo in un paio d'episodi ("Shut Up and Dance" e "Men Against Fire"). Lo zampino di Netflix si avverte anche dai svariati ammiccamenti rivolti a un target di spettatori ben delineato, trucchetto completamente trascurato nella vecchia produzione, meno attenta a dare il cinque a tutti ma più efficace nel veicolare i propri messaggi. 

La bellezza di non sapere cosa aspettarsi, che si prova una volta iniziata la visione di una nuova puntata, è comunque preservata, perché Black Mirror rimane un'opera di finzione d'alto profilo, scritta, diretta e realizzata da professionisti d'indubbio valore, ma è difficile non dare retta a quella vocina che ti sussurra: "è la più brutta delle tre, vero?".

venerdì 28 ottobre 2016

Super Destronaut 2: Go Duck Yourself (2016)

Petite Games | Wii U

Gyokeres Vilmos, capo, impiegato e unico dipendente di Petite Games, omaggia la tradizione con Super Destronaut 2: Go Duck Yourself, fixed shooter nudo e crudo che non fa nulla per camuffare la palese fonte d'ispirazione: Space Invaders. Cinque modalità di gioco, ondate continue di nemici dai differenti attacchi, un minimale sistema di chain basato sulle uccisioni e sulla raccolta dei drop degli avversari, qualche potenziamento momentaneo, tre vite (che si riducono a una nella modalità Hardcore) e la sacra ricerca del punteggio più alto. L'azione a schermo è sempre comprensibile, la grafica è graziosa, i tre brani chiptune presenti non sono malaccio e l'esborso economico richiesto è ridicolo (due euro).

Essenziale, sfizioso e senza orpelli superflui, perfetto per trascorrere qualche minuto di sano intrattenimento sparacchino.

giovedì 27 ottobre 2016

Shütshimi (2015)

Neon Deity Games | PlayStation 4

Shütshimi è uno snack interattivo, uno shooting game orizzontale minimale e retrò, strutturato in livelli d'affrontare in una decina di secondi, fino al game over. Terminato lo stage avremo accesso a tre diversi oggetti, ad apparizione casuale, dagli effetti più disparati (tipologie di sparo alternative, invisibilità, comandi invertiti e via cantando) che saranno attivi dal livello successivo. Non mancano gli scontri contro i boss, sempre a tempo, le classifiche, una enciclopedia bizzarra e varie sfide da completare, anche insieme ad altri tre amici di sparatorie.

Le ottime musiche chiptune, la demenzialità dalle fortissimamente influenze giapponesi, lo stile grafico old style ed i curiosi power-up non riescono a rendere Shütshimi un titolo divertente, condannandolo all'oblio che gli spetta.

mercoledì 26 ottobre 2016

Gutalax - Shit Happens! (2015)

Rotten Roll Rex | Repubblica Ceca

Inutile negare che la merda sia l'unica costante dell'umanità. Ne espelliamo una gran quantità ogni giorno, dal culo e, sopratutto, dalla bocca, condividendola con i nostri simili, magnanimi nel restituircene in equal misura. Shit Happens! dei Gutalax dovrebbe accompagnare le nostre vite, putrida colonna sonora porngrind che fa dell'umorismo più becero e volgare il proprio credo creativo. Brani meravigliosi come "Dildo Pytlik of the Brown Ring Dildo Baggins", "Licking the Brown Line of Fat Old Granny Bitch" e "They Took from My Asshole One Meter Long Streptoccoci" dovrebbero mettere a tacere anche i più scettici ma, se così non fosse, basta alzare un po' il volume per venire travolti da riff circolari e belli cicciotti, avvinghiati a partiture ritmiche precise e brutali, mentre i demenziali vocalizzi animaleschi dell'armonioso cantore ceco frantumano le ultime tracce di melodia, in un delirio di peti, diarree esplosive e polka.

Marcio e maleodorante come pochi, Shit Happens! è uno stronzo gigante giusto al centro della sala da ballo. Sai che capitomboli...




martedì 25 ottobre 2016

Coryoon: Child of Dragon (1991)

Naxat Soft | PC Engine

Shooting game a scorrimento orizzontale, ultra puccioso, dai tizi della Naxat Soft (accendete il vostro 3DS, acquistate Summer Carnival '92 RECCA e ripassate la storia), pubblicato sulla macchina portabandiera del buon sparare, il PC Engine. Coryoon: Child of Dragon non riscrivere nulla ma maneggia la materia con mirabolante competenza, condensando le convenzioni  del genere in una manciata di livelli coloratissimi, attraversati con fluidità dal nostro draghetto devastatore, inondati da nemici, proiettili e deliziosa demenzialità. La caccia al punteggio migliore non si basa esclusivamente sull'esecuzione sommaria della povera nemicaglia, ma richiede al giocatore uno studio attento della giusta posizione, necessaria per raccogliere la pioggia di frutta generata dalla morte degli avversari, con relativo incremento di punti e gaudio personale.

Difficile il giusto, colorato da far schifo, frenetico e non ermetico, Coryoon: Child of Dragon è l'ennesima primizia firmata Naxat Soft, una fruttata e dissetante bevanda per appassionati e non.

lunedì 24 ottobre 2016

Argus no Senshi / Rygar (1986)

Tecmo | Arcade

Da ragazzino, nei pomeriggi trascorsi nel baretto sotto casa, Rygar è stato un appuntamento fisso, l'oggetto del desiderio dove sperperare gli spiccioli in mio possesso. Quelle poche monete finivano sempre troppo in fretta, ma il minaccioso alone oscuro che emanava quel cabinato mi richiamava ai suoi piedi costantemente. Ripreso oggi, l'action platform di Tecmo non perde un briciolo del proprio sadico fascino, mantenendo intatta tutta la brutalità della sua proposta. La vera difficoltà non risiede nelle peripezie atletiche richieste per attraversare i ventisette livelli presenti, bensì nella gestione accorta dell'inarrestabile valanga di mostruosità vomitata dal gioco, in una danza mortale che pretende un avanzamento forzato, continuo, impavido. Ogni pausa aumenta la pressione nemica e prosciuga secondi fondamentali, creando uno stallo che equivale a morte certa. Aggiungiamo all'asfissiante quadro generale anche il sempreverde one hit kill ed è facile lasciarsi andare alla più nera delle depressioni. Ma Argus no Senshi è crudele ma non scorretto, permettendo al giocatore di rimbalzare su nemici, proiettili/armi bianche e schizzi di lava in assoluta serenità. Questa meccanica, unita all'ottima risposta dei controlli, rimette pienamente nelle mani del giocatore le sorti del proprio destino, ovviamente dopo un intenso, doloroso e doveroso periodo d'apprendimento.

Non ho mai terminato Rygar con un solo credito in gioventù e non credo di riuscirci adesso, ma per tutti gli appassionati dotati di buoni riflessi, ottima memoria e tanta pazienza, il bastardissimo figliolo di Tecmo potrebbe rappresentare un degno avversario, appagante e gratificante anche ad anni dall'uscita.

Ah, se mirate a punteggi con le palle, assicuratevi d'incrementare il Rank senza subire alcun colpo...

Benvenuti all'inferno...

domenica 23 ottobre 2016

Super Princess Peach (2005)

TOSE | Nintendo DS

La biondazza di casa Nintendo è la protagonista di un platform game assolutamente delizioso (uhm...), dal level design rifinito e brillante (ah...), agghindato con variazioni ludiche sempre birichine e frizzanti (oh...) che arrivano al momento giusto (uh...). Ogni elemento di gameplay è ponderato e integrato alla perfezione con la meccanica base del saltare, dove l'uso creativo delle quattro emozioni della principessa strappa applausi a scena aperta. Benché la sfida proposta sia ben altro che proibitiva, il gioco della TOSE (sviluppatori "ombra" dal curriculum impressionante) entusiasma e diverte, senza imbarazzati (ih, ih, ih...) momenti di tedio.

Lasciatevi tentare (oh...) da Super Princess Peach, dalla sua meravigliosa grafica bidimensionale che caria pupille e cervello, dal suo sonoro gaudente e spensierato pronto per essere danzato, dalla sua innocente (ehm...), seducente e diabolica immediatezza.

sabato 22 ottobre 2016

Le interviste di Barbagamer #01: Angelo Franco

Nuovo post ed ennesima, fiammeggiante, rubrica: Le interviste di Barbagamer! Nella giornata di ieri ho pubblicato la mia opinione sull'opera prima di Angelo Franco e, oggi, sono lieto di proporvi una breve chiacchierata con l'autore di Game Saves: Ricordi di un videogiocatore fuori target
Buona lettura.



Ciao Angelo, direi d'iniziare con una presentazione, più o meno completa, ai lettori del blog. Sentiti libero d'omettere i particolari più sconvenienti.

Ciao Michele. Innanzitutto grazie per la tua ospitalità. Ho 41 anni, sono felicemente sposato e padre innamorato, informatico di professione e videogiocatore per passione. Da quasi 35 anni, ovvero da quando un amico mi mostrò il suo fiammante Atari 2600. Scrivo di videogiochi qua e là per la rete da un paio di decenni, e negli ultimi due anni mi diverto a parlarne nel podcast Gaming Effect insieme a vecchi compagni d'avventura. Per i particolari sconvenienti... bè, alcuni li potete trovare nel libro. Non tutti ovviamente.



Cosa ti ha spinto alla realizzazione di Game Saves: Ricordi di un videogiocatore fuori target e perché proprio un libro?

Innanzitutto scrivere mi diverte, mi appaga, ma non mi ero mai buttato prima d'ora in una composizione oltre... diciamo le 15000 battute di un articolo d'opinione. Ho letto alcuni libri/diari di altri blogger ben più illustri del sottoscritto, trovandoli piacevoli soprattutto per l'effetto suscitatomi, il risvegliare in me ricordi che non rispolveravo da tanto, tanto tempo. Pensandoci bene, poi, mi son detto che forse anch'io avevo qualche ricordo divertente da raccontare. Innanzitutto per me stesso, per incidere quelle vecchie immagini prima che sparissero tra tante altre che, fortunatamente, continuano ad aggiungersi, soprattutto dopo la nascita del mio piccolo ometto. Anche a lui ho voluto raccontarmi, e probabilmente quando mi leggerà avrà la stessa età che avevo io quando iniziai la mia avventura videoludica.
Perché un libro? Perché resta, è concreto, non si perde per la rete, non si frammenta tra le pagine di un blog.



Ho apprezzato moltissimo il tono leggero e colloquiale del tuo lavoro, sempre in bilico tra nostalgia, umorismo e cultura pop. Il tutto è frutto di una precisa scelta stilistica oppure hai cercato di rendere il lavoro accessibile anche ai meno appassionati/informati?

Parlare di scelta stilistica forse è esagerato. Però è vero che avrei anche potuto optare per un tono più ricercato e filosofeggiante, ma avrei forse coperto la spontaneità insita in quei momenti, quella naturale spensieratezza che, soprattutto nei primi anni, fu il fondamento di quel divertimento e di quell'ingenuo senso di scoperta di cui ho scritto in Game Saves.



Quanto tempo ti ha richiesto la stesura del libro? Numero di amici tormentati? Incidenti di percorso? Dicci, dicci!

Ti dirò, ho impiegato qualche tempo per decidermi a cominciare, poi tutto è venuto naturale e fluente. Mese di Agosto, la famiglia al mare dai nonni e io bloccato a casa per lavoro. Diciamo che ho avuto parecchie sere libere :) ecco, la prima stesura non ha preso più di quattro settimane. Il difficile, per la mia esperienza, è venuto dopo. Perché ad ogni rilettura trovavo qualcosa che non mi soddisfaceva, e quindi giù a riscrivere e riformulare. Due settimane intense e ben più pesanti che le precedenti quattro di scrittura libera. Per poi capire che, nella maggior parte dei casi, la prima versione era la migliore. Come dicevo prima, la più spontanea.



In Game Saves ripercorri diversi decenni, tra sistemi da gioco, mode passeggere e situazioni di vita vissuta, ma uno dei messaggi più forti che traspare dalle pagine è l'importanza dell'amicizia, coltivata in anni di passione comune e sana curiosità. Da padre videogiocatore quale sei, che futuro intravedi per le prossime generazioni di gamer, tra caschetti per la realtà virtuale, social network, multiplayer online massivo sempre più immersivo e frenesia del vivere quotidiano?

Ottima domanda, a cui non posso che rispondere con una buona dose di timore per il futuro. Internet e i social ci hanno reso tutti globali e più vicini, ma ci hanno anche allontanato da chi vicino lo era già. E la realtà virtuale, per quanto incredibilmente affascinante, rischia di isolarci ancor di più dal contatto umano reale. Però, sarei ipocrita se non accogliessi ogni innovazione tecnologica come qualcosa di potenzialmente positivo. Il tutto sta nella misura, nell'uso che se ne fa. Mai esagerare, mai abusare. Videgiochiamo, ma non facciamone la nostra prerogativa. Che sia complementare, integrante. E preferiamo sempre il contatto diretto a quello virtuale, a distanza. In altre parole, spero tanto che i ragazzini continuino a stancarsi al campetto, e che poi possano giocare ai videogiochi guardando lo stesso schermo, nella stessa stanza. Il resto è un "in più" che deve ampliare le possibilità e abbattere barriere, non crearne di nuove,



Ma torniamo a parlare di cose veramente importanti: hai già prenotato Nintendo Switch (scrivo queste domande alle ore 19:25 del 20/10/2016)? Tanto Nintendo vince sempre, no? :D

Ci ho provato ma il commesso di GameStop mi ha risposto che ancora non è possibile. Ci riproverò tra qualche settimana quando andrò a ritirare il NES Classic Mini. ;)



Dalle tue memorie videoludiche affiorano piacevoli ricordi di collaborazioni con riviste cartacee e tutto l'entusiasmo incanalato in PlayOnline, seminale sito di videogiochi italiano. Cosa ne pensi dell'attuale critica specializzata? Ritieni che la stampa di settore abbia seguito l'evoluzione del media, oppure dovrà arrendersi all'avanzare inesorabile dell'intrattenimento frivolo offerto dalle star di YouTube?

Domanda complessa la cui risposta richiederebbe decine di pagine. Volendo esser breve, rispondo che la gratuità intrinseca di Internet ha trasformato il contatore di click nell'unico vero mezzo di sostentamento per la stampa specializzata, e in parte anche per quella generalista. E, purtroppo, solitamente non sono gli articoli di approfondimento quelli che portano il maggior numero di visite. Riguardo la capacità evolutiva della critica di settore non ho dubbi, così come della maturità nel capire dove e quanto in là spingersi all'inseguimento dei nuovi trend. La moda degli YouTuber, a mio avviso, è solo fase passeggera: fa benissimo chi riesce a sfruttarne il momento, ma credo debba anche essere cosciente del fatto che non durerà a lungo. Ci sarà sempre qualcosa o qualcuno più nuovo e di tendenza.



Ringraziandoti nuovamente per il tempo concesso a questo minuscolo blog, ti lascio concludere come meglio preferisci.

Grazie ancora per l'ospitalità e soprattutto per aver apprezzato Game Saves. A chi dovesse essere interessato al libro, ricordo la pagina Facebook e quella di presentazione su gamingeffect.it/game-saves, dove è pure possibile ascoltare un breve estratto audio. Per eventuale acquisto, Game Saves: Ricordi di un videogiocatore fuori target è disponibile in versione Kindle e paperback su Amazon.it. Ciao!!!



venerdì 21 ottobre 2016

Game Saves: Ricordi di un videogiocatore fuori target (2016)

Angelo Franco | Kindle

Da insaziabile ascoltatore di podcast, ho avuto il piacere di "conoscere" Angelo Franco grazie alle chiacchiere videoludiche che il nostro intrattiene con il resto della banda di Gaming Effect. In una classica giornata di cazzeggio digitale, perso tra fiumi di post più o meno interessanti, vedo spuntare, nel mio feed di Facebook, l'inserzione pubblicitaria di questo Game Saves: Ricordi di un videogiocatore fuori target, libercolo a opera del sopraccitato Angelo. Genuinamente incuriosito, decido d'acquistare il prodotto in formato Kindle e, complice l'attesa in coda presso l'inferno chiamato Poste Italiane, iniziare la lettura.

Game Saves è un padre che racconta al figlio il proprio amore per il videogioco, un ripercorre, nostalgico e divertito, tutte le fasi della vita attraverso aneddoti, avvenimenti, mode e costumi che appartengono a generazioni di ex ragazzi ormai prossimi ai quaranta. L'umorismo e il tono leggero della scrittura rendono molto godibile lo scorrere delle pagine, prive di pretestuosi funambolismi verbali e cariche di una passione verace e genuina, coinvolgenti proprio per l'universalità delle sensazioni da cui attingono.

Se cercate informazioni enciclopediche, approfondimenti tecnici o riflessioni ludologiche non ne troverete in questo libro, perché Game Saves: Ricordi di un videogiocatore fuori target è amore che vuole trasmettersi, rinnovarsi e tramandarsi di generazione in generazione, da padre a figlio, da giocatore con qualche capello bianco ad aspirante esploratore di universi virtuali.

Vi rimando a domani per una piacevole sorpresina... Mi raccomando, non mancate che ci rimango male!

Trovate il libro su Amazon.it.

giovedì 20 ottobre 2016

The Legend of Dark Witch (2014)

Inside System, Flyhigh Works | 3DS

The Legend of Dark Witch è un Megaman con un sistema di potenziamento progressivo alla R-Type, abilità da accrescere (con del sano grinding), piattaforme da saltare e tanta nostalgia bidimensionale. Gli Inside System, team indie giapponese, svolgono un lavoro piacevole, pulito e privo di stupidaggini, che riesce a divertire grazie al buon ritmo, nonostante l'evidente amatorialità del level design, funzionale e fedele alla tradizione dei bei tempi andati ma privo di sussulti e colpi di genio.

Diretto, economico, grezzotto ma senza sbavature, perfetto per chi è alla ricerca di un action platform vecchia scuola nipponica.

mercoledì 19 ottobre 2016

Ultratron (2016)

Puppy Games | PlayStation 4

Si torna a giocare un titolo di Puppy Games (gli stessi di Titan Attacks!) e di nuovo mi trovo a scrivere di un clone di qualche vecchia gloria arcade. Oggi è il turno di Ultratron, che già il nome non lascia spazio a fraintendimenti: Robotron è stato un gioco rivoluzionario e fottutamente divertente, perché cambiare quello che funziona? Il titolo è un twin stick shooter che più standard non si può, con la solita gestione dei potenziamenti, le solite orde di nemici e i soliti scontri contro dei, tristissimi, boss. Ma il difetto più grande di Ultratron risiede nella difficoltà nulla della sfida proposta, così scialba, banale e priva di mordente, così prevedibile nei pattern d'attacco degli avversari che, superata la breve curiosità iniziale, inizierete a chiedervi, con voce sorpresa: "Perché cazzo perdo tempo con questa semi merda se posso giocare Assault Android Cactus (la mia recensione su Pixelflood.it) e godere come un maiale?".

Superfluo.

martedì 18 ottobre 2016

RUSH (2014)

Two Tribes | Wii U

Voglio bene ai Two Tribes, sviluppatori modesti e onestissimi, che hanno annunciato la chiusura del proprio studio perché troppo "vecchi" per seguire e comprendere l'attuale mercato dei videogiochi (ma salutando tutti con Rive, che pare molto figo). RUSH è un puzzle game molto ben confezionato e discretamente impegnativo, interamente giocabile sul padellone della sfortunata console Nintendo. Il gameplay è presto spiegato: delle caselle sputano una serie di cubi di un determinato colore, cubi che vanno condotti verso l'uscita corrispondente, utilizzando un numero definito di tasselli, dalle varie funzioni, da piazzare all'interno del livello, costruendo un percorso che eviti le collisioni e le cadute delle movimentate figure solide.

Ben progettato e ottimamente realizzato, RUSH è un puzzle game che non dovrebbe mancare nella collezione (digitale) di ogni appassionato di videogiochi, di quelli fatti proprio bene.

lunedì 17 ottobre 2016

Keroro Gunso the Super Movie: Gekishin Dragon Warriors de arimasu! (2009)

Inti Creates | Nintendo DS

Basato sul quarto film animato dedicato a queste "ranocchie spaziali" (abbiano pietà di me gli eventuali fan del franchise...), Keroro Gunso the Super Movie: Gekishin Dragon Warriors de arimasu! (non lo scriverò mai più, giuro!) si presenta come un platform puzzle con una buona dose d'azione, una grande varietà e tanto delirio nipponico. La Inti Creates (fondata nel 1986 da ex Capcom e partecipi al recente sviluppo del tanto discusso Mighty No. 9) sforna un gioco di piattaforme notevole, dal level design convincente e impreziosito da una gran quantità di personaggi giocabili, caratterizzati da peculiari abilità uniche che richiedono approcci specifici ai livelli. Il ritmo è sempre sostenuto ma mai asfissiante, con una curva di difficoltà ben bilanciata e mai frustrante. La piacevole veste grafica bidimensionale, pulita e funzionale, e lo spensierato accompagnato musicale, chiudono il cerchio di un prodotto ottimamente confezionato e molto divertente da giocare.

Un platform dal sapore "old" ma dal game design moderno che scorre via come acqua di sorgente per un viandante assetato di zompi.

domenica 16 ottobre 2016

Flowers For Bodysnatchers - Aokigahara (2015)

Cryo Chambers | Australia

Flowers For Bodysnatchers è Duncan Ritchie, compositore australiano che, con "Aokigahara", ci lascia sprofondare in un rarefatto viaggio sonoro, sorretto da esili melodie di piano, rumori ambientali e desolata rassegnazione. L'atmosfera è opprimente,  colma di scoramento, inesorabilmente destinata a fallire, involuta nel proprio dolore, estranea alla speranza. Le numerose parentesi dark ambient, sebbene più tradizionali, non fanno che accrescere ulteriormente il pesante fardello emotivo che grava sulle spalle dell'album.

Musica solitaria per uomini alla deriva, fragile, minimale, struggente, spaventosa, bellissima.


sabato 15 ottobre 2016

The Birth of Saké (2015)

Erik Shirai | Netflix 

Nel Giappone attuale, il consumo di saké si è ridotto drasticamente, decimando tre quarti delle attività di settore presenti nel paese, con le ovvie conseguenze che tale situazione comporta. In questo scenario di profonda crisi, andremo a sbirciare all'interno di una delle ultime distillerie che continuano a produrre il noto alcolico utilizzando il metodo tradizionale, un lungo, faticoso e paziente processo di lavorazione che assorbe le vite dei dipendenti per sei mesi all'anno, ventiquattro ore su ventiquattro, tenendoli lontani da famiglia, amici e vita privata, in una pseudo clausura volontaria che si mescola al cameratismo più sano.

Il documentario, girato splendidamente, è un convincente ritratto di un'arte antica e peculiare, una vivida immagine di una tradizione che cerca di sopravvivere, con fierezza e dedizione, all'avvilente appiattimento culturale della società odierna.

Toccante ed emozionante, The Birth of Saké merita la visione.


venerdì 14 ottobre 2016

Gone Home (2013)

Fullbright Company | PlayStation 4

Devo ammettere che Gone Home riesce a gestire con intelligenza l'unico ambiente che ci troveremo ad attraversare, creando una tensione strisciante e vagamente "orrorifica" che ben si amalgama al lento incedere della protagonista. Il gioco di Fullbright Company si sorregge interamente sull'ambientazione, disseminata di oggetti che raccontano frammenti di vita, abitudini quotidiane, piccole storie d'umanità e un preciso periodo storico, visto attraverso gli occhi di una ragazzina. Ma il gioco resta, soprattutto, una storia d'amore adolescenziale non pienamente focalizzata, che tenta d'affrontare, con furbizia, un argomento poco trattato nei videogiochi, scivolando goffamente su cliché e banalità che una scrittura più matura avrebbe evitato. 

Gone Home aspira al Sundance Film Festival ma deve accontentarsi del primo pomeriggio di Canale 5, nel periodo estivo, in compagnia di Rosamunde Pilcher.

giovedì 13 ottobre 2016

Wheels of Aurelia (2016)

Santa Ragione | PlayStation 4

Bisogna riconoscere ai Santa Ragione, creativo trio stanziato a Milano, una notevole dose di coraggio, perché Wheels of Aurelia trasuda italianità da ogni poro della propria pelle digitale, una precisa identità "territoriale" espressa attraverso un'ambientazione che affonda le proprie radici in una delle pagine più turbolente della nostra storia sociopolitica recente. Anno 1978. Lella e Olga fuggono dall'Italia, una nazione con gli occhi puntati sugli schermi dei televisori in attesa delle ultime notizie sul sequestro Moro, percorrendo in automobile la via Aurelia. Lungo la strada, personaggi bizzarri da caricare e tante chiacchiere da fare. Da Andreotti ad Anna Oxa, passando per Pasolini, Nanni Moretti, Brigate Rosse e leggi sull'aborto, Wheels of Aurelia prende la struttura base di una visual novel aggiungendo alla ricetta un pizzico di meccaniche di guida minimali, dando al giocatore la possibilità d'instradare le proprie scelte verso uno dei numerosi finali disponibili. La narrazione è il centro del gioco e la riuscita della medesima dipende, inevitabilmente, dalla scrittura degli scambi di battute che andremo a leggere. Se la protagonista presenta una caratterizzazione interessante e praticamente inedita nel media videogioco, non si può affermare altrettanto di tutti i personaggi che andranno a popolare l'abitacolo della vettura, differenziati tra loro ma, in alcuni casi, ingabbiati in ruoli sociali troppo rigidi e "monodimensionali", che stemperano in maniera eccessiva i toni, spesso piacevolmente provocatori, di molti dialoghi. Ottima la creazione dell'atmosfera generale, impreziosita da tracce musicali originali (incluse nel pacchetto) assolutamente credibili e pertinenti al periodo storico trattato.

Nonostante alcune ingenuità di scrittura, Wheels of Aurelia è un titolo audace che trasuda passione, sincerità e personalità e che merita, quindi, supporto incondizionato.


mercoledì 12 ottobre 2016

Titan Attacks! (2016)

Puppy Games | PlayStation 4

In Puppy Games devono amare molto Space Invaders, visto che Titan Attacks! ne ricalca pedissequamente le meccaniche, aggiungendo qualche minima variazione che, alla fine, poco aggiunge e nulla rivoluziona. Ma io adoro i fixed shooter e anche questo gioco mi ha divertito, impestando l'aria dell'olezzo stantio della caccia al hi-score, fede del giocatore di monete munito.

Un classico clone ben confezionato, indirizzato ai soli appassionati e/o nostalgici.

martedì 11 ottobre 2016

Particle Fever (2013)

Mark Levinson | Netflix

CERN. Bosone di Higgs. Un esperimento trentennale per dimostrare l'esistenza della fantomatica "particella di Dio". Il genio, la stampa, l'opinione pubblica, le figure di merda dei politicanti italioti (questo non è presente nel documentario ma non posso cancellarlo dalla mia memoria), le speranze, la delusione, la ricerca di dati su cui basare teorie future, nuove sperimentazioni, un ordine logico e matematico alla base dell'immensità e della complessità dell'universo (universi?).

Particle Fever racconta (molto bene) quella manciata di anni così importanti per l'umanità, mostrando i volti, le idee e la bellezza che sono proprie dell'intelligenza, della passione e della determinazione della comunità scientifica, il tesoro più importante, cazzuto e fondamentale per la razza umana.

Avvincente e consigliatissimo.


lunedì 10 ottobre 2016

Cronache del Primo Avvio #01 - Paper Mario: Color Splash (2016)

Nuova rubrica al debutto su Barbagamer Micro, dedicata alla cronaca (ma guarda un po') del primo avvio (avevate qualche dubbio?) di un videogioco recente, con tanto d'immagini commentate e brevi impressioni a caldo.

Un saluto e buona lettura.

Cronache del Primo Avvio #01
Paper Mario: Color Splash

Uscita: 8 Ottobre 2016
Piattaforma: Wii U
Sviluppatore: Nintendo e Intelligent Systems



Sabato 8 Ottobre 2016.
Ore 15:37.
Unboxing in foto: il futuro, dopo YouTube.
Finalmente ho messo le mani sulla mia copia di Paper Mario: Color Splash, ultima "bomba" in esclusiva per l'amato Wii U, una console così piena d'ottimi titoli quanto povera d'acquirenti. Ma lasciamo perdere il rammarico e la tristezza, che devo andare al lavoro e non posso giocare...

Domenica 9 Ottobre 2016.
Ore 16:48.
Turno di lavoro finito, una doccia, un caffè al volo e vai di divano, sigarette a iosa e Paper Mario pronto a partire!

Ore 16:52.
Mamma mia il colore e la musichetta pseudo country! Mi esplode il cuore!
Dal seppia al colore ed è subito amore.
L'alta definizione giova molto alla resa visiva complessiva.

Ore 17:01.
Stile grafico e animazioni fantastiche.
Ah, mio caro baffone...
Fioccano battute a non finire. Questa è perfetta per un mio vecchio amico...

Ore 17:07.
Il jingle di Zelda a passaggio aperto. Ghigno di soddisfazione e Nintendo sempre più vecchia volpe.
Qualcosa non quadra...
... ed ecco spuntare la spalla dell'idraulico: Tinto.

Ore 17:47.
Si attaccano i nemici utilizzando delle carte, che è possibile colorare per aumentarne effetti e potenza. Il colore si raccatta pestando oggetti dello scenario, in base alla colorazione dell'oggetto colpito. 
Mentre siamo intenti a scegliere quale attacco sferrare, i nemici si dilettano a percularci in allegria.
Un Toad gestore di palestra e appassionato di pellicole di kung fu, dal '71 in poi (parole sue).

Ore 18:26.
Primo livello terminato. Un lungo tutorial che spiega per bene tutte le meccaniche base, in modo tale da permettere anche ai neofiti di prendere dimestichezza con il gioco (non vedo l'ora di farlo provare alla mia compagna). Umorismo genuino e riuscito, direzione artistica eccellente e musiche molto sfiziose e divertenti. Si gioca in scioltezza ed è immediatamente coinvolgente. Sono molto ottimista. Pausa caffè e si riparte.
Ah, i numerosi ammiccamenti rivolti ai conoscitori della Grande N sono brodo di giuggiole per tutti gli appassionati della casa di Kyoto.
Alcune sezioni del livello sono precluse. Un pizzico di backtracking non ha mai ucciso nessuno, no?

Ore 18:46.
Dopo un veloce "ripasso" del primo livello, di corsa verso il successivo.
L'effetto "carta" è realizzato molto bene.
Colorando gli oggetti privi di colore, verremo premiati con monete e carte.
Il giusto tempismo durante le fasi d'attacco annichilisce tutti gli avversari.
Un raro esemplare di Tipo Timido Servile, addomesticato grazie alle frequenti martellate sulla capoccia.
Non può mancare una fuga rocambolesca da una strada in arrotolamento rapido.
#teamtoad #massmurderer

Ore 19:36.
Via Scarlatta completata. Andare a zonzo per i livelli, spiattellando il colore lì dove manca, resta appagante e rilassante, con la colonna sonora che prende un classico delle musiche Mariesche e lo trasforma in uno swing da paura. La difficoltà è tarata verso il basso, ma combattere i pacioccosi Tipi Timidi è molto gustoso. Ho acquistato un mucchio di carte al negozio del primo livello, e devo sfogliarne troppe prima di poter scegliere quella giusta (se ne possono portare un massimo di novantanove). Ho l'impressione che, esplorando a fondo il livello, si possano ottenere le carte necessarie al completamento del medesimo senza dover comprarne altre.
Anche questo livello presenta una sezione da sbloccare successivamente.

Impressione finale.
Questi primi livelli di Paper Mario: Color Splash non si allontanano molto dalla rotta tracciata dai capitoli precedenti usciti su 3DS, ma la sontuosità della grafica, la bellezza delle musiche, l'umorismo e il solido gameplay sono un buon biglietto da visita per quella che si prospetta essere la solita, rifinita e incantevole produzione Intelligent Systems.

Il Gamepad del Wii U è prossimo alla morte e io vado a bere l'ennesimo caffè (i quaranta sono vicini, che ci volete fare?).

Buongiornissimo a tutti voi, amici miei!!!

domenica 9 ottobre 2016

Man vs Snake (2015)

Andrew Seklir, Tim Kinzy | Netflix

Molti di voi ricorderanno Snake, popolare gioco installato su tutti i Nokia usciti sul finire degli anni novanta. Bene, quello non era altro che un rip-off di Blockade, arcade del 1976. Sei anni dopo, nel 1982, uscì Nibbler, ennesima riproposizione del gameplay del titolo sopraccitato e protagonista quasi indiscusso di questo documentario, partito da una campagna Kickstarter. Man vs Snake ci porta al fianco di Tim McVey, primo giocatore a superare, in gioventù, la soglia del miliardo di punti, in una maratona durata quarantotto ore. Arriveremo, successivamente, in Italia per conoscere Erico Zanetti, detentore del vero record mondiale di Nibbler, e torneremo in America per assistere ai numerosi tentativi di rivalsa del nostro, ormai quarantenne, McVey, tra fallimenti, sfide e streaming natalizi. Il documentario è piacevole e divertente quando il tono si mantiene spensierato e frivolo, ma non tarda a far cadere le palle cercando spasmodicamente il momento emozionale/toccante/lezione di vita per americani determinati, precipitando nel baratro oscuro della più involontaria ridicolaggine.

Gli appassionati di videogiochi e vecchiume interattivo apprezzeranno comunque, nonostante i numerosi momenti d'imbarazzo.

sabato 8 ottobre 2016

Reigns (2016)

Nerial | Android


Reigns è un giochillo mobile costruito attorno a una meccanica molto semplice ma originale. Saremo chiamati a gestire un regno tenendo costantemente d'occhio le quattro statistiche base, influenzando tali fattori mediante due soli comandi: swipe a sinistra e swipe a destra. Con la potenza di un singolo dito risponderemo a domande, esploreremo dungeon e segrete, affrontando combattimenti, patti demoniaci, amanti a cui non si può negare nulla, funghi allucinogeni e tante altre bizzare cazzate. Rappresentati da carte a sblocco progressivo, tutti gli elementi di gioco sono interconnessi tra loro, formando un bagaglio di scelte che avranno ripercussioni sulle partite successive. Lo scopo ultimo è sopravvivere il più a lungo possibile, soddisfacendo determinate condizioni e obiettivi. L'impatto iniziale molto positivo viene presto smorzato dal ripetersi delle medesime carte, ammosciando l'entusiasmo dato dalla scoperta di nuovi personaggi e svolte narrative, mostrando la natura da compagno di cesso del titolo dei Nerial, inadatto a sessioni più lunghe di una decina di minuti.

Esperimento interessante ma migliorabile.


BarbaPlay #002


venerdì 7 ottobre 2016

Tricky Tower (2016)

Weird Beard | PlayStation 4

Tricky Tower prende i tetramini, li rende soggetti a un pizzico di fisica, abolisce il concetto di "costruzione della partita" alla base di Tetris e ricostruisce un puzzle che pone l'accento su livelli singoli con obiettivi variabili. Tra determinate altezze da raggiungere, raggi della morte da non superare, pezzi che variano di dimensioni e altre trovate, il gioco diverte, nonostante l'estetica generale, la terrificante assenza d'ispirazione e qualche plagio scandaloso (ascoltate la musica dell'ambientazione desertica e venitemi a dire se non richiama fortissimamente certe melodie care all'idraulico baffone) facciano sinceramente cagare.

Quando una meccanica è immortale (perché Tetris è tale) persino i cloni non falliscono.

giovedì 6 ottobre 2016

FAST Racing NEO (2015)

Shin'en Multimedia | Wii U

Prima di scrivere la mia opinione su FAST Racing NEO ho una premessa obbligatoria da fare: F-Zero GX è il mio gioco della vita, quello che porterei con me nella famosissima "isola deserta", un rituale di ripetizione annuale a cui non posso rinunciare, la donna amata che riconosco al buio semplicemente sfiorandone le curve, il capolavoro che consiglio a chiunque, videogiocatore o semplice curioso. L'annuncio del racing game futuristico di Shin'en Multimedia ha generato, nel sottoscritto, aspettative forse troppo alte, conducendomi a un primo incontro, per alcuni versi, deludente e troppo severo.

Ho lasciato scemare il maledetto hype e, forte di rinnovata lucidità, ho immerso polpastrelli e sinapsi nella velocità supersonica di FAST Racing NEO, masticando la ciccia ludica del prodotto un boccone alla volta, senza fretta e senza preconcetti. Il gioco offre un discreto numero di tracciati, suddivisi in coppe, da affrontare con un buon parco veicoli, sbloccabili nel normale avanzamento della partita e ben differenziati nei tre, classici, parametri base: velocità massima, accelerazione e peso. Una volta scesi in pista si può godere di una sensazione di velocità veramente notevole (a sessanta fottutissimi fotogrammi al secondo), accentuata da un blur che tanta goduria regala alle pupille quanto fastidio alla leggibilità complessiva dell’azione a schermo.

E parlando d'azione non si può non soffermarsi un momento sul track design, cardine centrale, insieme al sistema di controllo, su cui ruotano i delicati meccanismi alla base di un buon racing game arcade. L'ampiezza delle piste è presto giustificata dalla manovrabilità "impacciata" delle vetture, afflitte da problemi di scivolamento che non permettono un controllo certosino e puntuale delle traiettorie, riducendo notevolmente il fattore umano in favore di quello casuale (che fa rima con male non a caso). Anche l'effetto elastico è gestito un po' alla cazzo, con gare pessime che portano dritte al podio e prestazioni quasi perfette dove l'intelligenza artificiale ha una propulsione divina e inarrestabile, scorretta e pure stronza.

Ma tutti questi difetti non affossano completamente il lavoro svolto dai ragazzi della Shin'en Multimedia, perché FAST Racing NEO è nettare raro sempre più difficile da trovare nel mercato moderno, severo ma appagante, ricco di contenuti per il prezzo budget a cui viene venduto (e a fine mese arriva pure la versione fisica, comprensiva del DLC rilasciato in questi giorni) e con una componente online che, seppur non troppo popolata, non soffre di particolari deficienze del netcode (tanto lo sappiamo che bastano le classifiche a tempo per appagare i più competitivi).

Certo, se cercate la precisione chirurgica del sistema di controllo di sua maestà F-Zero GX, il geniale delirio creativo dei tracciati partoriti da Amusement Vision, lo splendore tamarro della grafica, la sobrietà intellettuale (LOL) delle tracce musicali, l'esaltazione data dalla voce sensuale dello speaker (troverete lo stesso doppiatore anche in questo gioco) dovrete ridimensionare le vostre aspettative e godervi in serenità un videogioco derivativo ma molto divertente, cosa da non dare mai per scontata.

Adesso voglio un nuovo F-Zero. Su NX. E poi, semplicemente, turbo.


mercoledì 5 ottobre 2016

Child of Light (2014)

Ubisoft Montréal | PlayStation 4

Avete voglia di un platform (dove la protagonista può volare) con combattimenti a turni (come i giochi di ruolo giapponesi), popolato da personaggi odiosi (fissati con le rime), una direzione artistica notevole (tranne per gli orrendi ritratti durante i dialoghi), un sistema di crescita e statistiche (sempre alla JRPG) asciutto e qualche enigma ambientale (le fottute casse) a chiudere il cerchio? Bene, Child of Light potrebbe interessarvi, purché consapevoli delle semplici strutture e regole che ne compongono l'essenza. Tutto è rilassante e appena accennato, ma l'insieme riesce a non venire presto a noia, proponendo un'esperienza piacevole ma non coinvolgente.

Tanta bella estetica ma una sostanza non pienamente appagante.

martedì 4 ottobre 2016

Batman (1989)

Sunsoft | PC Engine

Sunsoft prende Batman, lo piazza in livelli labirintici, gli ordina di raccogliere un tot di oggetti in un tot di tempo, chiama qualche stronzo per accendere la serata e mette in mano al giocatore un puzzle game d'azione che potrebbe fare a meno di pipistrelli, pagliacci e bat-tone ("appizzo 'na sigaretta e songo da te, topolone volante mio!"), vista l'assoluta eccellenza del gameplay, così semplice, immediato e indicato per celebrare le festività che non si può che scuotere la testa in segno d'approvazione, lasciandosi andare alla stucchevole nenia di "un'altra e poi basta, lo giuro".

Il bat-esordio, su PC Engine, del bat-stoccafisso è la bat-vittoria della bat-semplicità, una bat-perla arcade travestita da bat-eroe, un bat-concerto di bat-giocabilità e bat-riflessi, un bellissimo bat-gioco.


lunedì 3 ottobre 2016

Forza Motorsport 4 (2011)

Turn 10 | Xbox 360


Ho sempre preferito i giochi di guida smaccatamente arcade, ma per Forza Motorsport (e Gran Turismo) il discorso cambia. Pur non avendo mai guidato una Ferrari in vita mia, ed essendo privo delle competenze necessarie per definire riuscita una simulazione di guida, la serie della Turn 10 mi ha sempre regalato buonissime vibrazioni giocose, grazie al suo stile di guida completamente configurabile e adattabile a ogni esperienza, che riesce a premiare sia il guidatore tutto precisino sia lo scalmanato alla ricerca del brivido della velocità. Che io trascorra molto del tempo di gioco (e di vita) gareggiando contro il tempo, con una misera utilitaria, sullo stesso tracciato e con qualche birretta in corpo non è rilevante ai fini dell'opinione generale su Forza Motorsport 4.

Ah, si può utilizzare pure Kinect (in vari modi)... Non vi dico le pazze risate.

Forza bello!


domenica 2 ottobre 2016

Primo Livello Reloaded #0003 - Fushigi no Oshiro Pit Pot (1985)

Master System, Master System, Master System! Terzo appuntamento con la meravigliosa console a otto bit di SEGA, questa volta con il SEGA Mark III, ultimo aggiornamento di una serie di console/home computer realizzate da SEGA, a partire dal 1983, e vendute solo nel mercato giapponese.

Ma andiamo a presentare...

Fushigi no Oshiro Pit Pot
1985 | SEGA | SEGA Mark III


Uscito in formato SEGA Card nel 1985, Fushigi no Oshiro Pit Pot giunse in Europa con il nome di Pit Pot, in una cartuccia per Master System che conteneva pure il divertente Astro Warrior. La possibilità di modificare i livelli rimase esclusiva della versione giapponese, ma l'affascinante cripticità del titolo non ha subito stravolgimenti. Il gioco è un puzzle action "enigmistico", da risolvere martellata dopo martellata... 

Buona visione!

BarbaPlay: Fushigi no Oshiro Pit Pot - Pratice Level


Mentre ci accingiamo verso l'ingresso del tetro castello, la Strega lascia cadere il Martello Magico, unica difesa contro gli orrori che ci attendono e chiave risolutiva degli enigmi che la perfida megera ha architettato per sconfiggerci. La Principessa è all'interno di quelle putride mura e nulla potrà ostacolarci. Ci battiamo con ardore contro le mostruosità che osano intralciare il nostro cammino, ma combattere questa orda infinita non ci condurrà al cospetto della casta pulzella reale. Molti cavalieri prima di noi non hanno fatto ritorno, ma la leggenda narra di una maledizione che può essere spezzata solo porgendo i Tre Manufatti ai piedi della prigioniera. Non senza dolore riusciamo a trovare i primi due, ma quello mancante richiede intuizione e un pizzico di speranza. Con un colpo poderoso lasciamo precipitare nelle tenebre una sezione di pavimento ed eccolo lì, l'Anello, il manufatto finale che dissolverà il potere malefico della Strega. La Principessa è stesa sulla fredda roccia, immobile. Lentamente ci avviciniamo e posiamo, in silenzio, gli oggetti magici raccolti con tanto sacrificio. Il tempo si ferma. Lei è in piedi di fronte a noi, sorridente. Possiamo togliere l'elmo logoro e lasciare che quel bacio suggelli la nascita di un nuovo amore.

Dovrete provare e riprovare, ma Fushigi no Oshiro Pit Pot è originale quanto basta per affascinare i più pazienti. Ah, preparate santini e acqua santa, perché i livelli di difficoltà superiori presentano stanze, enigmi e nemici ben più stronzi.

Vai di trial and error!

sabato 1 ottobre 2016

ZOO - Stagione 1 (2015)

Jeff Pikner | Netflix

Un bel giorno, gli animali si rompono il cazzo e decidono di risolvere il problema del sovrappopolamento della Terra cominciando a maciullare quanta più feccia umana possibile. Tra dialoghi imbarazzanti, ritmo soporifero, noia imperante e recitazione da provino per una parte ne "Il Segreto", "Zoo" è riuscito a risvegliare in me un inaspettato fervore nazi-vegano, con annessa, empatica, e ferale rottura di coglioni. Ho resistito fino alla terza puntata, con molta forza di spirito ed evidenti pulsioni masochistiche. 

Una produzione imbarazzante.