venerdì 30 settembre 2016

Wang Wen 惘闻 - Eight Horses (2014)

New Noise | Cina

Figura di spicco del movimento musicale indipendente cinese, i veterani Wang Wen rappresentano, a modesto giudizio del sottoscritto, una delle migliori band dedite a quel caleidoscopio emozionale chiamato Post-Rock. "Eight Horses" è carnale, straziante, delicato e pulsante, un spirito consapevole grondante cemento e lacrime, solitudine e contraddizioni, malinconia e furiosa ribellione. Si avverte la vita contorcersi nei brani, ferita, repressa, confusa ma ostinatamente determinata nel non smarrire la propria umanità.

Cento minuti di spontanea empatia.

Bellissimo.



giovedì 29 settembre 2016

Wolf Children: Ame e Yuki i bambini lupo (2012)

Mamoru Hosoda | Netflix

Delicato, poetico, divertente e toccante, l'opera di Mamoru Hosoda è un viaggio in compagnia di una figura, quella materna, e dell'inesorabile perpetuarsi della vita, del proprio dono d'amore che, crescendo, dovrà affrontare il futuro, e della speranza che protezione, sorrisi, aspettative e preoccupazioni possano donagli la forza di scegliere liberamente il proprio cammino. "Wolf Children: Ame e Yuki I bambini lupo" avvolge e scalda il cuore, con infinito tatto e grande eleganza, una creazione personale ma universale, intimista ma collettiva.

Emozionante.

mercoledì 28 settembre 2016

Planetes - Edizione Deluxe Volume 1 di 3 (2001)

Makoto Yukimura | Panini Comics

La fantascienza, per essere buona, ha bisogno di rendere credibile la propria tecnologia, di dare profondità ai propri personaggi e d'affrontare temi importanti senza cadere nel pacchiano. Con Planetes, Makoto Yukimura riesce a soddisfare tutti e tre i requisiti di cui sopra, affinando il proprio tratto pagina dopo pagina, mentre i protagonisti si stratificano, si evolvono, maturando insieme al lettore.

Il primo volume dell'opera spaziale di Yukimura convince e appassiona, rendendo obbligatorio l'acquisto del successivo.

Se amate lo Spazio e le belle storie, Planetes fa per voi.

martedì 27 settembre 2016

Paul Chain - Life and Death (1989)

Minotauro Records | Italia 

Un antico detto popolare proclama che "è meglio un morto in casa che un marchigiano alla porta", ma con Paul Chain non dovete preoccuparvi, perché porta lui il morto a casa vostra, lo prepara, gli canta svariate omelie e si allontana solitario verso prossime inumazioni. L'esordio sulla lunga distanza del maestro del Doom Metal italico (e non) è un disco impregnato degli olezzi della morte, fedele e devoto alla tradizionale formula alchemica del genere. Fanno una capatina evidenti influenze blues e hard rock, con le chitarre a farla da padrone, sempre impegnate ad arricchire di melodia il sound ruvido e verace dell'artista marchigiano.

Life and Death è la colonna sonora ideale per tenere lontano la calura, i turisti e la movida dalle vostre estati solitarie.

lunedì 26 settembre 2016

Il giardino delle parole (2013)

Makoto Shinkai | Netflix

"Il giardino delle parole" distrae lo spettatore con la meravigliosa realizzazione tecnica e artistica, ne stuzzica la curiosità con una vicenda sufficientemente avvincente, si concede qualche bel momento intenso e alcuni dialoghi molto profondi, ma naufraga in un finale dallo sgradevole sapore da soap opera che, seppur imbellettata da introversa intelletualoide, pur sempre il conto alla sua natura dovrà saldare.

Tanta bellezza ma poco da dire.


domenica 25 settembre 2016

Sfogliando Videogiochi #03 - MEGA Console N.5 (1994)

Terzo appuntamento con questa meravigliosa, innovativa, evocativa e intrigante rubrica.
Buona lettura.

Nota importante:
I diritti su immagini ed estratti testuali appartengono ai rispettivi proprietari. Vengono riportate sul blog a solo scopo divulgativo e d'intrattenimento.

MEGA Console
N.5 - Giugno 1994 - Futura Publishing - 5000 Lire

Prima rivista mono marca ad apparire in questa rubrica, MEGA Console era un acquisto quasi obbligatorio per tutti i possessori di console SEGA. Stile asciutto ma divertente, impaginazione lisergica, molte foto e tanto amore per la casa di Sonic.

Attenzione, contiene dosi abbondanti di Matteo Bittanti (che rima triste)!

Articoli interessanti:
Sparkster parla! di Matteo Bittanti.
Lunga intervista a Yutaka Haruki, vicedirettore del reparto ricerca e sviluppo su piattaforme SEGA di Konami.

Fumetti interattivi.
Speciale sui videogiochi, per Megadrive e Mega CD, basati sui (buffissimi) supereroi dei fumetti americani.

Recensioni:
Tomcat Alley (Mega CD) di Simon e Yuza.
"Realizzazione tecnica: spaventosa. Giocabilità: limitata. Uno più uno..."
Globale: 81/100


Star Trek - The Next Generation (Megadrive) di Simon e Fabio.

"I fans di Star Trek sono autorizzati a sbavarci sopra, ma i "non credenti" troveranno questo mix di azione e role playing un po' insipido."
Globale: 80/100

Dragon Ball Z (Megadrive) di Paolo e Char.
"Un gioco dal concept carino penalizzato da una realizzazione penosa proprio in quelli che sarebbero dovuti essere i suoi punti di forza."
Globale: 65/100


Rise of The Dragon (Mega CD) di Puck e Santaz.

"Finalmente un grande titolo per Mega CD: un'avventura bella e intrigante col solo problema della lingua."
Globale: 89/100


Mallet Legend (Megadrive) di Puck.

"Finalmente qualcosa d'innovativo! Un gioco semplice e divertente ideale per pomeriggi con gli amici, ma niente di più."
Globale: 79/100

Goofy's Histerical History Tour (Megadrive) di Puck.
"Raggiunge la sufficienza per la realizzazione tecnica decente, ma per quanto riguarda l'originalità è meglio stendere un velo pietoso."
Globale: 65/100

Pete Sampras Tennis (Megadrive) di Mad Max e Puck.
"Un buon gioco di tennis, dai risvolti spettacolari e divertenti, ma con delle animazioni per niente all'altezza."
Globale: 80/100

Power Monger (Mega CD) di Paolo e Puck.
"Un titolo sicuramente indirizzato ai patiti dei giochi di strategia. Mega-lo-mania e Populous 2 sono però più divertenti."
Globale: 74/100

AX-101 (Mega CD) di Fabio e Char.
"Un gioco che vanta grafica pessima, sonoro pessimo, giocabilità pessima e longevità pessima: in che modo potrebbe essere considerato?"
Globale: 48/100

Monster World IV (Megadrive) di Fabio e Char.
"Un action game nel complesso discreto con un aspetto grafico particolarmente simpatico."
Globale: 79/100

Dark Wizard (Mega CD) di Simon e Char Aznable.
"Ennesimo RPG senza innovazioni di sorta e neppure troppo bello dal punto di vista grafico. Dategli un'occhiata se siete fanatici del genere."
Globale: 72/100


GP Rider (Game Gear) di Puck.

"Finalmente un gioco di moto per Game Gear realizzato in modo più che dignitoso. Peccato solo che ci vogliano due cartucce e due GG per ottenere il massimo divertimento!"
Globale: 82/100

Dr. Robotonik's Mean Bean Machine (Master System) di Puck.
"Un buon puzzle game che riesce a dare il meglio di sé nel modo a due giocatori (come sempre)."
Globale: 87/100


Battletoads (Master System e Game Gear) di Mad Max e Puck.

"Una buona conversione che mantiene inalterato lo schema di gioco e il divertimento delle versioni precedenti."
Globale: 84/100





sabato 24 settembre 2016

Full Auto 2: Battlelines (2006)

Pseudo Interactive | PlayStation 3


Ci sono le auto, il turbo, le armi, ambienti distruttibili e rivali dalle vetture tutte uguali. Una gara contro il tempo, una contro degli avversari e degli scontri alla Destruction Derby in arene di piccole dimensioni. La grafica è un po' meh, la colonna sonora è tamarra come poche, la sensazione di velocità è minima e guidare mentre si cerca di sparare alle terga dei cattivoni non è proprio il massimo dell'immediatezza. La "storia" che affiora nella modalità carriera è di un tenero che hai delle riserve nel mandarla a fanculo, mentre la noia sale e ti domandi: perché?


Mai nome di sviluppatore fu più pertinente al prodotto confezionato.


venerdì 23 settembre 2016

Entwined (2014)

PixelOpus | PlayStation 4


Questo è un gioco per drogati, uno spacciatore interattivo pronto a regalare il proprio amore sintetico. Entwined vi mette alla guida di un pesce e un volatile, da controllare simultaneamente con ambedue le levette analogiche, ambientato in scenari che "levati dal cazzo hippie, che ci sono solo le paste qui. Per favore.", mentre un pregiato tappeto sonoro elettronico manda in pappa quel po' che resta di sinapsi messe già a dura prova dall'esistenza triste e faticosa. Si raccolgono cose e si passa attraverso altre, si avverte salire la scimmia della dipendenza e tutto il resto perde d'importanza, sfocando nella nebbia dello 'sticazzi.


Entwined è il viaggio sintetico che tutti gli sfattoni digitali bramano, un "WOW CHE CAZZO SUCCEDE" senza la frenesia e le complicazioni che una vita d'abusi comporta.

SIAO PELLI!

Nota: Tanto per chiarire, REZ gli caga in testa con arroganza.


giovedì 22 settembre 2016

The Booth at the End - Stagione 1 (2010)

Cristopher Kubasik | Netflix

Otto persone con dei desideri, un solo uomo per esaudirli. Ma nulla è gratis e il lato mostruoso dell'animo umano è capace di ogni efferratezza pur d'ottenere ciò che brama con maggiore intensità. Nella prima stagione di "The Booth at the End" ci sono solo dialoghi, un singolo setting, persone e situazioni che s'intrecciano, ma questo minimalismo accresce ulteriormente la tensione dell'opera, sempre palpabile, fitta, concreta, affascinate come poche. Originale, coinvolgente e scritta divinamente, questa serie è consigliata a chiunque apprezzi le produzioni con uno spessore contenutistico non banale e create con l'intento di resistere alle mode e alle tendenze del momento.

Intrigante.


mercoledì 21 settembre 2016

5brani #01

Rubrica musicale, totalmente personale, a cadenza da indovinare. Cinque brani (ma guarda che coincidenza) accuratamente selezionati dal vostro barbone di fiducia, con tanto di commentino simpa a seguire. Perché desiderare di più? Eh?
Buon ascolto.


Heavy Metal, Hard Rock. Giappone. Dal 1980 al 1990. 

Il Giappone metallaro che tanto piace ai giovani fighetti come il sottoscritto. Alzate il volume, mischiate sakè e birra fredda e mettetevi comodi, che alla nostra età 'ste cazzate si pagano care.

In alto le mani cornute!


5X "Fantasy" dall'album "Carmen Maki's 5X" del 1983.

Melodie ruffiane, riffoni catchy e ritmo squadrato, dolce come 'nu babbà! Da cantare durante le notti malinconiche.


Cry-Max "Gerer Sord" dall' EP "Cry-Max" del 1987.
Tiro pazzesco e vai di movimento di bacino sexy diversamente eterosessuale. Ottime le linee vocali.


EZO "I Walk Alone" dall'album "E▪Z▪O" del 1987.
Che questo album sia uscito sotto l'ala della Geffen Records non deve stupire, vista l'evidente bravura della band di Sapporo. Brano molto godibile con un 4/4 che non perdona.


Sabbrabells "Devil's Rondo" dall'album "Sabbrabells" del 1983.
La croce rovesciata nel logo e i rumori sinistri che introducono il brano dovrebbero essere eloquenti il giusto. Al resto ci pensano le chitarre e la melodia arrapante.


Terra Rosa "The Endless Basis" dall'album "The Endless Basis" del 1987.
Nonostante il nome ambiguo, non si scherza per niente con i Terra Rosa (LOL). Il loro heavy metal dalle pesanti influenze progressive non ha momenti di stanca, e il piedino batte sempre più forte.


martedì 20 settembre 2016

Elskavon - Reveal (2014)

Anthem Falls Music | USA


Siamo uomini sfiduciati, spinti all'odio, privi della speranza necessaria per guardare al domani, soffocati da un presente confuso, spesso pauroso, che avvertiamo non nostro. Chris Bartels ha cercato di scacciare i propri demoni, aprendo gli occhi sul mondo con lo sguardo di un bambino, solcando paesaggi bagnati da una fresca pioggia autunnale, con i piedi nel fango e le mani a catturare il vento. "Reveal" è un risveglio dolce, una voce amata che sussurra che "tutto andrà bene, stai tranquillo", una risata che nasce dal cuore e sboccia sul volto, la certezza che il futuro è lì, teso verso di te, curioso d'ascoltare la tua storia. Melodie classiche, atmosfere soffuse, un pizzico di New Age e neppure un briciolo di rabbia.

Per chi ha bisogno di sperare.



lunedì 19 settembre 2016

Bound (2016)

Plastic, Santa Monica Studio | PlayStation 4

Il primo movimento che ho fatto effettuare al pupazzo digitale all'interno dello scenario finto, in Bound, mi ha provocato un brivido sconvolgente e inaspettato. Inclinata la levetta analogica, ero pronto a vederlo scattare in avanti alla "solita maniera" e invece no, lei procede lentamente, accarezzandosi il pancione, premurosa verso la nuova vita che porta in grembo, meravigliosamente umana, fragile, madre in cerca di risposte da troppo tempo rimandate. Quel brivido ha segnato tutta la mia relazione con il gioco dei Plastic, l'apice emotivo di una produzione che molte volte barcolla ma quando volteggia rapisce, annoia mentre pizzica corde sensibili e toccanti, appaga la voglia d'astratto e di bellezza ma non diverte. Sì, non diverte mai perché, palesemente, non vuole farlo. 

Bound è un gioco intimista, particolare, facilmente disprezzabile, quasi rotto e rivolto a un target che faccio fatica a inquadrare, ma alcuni frammenti del suo codice rimarranno intrappolati nei momenti che vorrò ricordare e condividere.

Prima d'acquistarlo prestate attenzione, perché l'apparenza da platform 3D, una modalità speed run, collezionabili da raccogliere, segreti da scovare e il supporto al prossimo PlayStation VR non bastano per nascondere delle meccaniche molto basilari e appena abbozzate.  Acquirente avvisato...


BarbaPlay: Scacchi, modalità Speed Run.


domenica 18 settembre 2016

Warlord - Deliver Us (1983)

Metal Blade Records

Ci sono momenti dove un uomo deve tornare alle proprie origini, rivalutare le proprie scelte, cotonarsi i capelli, sfoderare il chiodo con le spalline sproporzionate e spararsi nelle orecchie "Deliver Us" dei Warlord, certo della benevolenza del Dio Metallo. Travolto da riff che non fanno bene alla cervicale, canticchiando gradasso melodie testosteroniche, il rinato metallaro alzerà al cielo un pugno cornuto e, stringendo con forza l'altra mano sul sacco scrotale, pronuncerà il Sacro Acuto, richiamo per le Armate del Valhalla. Con sguardo fiero e occhio ammiccante, scrollerà l'ambigua criniera, indicando tutti gli infedeli seguaci della Musica Impura. Solo allora potrà riposare, nel Regno Degli Unicorni d'Acciaio che Attirano le Tempeste Eterne, dove il Metallo regna sovrano.

"Deliver Us" è meravigliosamente meraviglioso.

AHHHHHHHHH!



sabato 17 settembre 2016

Flower (2013)

thatgamecompany | PlayStation 4

Conversione per PS4 del titolo uscito nel 2009 su PS3, Flower è un videogioco particolare anche ad anni dalla sua pubblicazione (e MOLTO più convincente di ABZÛ). Incentrato interamente sul sensore di movimento del Dualshock, questo titolo ci metterà alla guida del vento. Sarà nostro compito danzare tra vari fiori sparsi per i livelli, catturandone i petali e riportando la vita e il colore in un mondo grigio, inquinato e corrotto dall'uomo. Il messaggio ecologista è veicolato alla perfezione dal gameplay e il sistema di controllo regala un convincente senso d'immersione. Tra colori vividi ed eccellenza sonora, si giunge con impeto al finale, catartico ed emozionante, bramosi di cavalcare nuovamente l'inafferrabile respiro della Terra. 

Giuro di non aver aderito a nessuna setta pseudo hippie e di non aver consumato alcuna sostanza stupefacente prima, dopo e durante l'utilizzo di questo gioco, anche se la tentazione di restare vestito solo di una ghirlanda di fiori è stata fortissima.

Eccezionale ma non adatto a tutti.

venerdì 16 settembre 2016

The Hateful Eight (2015)

Quentin Tarantino | Blu-Ray

Ho apprezzato quasi tutti i film di Tarantino, nonostante il citazionismo invadente di cui vengono accusati (spesso a ragione). La volgare brillantezza dei dialoghi e la caratterizzazione sopra le righe dei personaggi, hanno sempre conferito ai lavori del regista uno stile particolare, riconoscibile, pieno di chiacchiere ma mai noioso. The Hateful Eight fallisce proprio in questo. La prima, lunghissima, parte avanza così lenta e goffa che gli sbadigli si sprecano, facilitati da scambi di battuta prevedibili, privi di mordente, banali. Il film si risolleva nella parte conclusiva, ma l'espediente utilizzato è quello solito di Tarantino: esplosioni di plasma, cinismo e umorismo grottesco.

Una mezza delusione.

Ah, Samuel L. Jackson fa la sua porca figura, con una prestazione che regge l'intera baracca.


giovedì 15 settembre 2016

Call of Juarez: Bound in Blood (2012)

Techland | PlayStation 3


Nel corso degli ultimi anni ho maturato una certa disaffezione verso gli sparatutto in prima persona, tutti troppo simili e fastidiosamente fracassoni. Sarà stato per il setting non particolarmente abusato, ma ho voluto dare una chance al gioco della Techland. Call of Juarez: Bound in Blood ci mette alla guida di due fratelli pistoleri, tuffandoci, senza troppe smancerie, all'interno di uno scenario western che non ha nessuna vergogna nel riproporre tutti i luoghi comuni più abusati del genere. Tra guerra di secessione, indiani, duelli (molto sfiziosi), donne (dalle tette grosse) più o meno in pericolo e merda di cavallo, ascolteremo dialoghi che variano dall'insulso all'aberrante, falciando migliaia di nemici dall'intelligenza artificiale discreta, riparandoci dal piombo grazie all'intuitivo sistema di coperture dinamiche, cavalcano nella polvere e attivando prontamente il bullet time. Call of Juarez: Bound in Blood riesce a mantenere alta l'attenzione grazie all'inaspettata varietà della propria proposta ludica, sorretta dal buon ritmo dell'azione a schermo.


Se amate gli sparatutto in soggettiva, masticate tabacco per colazione e adorate le conversazioni ruspanti, date una possibilità a questo videogioco. Potrebbe piacervi.


mercoledì 14 settembre 2016

Unravel (2016)

ColdWorld Interactive | PlayStation 4


Unravel ci prova, con convinzione e sicuro dei propri mezzi. Dietro i colori cangianti e l'atmosfera malinconica-puccettosa si nasconde un platform fortemente incentrato sulla risoluzione di puzzle ambientali, dove il saltare è spesso l'atto finale di uno studio dei vari elementi presenti nello stage. C'è anche una storia forzatamente emozionale che cerca di in tutti i modi di commuovere, intrigare, creare empatia lanosa ma che inciampa in un intreccio pieno di cliché e musicato da melodie da odio immediato, fastidiose e irritanti come la ricrescita dei peli pubici dopo una rasatura completa. Ci si toglie qualche sfizio logico con il titolo dei ColdWorld Interactive, ma la bellezza salterina non rientra nel codice del gioco.


Un Limbo bipolare, più colorato, bello da guardare e sfizioso da giocare, con delle musiche da rigonfiamento testicolare e una naturale inclinazione alla tragedia hipster.



martedì 13 settembre 2016

Primo Livello Reloaded #0002 - Captain Silver (1988)

Eccomi di ritorno, nuovamente al cospetto del Master "Fucking" System ma, questa volta, in compagnia di un gioco che provoca una mortalità oraria da far impallidire la peggiore delle epidemie. Altro che Dark Souls (LOL)!

Signori e signore, ecco a voi...

Captain Silver
1988 | SEGA | Master System


Versione per Master System (realizzata da SEGA) del titolo arcade di Data East, Captain Silver è un brutalissimo action platform ad ambientazione piratesca. L'elevata difficoltà mette subito le carte in mostra: impara a memoria i pattern dei nemici e la struttura del livello altrimenti fottiti e muori. Male. Ho ricordi piacevolissimi di questo titolo, quando, nei lunghi inverni della mia giovinezza, insieme a un caro amico (ciao Massimo), ci scambiavamo il pad dopo una lunga sequenza di brutte figure, tra risate, qualche spintone e tanta spensieratezza. Ma lasciamo da parte nostalgici momenti di vita e andiamo a presentare questo secondo gameplay.

BarbaPlay: Captain Silver - Scene 1


Nonostante l'elementare impianto tecnico, l'atmosfera avventurosa e misteriosa è coinvolgente e ben realizzata. Tra eleganti orsi mannari antropomorfi (?), malevoli gatti violacei e zucche animate, avanzeremo in una cittadina avvolta dalla più pericolosa delle tenebre. Uccidere i nemici ci garantirà il rilascio di tessere che serviranno a comporre il nome del nostro impavido eroe (che una volta completato ci donerà una preziosa vita extra), oltre al denaro necessario per acquistare uno dei potenziamenti presenti nel negozio, la cui chiave d'accesso sarà facilmente rintracciabile a inizio stage. Tutti i power-up ci verranno mostrati con chiarezza e puntualità: un corpetto (che ci permetterà di resistere a un colpo nemico) giace sull'orlo delle mura, troppo in altro per poter essere raggiunto. Poco più avanti osserveremo un paio di stivali (dalla durata limitata) incastrati in cima ad una scala, che trasformeranno il nostro Captain Silver in un novello acrobata. Tornare indietro è d'obbligo. Protetti e fiduciosi, agguanteremo al volo una fata volante che permetterà alla nostra fida spada di detonare micidiali stelle-proiettile, utilissime per controllare il continuo respawn dei nemici. Solo una precisa lettera mancherà al completamento del nome in cima allo schermo? Nessun problema, arriverà in vostro aiuto un (resistente e mascalzone) giullare pifferaio, in possesso di una tessera jolly a "lettera variabile". La fontana (mortale) rimpolperà il timer, garantendoci di sperperare, nel vicino negozio, il denaro raccolto per acquistare il potenziamento più adatto alla situazione contingente. Il sopraggiungere di una strega immortale, a bordo della fida scopa, riempirà l'aria di tensione, tra schivate fulminee e precise stoccate salvifiche. Una risata agghiacciante ci avvertirà del suo ritorno, ma questa volta la strega cadrà, vulnerabile ai nostri attacchi ma sempre letale, brutta come la fame e acida come una zitella stitica.

Captain Silver è un gioco che fa del trial and error la propria ragione d'esistere, obbligando gli incauti avventori a prestare la massima attenzione, memorizzandone le meccaniche sconfitta dopo sconfitta. Io l'ho adorato da piccolo e ne rimango incantato ancora oggi, rapito dalla sua fantasiosa e affascinante crudeltà.

La natura old style del gioco non stupirà i giocatori d'annata che ben conoscono l'assurda difficoltà proposta dai titoli del periodo, ma se siete troppo giovani e cercate una sfida considerevole, amate il vecchiume binario e i pirati sono vostri amici di bevute, Captain Silver potrebbe garbarvi molto.




lunedì 12 settembre 2016

Hana Samurai: Art of the Sword (2012)

Grounding Inc. | Nintendo | 3DS


Come molti sapranno, Nintendo ha lanciato, ormai da qualche mese, il nuovo "servizio fedeltà", classico catalogo di premi digitali in cui spendere le varie monete raccolte acquistando i giochi negli shop online della casa di Kyoto. Ho scoperto questo giochillo dei giapponesi Grounding Inc. (pubblicato dalla stessa Nintendo) grazie a un coupon di sconto presente nel suddetto programma (My Nintendo). Scarico il tutto, spendendo meno di cinque euro e pigio sul touch screen, quasi controvoglia. BOOM! Il cervello esplode per il troppo amore, deflagrando in un milione di cuoricini organici! Immaginate una versione super evoluta di Punch-Out ad ambientazione orientale, con un combat system completamente incentrato sul tempismo e la schivata fulminea, qualche lieve spruzzata di GDR, un numero consistente di livelli d'affrontare, boss fight divertentissime, mini-giochi deliranti, una trama banale ma godibile e tanto fottutissimo divertimento arcade. In Hana Samurai: Art of the Sword ogni meccanica è calibrata alla perfezione, sostenuta da un ritmo sempre notevole ma mai asfissiante, con la novità giusta nel momento esatto, piazzata lì per ravvivare l'interesse poco prima che la ripetitività sopraggiunga. 

Immediato, ipnotico, curato sin nei minimi dettagli e pure economico, Hana Samurai: Art of the Sword è un acquisto obbligatorio per tutti i possessori di 3DS.

Sublime.


Trailer

domenica 11 settembre 2016

Hubris - Emersion (2015)

Friendly Fire Distro | Svizzera 

La chiave di lettura dell'esordio discografico degli svizzeri Hubris è l'efficacia. Sì, proprio lei, indispensabile per giungere direttamente al nocciolo della situazione. Pur non inventando nulla di nuovo, la band sfrutta a fondo le buonissime capacità tecniche per imbastire convincenti trame sonore, intrecci musicali ad alta digeribilità armonica. Lo scorrere dei minuti diventa fluido, gradevole e indovinate aperture rock iniettano quel pizzico d'adrenalina necessaria a mantenere alta l'attenzione. Nessun brano trafigge il cuore, ma Emersion è pappa buona per orecchie affamate.

Consigliato a chi non vuole troppe sorprese ma solo ottima musica.




sabato 10 settembre 2016

Redungeon (2016)

Nitrome | Android

Redungeon non inventa nulla, non innova, non osa, non stupisce. Redungeon è un giochino tra milioni di altri giochini, ma l'ho scaricato in un pomeriggio di noia e ne sono rimasto rapito. Livelli generati in maniera casuale, vari personaggi da sbloccare (e potenziare), un fottio di nemici/pericoli da evitare con riflessi da giovinetto, grafica pixellosa e musica martellante, odiose pubblicità  (che ho rimosso prontamente, sganciando quasi quattro euro) e immancabili acquisti in app. Redungeon ha il ritmo nel sangue (#ciaoamicoafro) e appaga il giusto in piccole, gustosissime, dosi.

Tra un peto e un bestemmione, l'infame infante di Nitrome ha trovato spazio nella mia schermata principale, vicino vicino all'icona di Facebook.

venerdì 9 settembre 2016

Primo Livello Reloaded #0001 - Air Rescue (1993)

Torna anche su Barbagamer Micro una delle rubriche che più mi divertiva fare sul vecchio blog: Primo Livello, una versione estremamente povera dei classici gameplay che trovate sul tubo, ma dedicata solo al primo stage (potete smettere di vomitare adesso?) del gioco preso in esame, senza ulteriori elementi di contorno. Per rilanciare questa originalissima (...) idea ho cercato per giorni un nome che potesse convincermi, combattuto tra fantasie di dubbio gusto ed eclatanti impeti di genio, quando eccolo giungere a me in ecclesiastica beatitudine:

Primo Livello Reloaded!

Semplice, diretto e banale come la morte. In questa nuova incarnazione aggiungerò anche un'opinione veloce sull'impatto iniziale, i primi dieci minuti che tutti gli sviluppatori odierni riempiono d'effetti speciali e che decretavano, in un lontano passato, il successo commerciale di un buon coin-op.

Dopo questo papiro vi lascio  in compagnia di...


Air Rescue
1993 | SEGA | Master System


Versione casalinga dell'omonimo gioco arcade di SEGA, Air Rescue per Master System perde tutte le meraviglie tecniche del fratello maggiore, mettendo da parte la visuale in prima persona in favore di una, più comoda, struttura a scorrimento laterale che rievoca brutalmente la musa ispiratrice del progetto, quel Choplifter che, anni prima, aveva rapito tutti i novelli piloti d'elicottero con l'attitudine da infermierina.

BarbaPlay: Air Rescue - Round 1


Introduzione e musiche creano la giusta tensione: dobbiamo intervenire e pure in fretta, delle vite dipendono da noi e l'ombra del Komunismo Kriminale è sempre più lunga. La panoramica sull'intera mappa ci regala un buon quadro d'insieme, ma dobbiamo trovare i nostri uomini, e quel timer non fa altro che ricordarcelo. Un tasto per sparare, uno per calare la scaletta di salvataggio e un elicottero da domare, fragilissimo negli impatti ma discretamente governabile. L'abitacolo può ospitare fino a un massimo di quattro prigionieri per volta, dobbiamo portarne sette al campo base, ci aspetta una doppia, tesissima, traversata. Un paio di nemici cercano d'ostacolarci ma è quella grotta il nostro nemico, quel dannatissimo soffitto così vicino alle nostre eliche, così mortale. L'ultimo prigioniero si affretta lungo i pioli, con attenzione e pazienza lo riporteremo a casa. Noi siamo diretti verso nuovi pericoli, verso nuove vite da salvare. Questo è il nostro compito, questa è la nostra missione.

Air Rescue regala tensione a profusione e merita il vostro tempo. Buona tecnica e concept immortale.

Promosso.

giovedì 8 settembre 2016

Downwell (2016)

Moppin | PlayStation 4


Vorrei prendere Ojiro Fumoto (creatore di Downwell) in braccio e, accarezzandolo con infinita dolcezza, sussurrargli nelle orecchie solo parole d'amore. Downwell è un salta-precipita-spara-faidellecombopazzesche-roguelike così compiuto, convincente ed esaltante che fiumi di parole non potranno mai rendergli giustizia. Avevo già "premiato" cotanto zucchero digitale in questo articolo su Pixelflood.it, ma, approfittando dell'uscita nello store di Sony, volevo obbligarvi all'acquisto, qualora qualche folle non abbia provveduto, nel tempo trascorso, a sganciare denari al talentuosissimo e ultra-sexy Fumoto.


Downwell è il piacere del gioco, la sintesi concreta di una filosofia di game design puramente arcade, l'essenzialità più incontaminata e funzionale.

COMPRATELOH!11!1!!!1!11!!!


mercoledì 7 settembre 2016

The Unfinished Swan (2012)

Giant Sparrow | PlayStation 4


Vorrei proprio sapere chi ha detto ai tizi di Giant Sparrow che girare in scenari bianchi, sparando palline d'inchiostro con l'intento di capire dove andare, possa ritenersi anche minimamente interessante. Tolto il primo, riuscito, impatto estetico, The Unfinished Swan svela la propria misera natura di simulatore di passeggiata senza nulla da dire. La storia che ci troveremo a svelare è coinvolgente come un incontro, al centro anziani, con i sopravvissuti alla sfida di bocce e l'attività principale, cioè sparare delle palline d'inchiostro a caso, si trasforma in una goccia di speranza in un mare d'inconcludenza.

Camminate noiose in una storia senza sapore.




martedì 6 settembre 2016

Sherlock (2010)

Steven Moffat, Mark Gatiss | Netflix

Alan Turing e Bilbo Baggins decidono di dimostrare al mondo intero il loro amore per Sir Arthur Conan Doyle, partecipando a una fiera di videogiochi come cosplayer di Sherlock Holmes e John "Elementare" Watson. Purtroppo lo sciame di debosciati gli urla contro "chi kazzo sareste?", "Sean Murray è più autentico di voi merde", "lodate il Sole, vero?", causando profondo scoramento nell'animo dei nostri impavidi beneamini. Per non buttare alle ortiche i soldi spesi dalla sarta consigliata dall'amica bona, i due giovanotti si rivolgono a un gruppetto di registi freschi di laurea in telefilm e lanciano nell'etere una serie televisiva che è figa e piacevole da guardare.

Il resto della storia la conoscete tutti, vero?


lunedì 5 settembre 2016

Sfogliando Videogiochi #02 - Game Power N.46 (1996)

Secondo (lunghissimo!!!) appuntamento con Sfogliando Videogiochi, rubrica dedicata al ripescaggio nostalgico di numeri casuali di varie riviste di videogiochi, accumulate durante lunghi anni d'acquisto compulsivo.
Buona lettura.

Nota importante:
I diritti su immagini ed estratti testuali appartengono ai rispettivi proprietari. Vengono riportate sul blog a solo scopo divulgativo e d'intrattenimento.

Game Power.
N.46 - Gennaio 1996 - Studio VIT - 6000 Lire

Tutti i lettori più anzianotti (barzotti) ricorderanno l'amichevole rivalità tra Game Power e Consolemania. Bene, seppur simpatizzante per l'armata Xenia, non disdegnavo la pubblicazione dello Studio VIT. Numero bello massiccio, pieno di recensioni per svariati sistemi.


Articoli interessanti:

Il rombo della moto SEGA di Nicolasan.
Intervista alla gente di AM3, responsabili del progetto ManxTT, arcade motociclistico made in SEGA.

Ultra certezze di Trust e Nicolasan.
Speciale dedicato al Nintendo 64.

Una console senza fissa dimora di Pentothal.
Prova su strada del Nomad di SEGA, il Megadrive "portatile".


Recensioni:

SEGA Rally (Saturn) di Orwell 2000.
"Con SEGA Rally sono state mantenute tutte le promesse fatte: se la conoscenza della piattaforma è ancora ai primi stadi e già si sfornano titoli di questo calibro, allora ne vedremo veramente delle belle."
Globale: 94/100


Ridge Racer Revolution (PlayStation) di Orwell 2000.

"Se avete avuto modo di apprezzare il tipo di giocabilità e lo spirito di Ridge Racer, sicuramente non rimarrete delusi dal suo seguito ufficiale"
Globale: 95/100

Toh Shin Den (Saturn) di Orwell 2000
"Il vero difetto risiede però nella giocabilità, minata da un controllo "legnoso" e dalla lentezza dei movimenti dei lottatori, compromettendo notevolmente quello che originariamente era l'aspetto più piacevole di questo prodotto."
Globale: 81/100

Virtua Cop (Saturn) di Random.
"Bello, comunque, ma adatto solamente agli sfegatati del genere e del coin-op originale."
Globale: 88/100

X-Men (Saturn) di Air.
"Ci troviamo di fronte a una conversione praticamente perfetta del coin-op originale che senza dubbio non lascerà l'amaro in bocca a tutti gli appassionati."
Globale: 91/100


Dragon Ball Z (Saturn) di Krull.

"Alla Bandai manca, forse, quel pizzico  di personalità o volontà di rinnovare stili di gioco scialbi, privi di quella genialità e/o attrattiva che contraddistingue i capolavori, o quantomeno i titoli divertenti..."
Globale: 73/100


Donkey Kong Country 2: Diddy's Kong Quest (Super Nintendo) di Krull.

"Si tratta, comunque, di un titolo intrigante, dotato di sprazzi di originalità e un ottimo spessore di gioco, rifinito da un look da "next generation", con una sorpresa finale per i fans più sfegatati della Nintendo."
Globale: 93/100

Assault Rigs (PlayStation) di Air.
"Se spesso ci siamo lamentati che la cura per la realizzazione tecnica di un gioco era stata eccessiva a scapito della giocabilità, questa volta è avvenuto praticamente il contrario."
Globale: 60/100

Viewpoint (PlayStation) di Air.
"Se eravate dei fanatici dell'originale vi sconsiglio di giocarci, se invece non lo avete mai visto potrebbe rivelarsi una scelta interessante, a patto che abbiate la pazienza di abituarvi ai rallentamenti senza lanciare il joypad ogni volta che morite."
Globale: 77/100

Doom (PlayStation) di Trust.
"[...] se vuoi giocare a uno dei più bei giochi degli ultimi anni, dimenticati della versione PC e delle potenzialità della tua console e beccati quello che c'è. A voi la scelta."
Globale: 84/100

Krazy Ivan (PlayStation) di Air.
"L'idea di affrontare i mech nemici in "arene" con scontri all'ultimo sangue può sembrare un po' limitativa, ma alla lunga sembra funzionare proprio bene [...]"
Globale: 89/100

 Zoop (Super Nintendo) di Krull.
"Zoop rappresenta, come ogni prodotto della sua categoria, un gioco privo di attrattive "tecnologiche" che mira esclusivamente alla sostanza, regalandoci ore e ore di divertimento."
Globale: 85/100

Izzy's Quest For The Olimpic Rings (Mega Drive) di Prince.
"Izzy's Quest for the olimpic rings è un classico platform con centinaia di bonus da collezionare, mostriciattoli da schiacciare per giungere alla meta e partecipare al BIG EVENT: le Olimpiadi."
Globale: 83/100

Virtua Fighters 2 (Saturn) di Orwell 2000.
"Con quest'ultimo episodio della saga, AM2 ha dimostrato di essere riuscita in un'impresa dove altri avrebbero fallito, cioè nel difficile tentativo di programmare una conversione fra due hardware così differenti, e allo stesso tempo smentire ogni precedente critica."
Globale: 97/100

Tintin in Tibet (Super Nintendo) di Dupant.
"Ahimé il gioco non è all'altezza del protagonista [...]"
Globale: 71/100

NBA Live '96 (Super Nintendo) di Pentothal.
"[...] compratelo se non avete nessun episodio della serie; altrimenti pensateci bene, a meno che non siate dei fanatici del genere."
Globale: 84/100

PGA Tour '96 (PlayStation) di Prince.
"Un altro buon titolo sportivo firmato Electronic Arts [...]"
Globale: 81/100

Rayman (Saturn) di Orwell 2000.
"[...] fa poi di Rayman un titolo appetibile sia per chi vuole un po' di spensierato divertimento, sia per chi cerca della sana, coinvolgente sfida."
Globale: 95/100

Theme Park (PlayStation) di Orwell 2000.
"L'unico vero dubbio che si possa accreditare a un titolo di questo calibro, risiede nella longevità che una simulazione del genere riesce a mantenere anche dopo la sperimentazione di tutte le varianti disponibili [...]"
Globale: 83/100

Civilization (Super Nintendo) di Paddy.
"Il gioco è un perfetto miscuglio di strategia militare, elementi esplorativi, abilità politica, genialità commerciale, scienza."
Globale: 90/100

FIFA Soccer '96 (PlayStation) di Orwell 2000.
"[...] la scarsa e frettolosa programmazione di questa conversione, la scattosità e la lentezza delle zaioni di gioco, il tremolio delle telecamere e la grafica poco definita, portano il risultato globale ai primordi e lo rendono uno dei titoli meno appetibili per i cultori di questo genere videoludico."
Globale: 81/100

Defender & Joust (Game Boy) di Pentothal.
"Ma al di là di ogni slancio emotivo, bisogna razionalmente riconoscere che la grande immediatezza di gioco (prerogativa dei coin-op di quegli anni) e la semplicità dei concept, sono particolarmente adatte a questa console."
Globale: 88/100

Striker '96 (PlayStation) di Pentothal.
"Un gioco immediato e veloce, che fa della giocabilità la sua arma vincete."
Globale: 82/100

Namco Museum Vol.1 (PlayStation) di Pentothal.
"Bene, regalatevi il sottile piacere di inanellare una serie infinita di "insert coin-2, come avete sempre sognato di fare quando compariva l'inappellabile "Game Over", dopo che anche l'ultima 100 lire se n'era andata giù per la fessura e d eravate arrivati a un soffio dal nuovo record della sala."
Globale: 90/100

Killing Time (3DO) di Pentothal.
"Quel che colpisce immediatamente di KT è l'ambientazione: i personaggi sembrano usciti da un racconto di Fitzgerald, mentre alcuni interni ricordano la rappresentazione cinematografica che Stanley Kubrick diede del celebre Overlook Hotel di "Shining" di Stephen King."
Globale: 72/100




domenica 4 settembre 2016

Web Junkie (2013)

Hilla Medalia, Shosh Shlam | Netflix


La Cina è stata la prima nazione al mondo a dichiarare la dipendenza da internet una malattia psichiatrica. Il governo ha realizzato centinaia di centri di recupero, ricolmi di ragazzini minorenni, in cui si cerca di "correggere" questa piaga sociale mediante medicine, isolamento, disciplina militare e terapie di famiglia. Web Junkie ci porta all'interno di uno di queste scuole correttive, lasciandoci lì, senza una voce guida, spaesati, depressi e impauriti come adolescenti, "ospitati" con l'inganno o la forza. Tra sessioni da trecento ore ininterrotte a World of Warcraft, storie d'amore adolescenziali vissute nel web e vite interrotte, lo squarcio di una società che pretende operatività e dedizione massima mostra il proprio lato più spaventoso e angosciante. Ciò che emerge con maggiore forza è la terribile solitudine d'intere famiglie, incapaci d'oliare i meccanismi di rapporti affettivi che vadano oltre la fredda eredità biologica. Ascoltare ragazzini affermare, con glaciale amarezza, che la "realtà è finzione" scuote nel profondo, e viene da domandarsi se il nascondersi nel virtuale sia l'ultimo disperato tentativo di resistenza, una effimera folata di vento digitale che nulla può contro le nubi burrascose di una società disumanizzante.


Finita la visione, accendo lo smartphone, pigio sull'icona di Facebook e mi taccio.


sabato 3 settembre 2016

Il Calderone del Barbone #01


Nasce oggi la seconda rubrica del blog (tranquilli, pure questa a cadenza totalmente casuale): Il Calderone del Barbone! Percepisco la vostra eccitazione, le mutande e le merendine le prendo dopo. Cosa troverete all'interno di questa ennesima cazzata? Opinioni brevi e spesso sconce, erratissime prime impressioni e tutte le mie minchiate sui prodotti d'intrattenimento che non mi hanno spinto a scrivere su di loro più di tre righe di testo, raggruppate in un singolo post e (belle) pronte da leggere.

Ciao e saluti a casa.


Due film, un fumetto e un videogioco. Uno brutto in culo, uno diversamente divertente, l'altro più in forma che mai e l'ultimo orgogliosamente e ostinatamente classico. Cominciamo.


L'acchiappasogni (2003, Lawrence Kasdan) | Per un romanzo del cazzo ci vuole un film del cazzo. Fottuto Kubrick, hai rovinato la qualità media degli adattamenti su pellicola dei libri di King.

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Bagliori nel buio (1993, Robert Lieberman) | Una fantastica storia vera fantasticamente falsa. Un film di parlare con una meravigliosa sequenza pseudo horror-trash. #sonoinmezzoanoi #eiaculamituttomarzianino #m5s-trek

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Ratto (2016, Leo Ortolani) | La saga del Ratto, tutta insieme e a colori. Si ghigna e ci si crede pure intelligenti. Bella oggi come all'uscita.

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New Super Mario Bros. 2 (2012, Nintendo EAD - 3DS) | Ho attraversato una decina di livelli durante la run della mia compagna. Sarà pure la solita sbobba, ma il baffone continua a mostrare il dito medio al resto del ciarpame platformico. Tradizione e onore.

venerdì 2 settembre 2016

Adventure Island: The Beginning (2009)

Hudson Soft | Wii

Chiunque di voi abbia vissuto l'epoca d'oro delle sale giochi ricorderà Wonder Boy, giusto? Di cosa parlo? Il ragazzino biondo preistorico armato d'ascia e skate? Dai, non vi dice nulla? Proviamo con una bella immagine...

1986 - Escape, SEGA - Arcade
Quante duecento lire gettate dentro il cabinato, quanta meraviglia, quanta bellezza. Azione frenetica, controlli puliti e una cattiveria da vero stronzo.

Hudson Soft si occupò di adattare il tutto per il Nintendo a otto bit, rinominando il gioco Adventure Island e sostituendo il protagonista con la mascotte vivente, sconosciuta in occidente, della casa giapponese (Takahashi Meijin), creando una fortunata serie di giochi dal buon valore complessivo, divertenti, giocabili e infami almeno quanto il capostipite. Ennesima immagine a seguire.

1986 - Hudson Soft - NES
Nel 2009, la Hudson Soft decide di riesumare l'anacronistica carcassa della (ex) star Takahashi Meijin, pubblicando, sullo store digitale del Wii, Adventure Island: The Beginning. Per creare la giusta atmosfera vi aggiungo un pregevole scatto della summenzionata Opera Digitale Interattiva.

2009 (ahahahah) - Hudson Soft (T_T) - Wii
Trattenendo con sforzo i conati di vomito dovuti all'orrore grafico, alla pochezza tecnica, alle disgustose animazioni e al raccapricciante sottofondo sonoro, Adventure Island: The Beginning risulta offensivo sopratutto pad alla mano, privo anche di un minuscolo briciolo di quella abilità che accompagnava il nome dello sviluppatore, la stessa software house a cui si deve la nascita del PC Engine, lo stesso marchio che calciava culi con una disinvoltura disarmante. La sciatteria del level design annienta anche la più ferrea delle volontà e dover acquistare appositi potenziamenti per poter raccogliere tutti i collezionabili all'interno dei livelli, obbliga a ripetuti attraversamenti dei medesimi orrori, in un loop infernale prossimo al supplizio. Le collisioni alla cazzo di cane gettano le ultime palate di merda su di una tomba che era meglio non scoperchiare. Lasciamo perdere i mini-giochi per carità, lasciamoli perdere...

Se sentire la Truffa Travestita da Nostalgia Canaglia bussare alla vostra porta, sprangatevi dentro, armatevi e avviate il MAME. Avrete salvi i ricordi.


giovedì 1 settembre 2016

Jiro e l'arte del sushi (2011)

David Gelb | Netflix

La visione di questo documentario mi ha inquietato, ponendomi dinnanzi agli occhi una filosofia di vita che reputo "inumana" e "spaventosa", ma indispensabile per lasciare traccia del proprio passaggio nel delirio chiamato storia. Jiro è l'incarnazione della dedizione più assoluta al proprio lavoro, perno centrale e ragione di vita, un costante migliorarsi per raggiungere una perfezione inafferrabile e beffarda. Jiro è il cuoco di sushi più rinomato al mondo, premiato con tre stelle dalla guida Michelin alla veneranda età di ottantacinque anni e dedito al proprio lavoro da più di settantacinque anni. Jiro ha due figli che non lo hanno conosciuto se non dopo aver intrapreso la medesima carriera, sovrastati da un'ombra che si nutre di abilità e fama, destinati a percorrere un sentiero già solcato, ma evitandone con riverenza la parte più illuminata. Jiro ripete gli stessi gesti per  progredire, evolversi e ricominciare dal principio, schiavo consapevole di una gabbia d'ambizioni e concretezza.

Jiro c'insegna che la ricerca della perfezione non conosce altro che se stessa.

Consigliato.