lunedì 19 settembre 2016

Bound (2016)

Plastic, Santa Monica Studio | PlayStation 4

Il primo movimento che ho fatto effettuare al pupazzo digitale all'interno dello scenario finto, in Bound, mi ha provocato un brivido sconvolgente e inaspettato. Inclinata la levetta analogica, ero pronto a vederlo scattare in avanti alla "solita maniera" e invece no, lei procede lentamente, accarezzandosi il pancione, premurosa verso la nuova vita che porta in grembo, meravigliosamente umana, fragile, madre in cerca di risposte da troppo tempo rimandate. Quel brivido ha segnato tutta la mia relazione con il gioco dei Plastic, l'apice emotivo di una produzione che molte volte barcolla ma quando volteggia rapisce, annoia mentre pizzica corde sensibili e toccanti, appaga la voglia d'astratto e di bellezza ma non diverte. Sì, non diverte mai perché, palesemente, non vuole farlo. 

Bound è un gioco intimista, particolare, facilmente disprezzabile, quasi rotto e rivolto a un target che faccio fatica a inquadrare, ma alcuni frammenti del suo codice rimarranno intrappolati nei momenti che vorrò ricordare e condividere.

Prima d'acquistarlo prestate attenzione, perché l'apparenza da platform 3D, una modalità speed run, collezionabili da raccogliere, segreti da scovare e il supporto al prossimo PlayStation VR non bastano per nascondere delle meccaniche molto basilari e appena abbozzate.  Acquirente avvisato...


BarbaPlay: Scacchi, modalità Speed Run.